Mentre Wall Street è stata messa in pausa dal ponte anticipato per la festa dell’Indipendenza, la scorsa settimana si è conclusa con una conferma di forza degli indici europei, finalmente liberi di mostrare una convinzione che la necessità di inseguire le continue oscillazioni americane aveva offuscato nelle settimane precedenti.
Senza il faro USA spesso gli indici europei mostrano incertezza e finiscono per rimanere legati al guinzaglio dell’attesa mentre il padrone americano si prende una pausa. Questa volta la settimana aveva già preso una direzione positiva per i segnali di rallentamento dell’inflazione arrivati martedì e mercoledì, che permettono di ipotizzare, anche grazie al continuo calo del prezzo del petrolio per la tenuta della tregua nel Golfo, una BCE meno hawkish del recente passato.
Venerdì ha potuto suggellare questa ventata di ottimismo con un altro massimo storico per l’indice Eurostoxx50, che riassume l’azionario europeo. E’ il secondo nella settimana ed il 23° da inizio anno.
Il saldo settimanale è piuttosto robusto (oltre +3%) e consente di classificare come semplice pullback il piccolo storno della settimana precedente. Sembra in corso quello che possiamo chiamare “rally della old economy”.
L’azionario europeo ha anche ritrovato il suo motore, ovvero l’indice tedesco Dax, che nelle settimane precedenti batteva un po’ in testa e sottoperformava in modo eclatante e sorprendente. Grazie soprattutto al piano di stimolo economico presentato dal governo Merz ha avuto una settimana sugli scudi, con 4 sedute positive su 5, due massimi storici, che hanno migliorato quello vetusto di inizio gennaio, ed un saldo settimanale da +4,5%, il più ampio dalla quarta settimana di aprile. Ma la positività della settimana in Europa è stata corale, con tutti i principali indici d’Eurozona positivi ad inseguire il traino tedesco.
Gli indici asiatici hanno vissuto una settimana sull’ottovolante, colpiti da realizzi sui semiconduttori che hanno penalizzato soprattutto l’indice coreano e quelli cinesi, mentre il Nikkei giapponese ha chiuso con un saldo settimanale solo leggermente positivo.
Gli indici USA hanno ottenuto quasi tutti un saldo settimanale positivo (eccezione leggermente negativa il Russell2000), ma con un rialzo assai meno eclatante del risultato europeo. Stavolta a tirare il carro non è stato il Nasdaq100, ma il vecchio Dow Jones, che peraltro ha migliorato due volte il suo record storico, mentre sia SP500 che Nasdaq100 sono ancora invischiati dentro una figura triangolare di indecisione e distano ancora parecchio dal loro massimo storico registrato a inizio giugno.
La settimana entrante si presenta ambigua per gli indici asiatici e per quelli americani, condizionati dalle perplessità sui semiconduttori e alle prese con una correzione che deve ancora essere digerita, perché il Dow Jones non può bastare a condizionare SP500 e Nasdaq100.
L’Europa potrà estendere il suo momento di grazia, trainata dal settore della difesa, dato che al vertice NATO di Ankara, che si terrà domani e mercoledì, Trump si presenterà piuttosto aggressivo con gli alleati e minaccerà disimpegni se gli europei non manterranno le promesse di aumentare gli investimenti in armamenti.
Potrebbe essere il momento del rimbalzo per oro e argento, alle prese con una correzione già piuttosto lunga, mentre il petrolio, che nei giorni scorsi si è riportato sui valori pre-guerra del Golfo, potrebbe trovare una fase di stabilizzazione, in attesa che riprendano le trattative di pace tra USA e Iran.
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