DAZI USA, GETTA E RICICLA
Un finale ricco di colpi di scena, solo in parte capitati a mercati aperti, ha permesso agli indici azionari di salvare una settimana che si era fatta via via incerta. La seduta di venerdì ha mostrato gli indici europei piuttosto in forma fin dal mattino, impegnati a cancellare il passo falso della seduta precedente e riprende il cammino verso i massimi storici o pluriennali.
Ma è nel pomeriggio che si sono succeduti i colpi di scena. Il primo alle 14,30, quando è arrivata un’accoppiata di dati di intonazione stagflazionistica. Da un lato la seconda stima del PIL USA del 4° trimestre 2025 è stata dimezzata rispetto alle aspettative degli analisti, che già vedevano un ridimensionamento al +2,8% dal +4,4% della prima stima. Invece è arrivato un +1,4% di crescita annualizzata. Una crescita decisamente scarsa, più da economia europea che da “America Great Again”. Trump ha ovviamente attribuito la colpa al “shutdown dei democratici, costato due punti di PIL”.
Ma non basta, perché contemporaneamente è anche arrivato un dato bruttino sull’inflazione PCE americana, quella preferita dalla FED. Il dato core annuale è passato dal 2,8% di novembre al 3% di dicembre, che dimostra che i dazi pian piano stanno arrivando sui prezzi e l’inflazione si allontana nuovamente dall’obiettivo FED del 2%.
Già, i dazi. Su questo argomento il bello doveva ancora arrivare. Poco dopo l’apertura di Wall Street (un’apertura in calo, proprio per la mestizia dei dati delle 14,30), è stata resa nota la bocciatura da parte della Corte Suprema Federale, a maggioranza di 6 voti contro 3, dei dazi introdotti lo scorso anno da Trump su quasi tutti i paesi del globo in base alla legge che li consente in caso di Situazione di Emergenza sulla Sicurezza Nazionale. La Corte non ha contestato la possibilità di imporre dazi, ma ha precisato che il potere non spetta al Presidente, ma al Congresso. Per cui tutta la danza sui dazi generalizzati, che ha occupato i mesi centrali del 2025, è stata dichiarata illegittima ed i dazi sono stati annullati. Però la corte non ha prescritto nulla sulla restituzione delle somme pagate, anche se dovrebbe essere ovvio che una imposta illegittima comporta la restituzione del pagamento.
I mercati hanno frettolosamente interpretato la evidente sconfitta politica di Trump come una vittoria del buon senso e si sono lasciati andare ad un mini-rally, che ha portato l’indice Eurostoxx50 a segnare un abbondante miglioramento del suo massimo storico, ha riavvicinato i principali indici europei ai rispettivi massimi e consentito alla settimana azionaria europea di ottenere un saldo ampiamente positivo.
Anche Wall Street ha schiacciato l’acceleratore sia su SP500 che su Nasdaq100, salvando un saldo settimanale positivo di poco più di un punto percentuale per entrambi. Però SP500 è riuscito a riagganciare le medie mobili a 20 e 50 sedute, mentre Nasdaq100 sopporta ancora il peso della correzione, restando ampiamente al di sotto delle sue medie ed ancora in negativo (-0,94%) da inizio anno.
L’Oro ed i preziosi hanno approfittato per rimettere la marcia avanti con una seduta positiva, fiutando una svalutazione futura del dollaro a causa del calo di gettito che comporteranno i rimborsi dei dazi.
La settimana dei mercati è finita così, ma quella politica ha vissuto altre giravolte dopo la chiusura dei mercati e nel week-end.
Innanzitutto, Trump si e dimostrato assai restio al buon senso ed ha insultato i giudici, dando dell’ingrato a quelli da lui nominati, che hanno votato contro i dazi. Evidentemente per lui i giudici della Corte Suprema non sono nominati per giudicare l’aderenza alla Costituzionale delle leggi e degli atti presidenziali, ma solo per rispondere signorsì a tutte le stravaganze del Presidente.
Inoltre, ha immediatamente utilizzato un altro grimaldello giuridico, che consente al Presidente di imporre dazi immediatamente fino al 15% per 150 giorni. Così ha riciclato i dazi cancellati disponendo al loro posto una nuova tariffa per tutti del 15%, e ordinando al suo staff di disporre indagini specifiche per imporre ulteriori aumenti sui singoli stati per i quali si ravvisino squilibri documentati e immotivati nella bilancia dei pagamenti.
Che cosa cambia allora rispetto alla situazione pre-bocciatura?
Nel medio periodo probabilmente si tornerà ai dazi precedenti, ma con la differenza che ora i dazi verranno visti non come una risposta ad una situazione di emergenza (quindi transitori), ma come misure strutturali.
Nel breve periodo si verrà a creare una confusione totale in grado di bloccare i commerci in attesa di capire che dazi occorre pagare. I rimborsi dei vecchi dazi verranno fatti attendere perché spetta all’Amministrazione Trump disporli e qualcosa mi porta a pensare che la Casa Bianca non avrà fretta di ottemperare.
Per i mercati l’esultanza di venerdì rischia di diventare un boomerang nella seduta odierna e magari anche nelle successive.
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