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AUMENTA LA PAURA DI UNA GUERRA COMPLICATA
30/03/2026

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La settimana che si è conclusa con il passaggio all’ora legale ha portato un significativo peggioramento dello scenario nella guerra del Golfo, che è il principale bastone tra le ruote dei mercati azionari e obbligazionari occidentali.

Al di là della propaganda sconclusionata di Trump, non ci sono stati concreti passi avanti verso un negoziato vero per arrivare ad una tregua. Le parti si limitano a recapitare messaggi alla controparte per il tramite del Pakistan, che si è imposto come principale mediatore. Ma le distanze restano molto lontane, mentre il contingente di marines che si sta ammassando sulle navi della flotta USA è arrivato a 17.000 unità d’assalto, addestrate per entrare in Iran e raggiungere uno tra gli obiettivi del Risiko che Trump sta scegliendo: appropriarsi del petrolio iraniano, occupando la piccola isola di Kharg, dove si concentrano gli oleodotti che portano il 95% del petrolio iraniano; oppure penetrare nel sottosuolo dei siti nucleari già bombardati lo scorso anno per appropriarsi dei 400 chili di uranio arricchito ed impedire definitivamente agli iraniani di arrivare alla bomba atomica.

Il secondo obiettivo permetterebbe di cantare una vittoria non effimera e dichiarare di aver impedito per sempre la minaccia nucleare iraniana, ma appare come assai più complesso dell’operazione predatoria su Kharg, che costituirebbe invece un ripiego opportunistico per strangolare ulteriormente il regime, privandolo della sua principale fonte di finanziamento ed indurlo a capitolare su un accordo vantaggioso per gli invasori americani.

In entrambi i casi, comunque, le operazioni dovrebbero durare ancora diverse settimane. L’ipotesi di guerra che si conclude questa settimana, come ha assicurato ieri Trump nella sua solita chiacchierata con i giornalisti amici sull’Air Force 1 che lo riporta alla Casa Bianca dopo ogni weekend a Maralago, pare la solita bufala confezionata con iperboli di ottimismo, utile solo a rallentare la caduta inarrestabile di consenso degli americani nei suoi confronti e a proporre un rimbalzino di Wall Street. La scena ha ripetuto quella della settimana precedente, che riuscì a produrre un rimbalzo azionario lunedì e martedì, ma che nei tre giorni seguenti è stata smascherata da una realtà assai più cruda, fatta di escalation nei bombardamenti iraniani agli stati amici degli USA, colpiti non solo nelle infrastrutture per il petrolio e il gas, ma anche negli impianti per la desalinizzazione dell’acqua, portando quei paesi all’emergenza acqua potabile.

Rischia di essere molto pericoloso anche il fatto che da venerdì scorso le milizie ribelli Houti del sud Yemen abbiano deciso di appoggiare la difesa iraniana bombardando anch’esse Israele e promettendo di rendere insicura, dopo quella dello Stretto di Hormuz, anche la navigazione dello Stretto di Bab el-Mandeb, quello che raccoglie il passaggio delle petroliere che sono destinate nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Sarebbe l’ennesimo colpo agli approvvigionamenti di petrolio per tutto il mondo.

Con queste premesse la conclusione della quarta settimana di conflitto ha portato un’altra debacle per il mercato azionario globale e una nuova settimana di gloria per il petrolio.

Se nella precedente erano stati gli indici europei ad avere la sorte peggiore, in quella conclusasi venerdì scorso sono stati nuovamente quelli americani a spingere il ribasso globale.

Gli indici europei hanno dilapidato il rimbalzo delle prime tre sedute con un giovedì e venerdì neri, con perdite di Eurostoxx50 superiori al punto percentuale in entrambe le ultime due sedute, che hanno azzerato il saldo settimanale, annullando le prospettive di recupero presentate ad inizio settimana. Qualche indice, per la verità, è riuscito a mantenere un saldo settimanale positivo (Cac francese, Ibex spagnolo e soprattutto Ftsemib italiano), ma senza dare l’impressione di potersi sottrarre più di tanto al pessimismo sulla guerra.

Molto peggio è andata in USA, dove sia SP500 che Nasdaq100 hanno inanellato la quinta settimana negativa consecutiva. Faccio notare che durante il devastante periodo della guerra dei dazi di febbraio-aprile 2025 il massimo numero di settimane negative consecutive si fermò a quattro.

Inoltre, dobbiamo notare che tutte le sedute della scorsa settimana hanno chiuso sotto la media a 200 giorni, confermando l’ingresso nel mercato orso di medio periodo, mentre l’indice Nasdaq100, artefice del rally di Wall Street che seguì la guerra dei dazi, ora è tornato sui valori di inizio settembre dello scorso anno.

Gli eccessi di ribasso che si vedono sul grafico di SP500 potrebbero trascinare anche questa volta un rimbalzo prodotto dalle parole ottimistiche di Trump. Ma credo che solo una tregua vera, sottoscritta e non sono promessa, possa far svoltare la direzione dei mercati e del petrolio.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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