Il tempo passa ma la guerra nel Golfo Persico resta. Anzi, dopo la tregua di giugno, coronata da un Memorandum talmente vago da servire solo a rinviare i problemi, la scorsa settimana la guerra tra USA e Iran è ripresa ed ora entrambe le parti in causa hanno ufficialmente buttato nel cestino il Memorandum e lo hanno sostituito con i bombardamenti incrociati per raggiungere i loro obiettivi.
Israele, peraltro, alle trattative per il Memorandum non aveva neppure partecipato e la tregua non l’ha mai rispettata nella sua guerra contro Hamas ed Hezbollah.
Perciò da qualche giorno lo stretto di Hormuz è nuovamente bloccato e nessuna nave si azzarda a transitare. Il petrolio ha ricominciato a salire dopo essere tornato sui prezzi ante-guerra ed aver illuso che il memorandum fosse cosa seria.
Si torna alla situazione di marzo-aprile, dove le parti non si parlavano ma si combattevano a suon di missili e droni. Trump sembra ormai essere stato convinto dai falchi del suo entourage che bisogna dare retta a Netanyahu e “finire il lavoro”, raggiungendo gli obiettivi militari iniziali, che sono l’annientamento della capacità nucleare iraniana e magari, se fosse possibile, anche il cambio del regime iraniano.
La guerra rischia così di diventare lunga e costosa, mentre Trump sembra ormai deciso a vincere le elezioni di novembre non con il consenso, che pare ormai irraggiungibile, ma con la manipolazione del voto, da attuare con parecchi strumenti convergenti nel favorire i repubblicani: cambiare i confini delle circoscrizioni, escludere molti elettori dal voto per impossibilità di dimostrare la loro cittadinanza americana, complicare le regole del voto postale, che crede sia usato soprattutto dagli elettori democratici, porre le operazioni elettorali sotto la sorveglianza di autorità nominate da lui.
Perciò i mercati hanno dovuto scontare la scorsa settimana il prolungamento della guerra del Golfo. Una eventualità che danneggia soprattutto le borse europee, che comunque hanno cercato di non farsi prendere troppo dal panico ed hanno vissuto una settimana di perdite moderate, con un saldo settimanale negativo, ma non catastrofico. Eurostoxx50 lo ha sintetizzato con -0,54%. Hanno perso un po’ di più l’indice tedesco Dax (quasi -1%) e l’italiano Ftsemib (-1,39%).
Ma i mercati non erano solo preoccupati della guerra, anzi. La maggior preoccupazione è quella che lo sviluppo dell’IA possa rallentare e le grandi società che investono nel settorie debbano ridurre gli investimenti, riducendo così la domanda di chip e memorie necessari per i datacenter.
Così la settimana ha visto bordate ripetute di vendite sul settore semiconduttori, che ha prodotto cali settimanali assai evidenti e preoccupanti sull’indice Nasdaq100 (oltre -4%), e soprattutto sull’indice Philadelphia Semiconductor (SOX), che ha avuto un saldo settimanale da -10%. Pesantissimi anche i cali avuti dagli indici asiatici più ricchi di produttori di chip e memorie: -8,8% l’indice coreano Kospi,
-6,4% l’indice giapponese Shanghai e -8,9% quello tecnologico di Shenzhen.
L’impressione è che gli investitori siano diventati esigenti, dopo aver scoperto di aver un po’ esagerato con le scommesse su un futuro radioso e senza intoppi per l’Intelligenza Artificiale, in grado di beneficiare tutti e penalizzare nessuno.
Purtroppo, come ogni innovazione, avrà vincitori e vinti. E se si esagera a scommettere sui vincitori del momento, ma soprattutto se si rimane ostinatamente appesi all’idea iniziale, si rischia di provare il brivido dell’ottovolante finanziario quando i mercati cambiano la loro percezione.
Il denaro si sposta velocemente. I titoli che volavano fino a metà giugno ora sembrano avere le ali di piombo, mentre titoli della old economy, che quest’anno sono stati per tanto tempo venduti per far spazio ai nuovi eroi dell’AI, ora tornano di moda e ricevono il denaro della rotazione in corso.
Quella del cassettista pare perciò una tecnica sempre più pericolosa.
Tecnicamente venerdì Nasdaq100 ha rotto il bordo inferiore del triangolo che ingabbiava l’indice da inizio giugno ed è sceso quasi fino al minimo della prima gamba ribassista del 9 giugno. Ora sembra decisiva la tenuta di quel minimo per fugare il pericolo di avvitamento ribassista e di estensione ribassista della correzione verso l’area 26.360, obiettivo del movimento ribassista generato dalla fuoriuscita dal triangolo. Da quelle parti sta transitando ora la media mobile di lungo periodo a 200 sedute, quella che un mercato toro non rompe mai.
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