Tutta la scorsa settimana è passata in attesa di un accordo tra USA e Iran per mettere fine alla Guerra del Golfo. I mercati azionari hanno messo a segno un buon rialzo settimanale, anche piuttosto diffuso, dato che tra i 25 indici principali se ne trova a stento qualcuno con saldo settimanale negativo.
Il rialzo è stato trainato ancora dalla speculazione sul futuro magnifico dell’Intelligenza Artificiale, premiando in particolare semiconduttori, memorie, data center e infrastrutture energetiche sostenibili. Il petrolio ha frenato la corsa e a fine settimana si è attestato sotto i 100 $ quello WTI Crude Oil e appena sopra i 100 il più pregiato Brent.
Va detto che sulle trattative c’è ancora molta confusione, con continui rimaneggiamenti del Memorandum di accordo che deve ottenere il placet finale da parte di Trump e Khamenei. E’ abbastanza grottesco che da almeno 5-6 giorni venga annunciata la stipula ufficiale dell’accordo “nelle prossime ore”. Ma ai mercati piace così, perché sono le aspettative che fanno salire gli indici e, fin quando non avremo il testo finale, ognuno può alimentare sempre nuove frenesie speculative.
Ritengo che, al momento, non abbia molto senso entrare in dettagli sull’accordo, che ogni ora subisce rimaneggiamenti. Mi limito a fornire la mia impressione generale. Quella che Trump sia talmente nei guai in patria e nei sondaggi, da apparire disposto ad accettare un ritorno a condizioni persino peggiori di quelle che avevamo prima della guerra, pur di potersene andare.
Ovviamente vanterà una vittoria schiacciante che avrà sanato gli errori di tutti i presidenti che lo hanno preceduto. Ma la realtà è che Netanyahu lo ha portato nella ragnatela dell’Iran e l’Iran lo ha sfiancato in una guerra snervante che i bombardamenti non sono riusciti a concludere. Anzi, le ritorsioni contro gli impianti petroliferi e i paradisi per ricchi deli Emirati hanno innervosito parecchio gli alleati arabi di Trump, ad una ritirata travestita da vittoria, ma senza nessun obiettivo raggiunto.
Siccome ogni giorno in più di chiusura di Hormuz causa danni alle economie di tutto il mondo, i mercati festeggiano la ritirata di Trump che dovrebbe garantire almeno il ripristino della navigazione commerciale nello Stretto, prima tappa per un ritorno alla normalità che dovrebbe ancora richiedere qualche mese, ma almeno può iniziare.
Oggi i mercati asiatici aperti hanno proseguito i festeggiamenti ed altrettanto dovrebbero fare quelli europei, che approfitteranno della chiusura di Wall Street per il Memorial Day per ridurre un po’ le distanze, ancora assai ampie, che li separano dal rally che Wall Street ha intrapreso con molta più convinzione.
Basti evidenziare che per l’indice SP500 la settimana appena passata è stata l’ottava consecutiva di rialzo. Un risultato che non si è visto molte volte nella storia. A partire dal 1945 capitò solo 7 volte prima di questa. Per due volte si fermò lì; altre 3 volte arrivò fino a 9 settimane prima di fermarsi. Nel 1964 riuscì a salire per 11 settimane e nel lontano 1957, l’anno in cui fu inventato l’indice SP500, realizzò il rally più lungo della storia: 13 settimane.
Credo che basti questo per rappresentare l’eccezionalità del momento. E anche la pericolosità, dato che quasi tutti i più significativi mercati ribassisti avvenuti negli ultimi 80 anni furono anticipati da rally lunghi almeno 8 settimane.
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