Venerdì si è conclusa una settimana molto divergente tra le due sponde dell’Atlantico. La sponda europea ha mostrato gli indici azionari gravati dal caro petrolio e dalla continuazione della chiusura a doppia mandata, iraniana e americana, dello Stretto di Hormuz. Dopo 4 settimane positive per celebrare la tregua, che hanno portato Eurostoxx50, che rappresenta la media degli indici di Eurozona, a recuperare quasi l’85% del calo dovuto alla guerra, tutte e 5 le sedute della settimana passata sono state negative ed il calo prodotto ha ridimensionato il recupero a circa il 60% ed aumentato la strada da fare per il ritorno ai massimi storici europei.
L’illusione che la guerra potesse finire in fretta, alimentata dal trionfalismo di Trump, si è infranta con la coriacea riluttanza dell’Iran a rinunciare allo sviluppo dell’industria del nucleare civile e alla possibilità di arricchire l’uranio fino al livello che ne consenta l’impiego per dotare qualche missile di una testata nucleare. Questa è la minaccia che atterrisce Israele e, di conseguenza, era e ufficialmente resta, l’obiettivo principale della campagna di bombardamenti e uccisioni della coalizione USA-Israele in Iran.
Perciò il tanto sperato incontro a Islamabad per negoziare la pace è stato annullato e nulla fa pensare che a breve ne venga organizzato un altro.
Per l’economia europea la prospettiva di una guerra prolungata è una minaccia importante, data la forte dipendenza dal gas e dal petrolio del golfo per i paesi mediterranei, che debbono temere una riduzione progressiva delle scorte. Ma i prezzi dell’energia si determinano a livello globale e prezzi di oltre il 30% superiori a quelli di inizio anno sono un fardello difficile da portare a lungo anche per i paesi europei che si riforniscono col petrolio del mare del Nord. Possiamo quindi ipotizzare che ogni settimana in più di chiusura dello Stretto di Hormuz fa crescere le probabilità che possa arrivare la tanto temuta stagflazione.
Il timore che attanaglia l’Europa non pare invece presente a Wall Street, dove gli indici principali, SP500 e Nasdaq100, hanno vissuto una settimana a tratti incerta, ma alla fine trascinata in positivo dal settore tecnologico, che, se nelle precedenti settimane aveva mostrato ritrovato vigore, nell’ultima ha addirittura sconfinato nell’euforia, prodotta dalle prime trimestrali del settore arrivate nei giorni scorsi. Se SP500 è riuscito a migliorare il suo massimo storico sia giovedì (di poco) che venerdì, portando in positivo (+0,55%) il guadagno settimanale per la quarta settimana consecutiva, Nasdaq100 ha fatto la parte del leone con 4 massimi storici e un saldo settimanale di +2,37%, ovviamente anch’esso alla quarta settimana consecutiva di rialzo.
Un rialzo che potrebbe proseguire anche in questa che inizia oggi e che chiuderà un mese di aprile che all’inizio nessuno pensava in grado di superare lo shock della guerra del Golfo così in fretta.
Questa settimana sono infatti previste tra mercoledì e giovedì le trimestrali di ben 5 delle magnifiche 7: mercoledì 29 Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft e giovedì 30 Apple.
Se anch’esse riusciranno a battere le previsioni degli analisti, come hanno già fatto alcuni produttori di semiconduttori, il rialzo da euforico rischia diventare frenetico.
A soffiare sul fuoco dell’entusiasmo potrebbe contribuire anche l’attentato che nella serata del 25 aprile è avvenuto all’Hotel Hilton di Washington, alla tradizionale cena di Gala dei corrispondenti stranieri alla presenza di Trump, Vance e almeno metà dei vertici dell’amministrazione USA. Pare che un esagitato abbia tentato di entrare armato nella sala, ma sia stato fermato e arrestato dopo un rapido scontro a fuoco con la nutrita schiera di agenti della sicurezza. Il parapiglia ha rovinato la festa, ma forse migliorerà la reputazione di Trump, qualora si ripeta quanto abbiamo visto dopo l’attentato subito nella campagna elettorale nel 2024, che contribuì a fargli vincere le elezioni.
Questa volta però il popolo MAGA è assai meno portato all’acclamazione del sopravvissuto, anche perché la folta schiera di complottisti, parecchi provenienti proprio dal popolo MAGA, ha già scatenato sui social l’ipotesi della messinscena, accampando come prova il fatto che dai filmati che circolano si vedono alcuni tra i più stretti collaboratori di Trump piuttosto rilassati durante il parapiglia seguito agli spari e, soprattutto, il truce capo del Pentagono e ministro della guerra Hegseth che se la rideva di gusto.
Non voglio unirmi alla schiera dei complottisti. Mi limito ad osservare che un attentato fallito rimaneva una tra le poche eventualità forse in grado di far dimenticare almeno in parte l’innumerevole serie di sciocchezze commesse finora dall’inquilino della Casa Bianca.
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