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DOPO PECHINO EXPRESS TORNA LA GUERRA?
18/05/2026

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Concluso il vertice delle chiacchiere, si torna a pensare alla guerra del Golfo.

La scorsa settimana si è forse attribuita troppa enfasi al viaggio a Pechino di Trump e i suoi 17 oligarchi alla corte del Presidente cinese a vita Xi Jinping. Lo stesso Trump aveva venduto in anticipo grandi affari e tanti accordi con il grande amico Xi, che ammira e invidia per l’unica cosa che lui non potrà mai avere: il potere assoluto a vita, tipico dei dittatori.

Aveva portato con sé il fior fiore della sua oligarchia, però Xi al vertice non ha portato i suoi oligarchi, ma solo attempati yes man del partito ed ha impostato tutto il vertice più sui vantaggi reciproci della convivenza pacifica nel nuovo mondo bipolare che sulla concretezza degli accordi commerciali. Qualcosa c’è stato (aerei Boeing, promesse di acquisto di soia e frumento americano), ma sulla guerra Trump ha ottenuto da XI solo una vaga promessa di fare quanto possibile per fermare le ostilità nel Golfo.

Trump mi è parso quasi ipnotizzato dallo sfarzo imperiale che ha potuto ammirare e dalla ospitalità gioviale di Xi, ed ha fatto la fine della mosca impigliata nella ragnatela del ragno cinese. Ne è un esempio il fatto che sulla importante questione di Taiwan, abbia concesso a Xi una promessa di non forzare la mano e di sconsigliare i governati di Taiwan dal dichiarare l’indipendenza dell’isola.

Ovviamente, prima di andarsene, ha invitato Xi in USA, a settembre, per la partita di ritorno della gara di sfarzo.

Con questi risultati, venerdì sui mercati è atterrata un po’ di delusione, che si è materializzata con ampie prese di beneficio sulla tecnologia, che aveva corso veramente tanto nelle precedenti sedute.

Alla delusione cinese si è aggiunto il timore che il ritorno di Trump alla Casa Bianca avrebbe portato al pettine il nodo della guerra del Golfo, che è rimasta qualche giorno in standby durante il Pechino Express di Trump, ma che da oggi tornerà ad essere la sua principale fonte di preoccupata frustrazione, dato che finora gli iraniani hanno presentato controproposte ritenute inaccettabili dagli americani già prima del viaggio in Cina.

Nessun esperto nutre molta fiducia in una ripresa credibile dei negoziati di pace. Solo Trump continua a ribadire che gli iraniani vogliono un accordo, ma continua minacciare la distruzione totale dell’avversario. Inoltre, non offre al regime degli Ayatollah alcuna proposta migliorativa rispetto a quella dei 14 punti: rinuncia al progetto di arricchimento dell’Uranio e alle armi nucleari, consegna della “polvere nucleare” ora sotterrata, completa liberazione del passaggio dallo Stretto di Hormuz. Praticamente una resa, che l’ala dura dei Pasdaran, che sembra avere il controllo politico dell’Iran, non vuole e forse non può accettare.

Così sono già arrivate le telefonate di Netanyahu per sollecitare l’amico americano a ricominciare la distruzione dell’Iran dal punto in cui la tregua aveva interrotto “il lavoro”.

I mercati, perciò, hanno visto il prezzo del petrolio tornare ad impennarsi verso i 110 $ ed hanno accresciuto il timore per i suoi effetti inflazionistici. I Bond hanno preso una decisa batosta, innalzando ampiamente i rendimenti, mentre gli indici azionari europei, più condizionati di quelli americani dalle vicende del Golfo, sono sprofondati con cali vicini o anche superiori al 2%, con risultato che il saldo settimanale, dopo il rimbalzo di mercoledì e giovedì, è tornato in forte segno negativo (unica parziale eccezione l’indice italiano Ftsemib, sceso ampiamente venerdì, ma con  un saldo settimanale solo leggermente negativo, grazie al fieno accumulato in cascina nelle precedenti sedute).

Anche Wall Street è vistosamente arretrata dal massimo storico della seduta precedente con perdite superiori al punto percentuale su tutti i 4 principali indici. Il peggiore è stato il Russell2000 delle small cap, con perdita di oltre -2% sia nella seduta di venerdì che nel saldo settimanale. Nasdaq100 (-1,54%) ha portato leggermente in negativo il saldo della settimana, mentre SP500 (-1,24%) è riuscito a mantenere un leggero segno positivo sul saldo settimanale.

Notiamo che SP500 ha riassorbito tutto l’ipercomprato, mentre Nasdaq100, nonostante il forte calo, si mantiene leggermente in ipercomprato. Segnalo però che, oltre a erodere gli eccessi, il grafico di    Nasdaq100 evidenzia una divergenza ribassista sull’indicatore RSI(14).

Comunque, finora mancano ancora segnali di inversione del trend, che permane rialzista, fino a quando non abbatterà il supporto rappresentato, sia per SP500 che per Nasda100, dal minimo della scorsa settimana.

Per questo oggi è bene mantenere una notevole prudenza e non ritenere scontato che gli indici USA riescano a ripetere la manifestazione di forza della scorsa settimana, quando il calo di martedì è stato riassorbito, per intero e con massimo storico, dalla seduta successiva.

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