Dal 2000 aiutiamo a
fare trading con metodo,
con newsletter e corsi
in tutta Italia.
GRATIS per te Le Newsletter I Corsi
 

La settimana del Vorrei, ma non Posso
27/03/2017

Ti piacerebbe guadagnare in borsa in 5 minuti al giorno?
Il nostro report GOLD ti propone un metodo chiaro, semplice e facilmente replicabile!
Clicca qui per provarlo GRATIS per un mese!

Il finale della scorsa settimana è stato caratterizzato da due eventi che potrebbero avere forti conseguenze  nel breve ed anche nel medio-lungo periodo.

Il primo in ordine di tempo è stato il clamoroso flop dell’apprendista. L’ex conduttore della nota trasmissione televisiva americana “The Apprentice”, ora alle prese con il suo stesso apprendistato alla guida degli Stati Uniti, ha fallito clamorosamente la prima prova di comando, tradito dal suo stesso partito.

La tanto sbandierata riforma dell’Obamacare, che avrebbe dovuto mandare al macero il principale successo sociale del suo predecessore e ricacciare fuori dalla tutela sanitaria a spese dello stato ben 24 milioni di americani poveri, non è passata. Trump ha ritirato il progetto di riforma un attimo prima del voto che lo avrebbe sonoramente bocciato.

E’ la prima grave sconfitta parlamentare del neo-presidente e la prima delle sue promesse che diventa irrealizzabile. L’ego del grande twittatore non sembra essere stato minimamente scosso, dato che ha reagito alla sconfitta con un’alzata di spalle ed il rilancio di più impegnative promesse di tagli fiscali, quasi che l’inciampo subito lo abbia liberato da una seccatura e gli permetta ora di concentrarsi su qualcosa di più importante. Ben più scossa temo però che possa essere la cieca fiducia che i mercati avevano nel suo decisionismo, che, come è già successo ora, dovrà anche in futuro fare i conti con l’impervio sentiero della mediazione politica, a cui il vanitoso miliardario non è affatto abituato, né pare troppo propenso.

Le conseguenze politiche della bocciatura sono di due tipi. Innanzitutto dimostra che Trump non ha tutto il partito in pugno e potrebbe essere affetto dalla “sindrome dell’intruso”, quella che colpisce in politica chi si impossessa del partito con una scalata ostile, che fa leva solo sull’entusiasmo mediatico della base popolare, trascurando di coltivare e consolidare il consenso dei dirigenti e dei notabili, e si ritrova poi con una paralizzante opposizione interna addirittura più forte di quella degli avversari politici.

Conosco qualcuno, dalle parti di Firenze, che sta ancora lottando contro questa malattia, dopo averne subito sul finire dello scorso anno, l’attacco in forma molto acuta.

Il secondo aspetto, più pratico, è che proprio dai risparmi della riforma dell’Obamacare avrebbe dovuto arrivare il grosso delle risorse per tagliare le tasse in modo da lui definito “fenomenale”.

I bastoni fra le ruote per arrivare al taglio delle tasse diventano perciò due: la mancanza di risorse e la difficoltà a convincere la parte più conservatrice del suo partito ad appoggiare il piano fiscale in gran parte con aumento del deficit federale, dato che uno dei mantra del tea party e dei più radicali liberisti repubblicani è che deficit e debito vanno ridotti e non aumentati.

Tutto ciò potrebbe ben presto trasformare la luna di miele con i mercati in una luna di fiele, se la delusione per l’immobilismo reale che si contrappone al movimentismo verbale dovesse avanzare tra gli investitori.

Un qualche segnale di nervosismo da parte del mercato lo ha mostrato la settimana passata, in cui SP500, il principale indice di Wall Street, ha collezionato la perdita settimanale più cospicua dal novembre scorso, quando iniziò il Trump rally. E, per la prima volta abbiamo una successione di massimi e minimi discendenti, che hanno decretato, martedì scorso, l’inizio della più seria fase correttiva del ciclo di breve periodo. La stessa cosa si può constatare anche per il Dow Jones, mentre l’indice tecnologico Nasdaq100, che aveva mantenuto forza per tutto il mese di marzo e continuato a ritoccare i suoi massimi assoluti fino a martedì scorso, si è unito al calo degli altri indici nel prosieguo della settimana, realizzando anch’esso un segnale settimanale di inversione (outside bar).

Il secondo evento che ha catalizzato l’attenzione mediatica ed ha forse permesso ai mercati finanziari europei di mostrare una certa solidità rispetto a quelli americani, è stato la celebrazione solenne, a Roma, dei 60 anni della Unione Europea.

Un progetto politico che è cresciuto sull’onda degli ideali del federalismo, della solidarietà e della pace fino ai primi anni del nuovo millennio, ma che vede ormai da una quindicina d’anni crescere l’avversione da parte delle opinioni pubbliche europee, ostili all’eccesso di burocrazia autoreferenziale da parte di Bruxelles, sempre più spinte dalla paura del futuro verso l’egoistica chiusura nel nazionalismo. Il grigio e lugubre termine “sovranismo” ha ormai preso il posto del fiducioso “globalismo” negli intenti delle forze politiche emergenti in Europa, invertendo la tendenza che andava di moda fino a qualche anno fa.

Mentre allora fioccavano richieste di ingresso nel club europeo e si arrivò fino ai 28 membri, negli ultimi anni è tutto un fiorire di progetti di “exit” dall’Unione o anche solo dalla moneta unica, che da artefice di prosperità è diventata per le opinioni pubbliche di quasi tutti gli stati aderenti una specie di camicia di forza.  

Ed allora i festeggiamenti di sabato, già incupiti dall’imminenza dell’abbandono all’Europa da parte della Gran Bretagna, che verrà ufficialmente dichiarato mercoledì prossimo, sono culminati in una bilanciata ed annacquata dichiarazione finale in cui, per ottenere la firma di tutti i leader dei 27 paesi rimasti, sono stati elencati, senza enfasi realizzativa, né dettagli, dei meri principi generali a cui nessuno può dichiararsi ostile, se non vuole passare per incivile, ma che, oggettivamente, non impegnano nessuno ad alcunché, e rinviano a future battaglie l’esito del progetto di unificazione politica, che pare sempre più in fase di dissoluzione.

Insomma. Una celebrazione che è parsa a molti, me compreso, più un funerale che una solenne conferma di intenti, dove per trovare qualcosa di positivo si può solo elencare l’assenza di attentati ed il fatto che il documento finale sia stato firmato da tutti, anche se due paesi (la Grecia e la Polonia) avevano minacciato di non farlo fino a poche ore prima.

Un po’ poco, nonostante i padroni di casa Gentiloni e Mattarella si siano sforzati di far apparire la poca sostanza come un bicchiere pieno di buone intenzioni.

In questa situazione, con l’euro che si rivaluta sul dollaro più per la debolezza politica emergente di Trump che per le speranze sul futuro dell’Europa, si apre una settimana in cui, per la prima volta da parecchio tempo, le attese in USA sono per la prosecuzione della correzione dei mercati, che dovrebbe viaggiare verso quelli che possiamo indicare come i primi obiettivi dell’indice SP500: l’area intorno a quota 2.280 punti, cioè quel livello che in gennaio aveva fermato per qualche settimana l’avanzata dell’indice e che il primo discorso “da statista” di Trump davanti al Congresso, ricco di promesse di facili arricchimenti per tutti gli americani, aveva consentito di superare con slancio. Ora il compito sembra essere quello di riuscire a mantenersi al di sopra di questa quota, che rappresenta del resto anche il 38% circa di correzione dell’intero movimento rialzista stimolato dalla vittoria elettorale di Trump.

L’Europa cercherà di riuscire nel difficile compito di evitare di seguire l’America al ribasso, come ha fatto egregiamente nella settimana appena conclusa. Impresa che potrebbe diventare assai difficile ripetere anche nei prossimi giorni, se l’avvitamento in USA dovesse proseguire.

____________________________________________________________________________________________________
BORSAPROF.IT s.a.s. di Pierluigi Gerbino & c. - P. Iva e C.F.: 02980970046
V. Torino 81 - 12048 Sommariva Bosco (CN)

I contenuti, le analisi e le opinioni pubblicati in questo sito sono realizzati da Pierluigi Gerbino, che se ne assume la responsabilità a tutti gli effetti. Tutti i diritti di utilizzo, riproduzione e divulgazione sono riservati. Nessuna parte del sito potrà essere prelevata, trasmessa, tradotta, pubblicamente esposta, distribuita o incorporata in altre opere d'ingegno.

UN AIUTO PER LA TUA OPERATIVITA'

Le nostre NEWSLETTER ti aiutano a guadagnare in borsa con un metodo chiaro, semplice, efficace e, soprattutto, replicabile!
 

GOLD, Report Quotidiano sul Mercato Azionario, fornisce ogni giorno indicazioni di acquisto e vendita sul azioni italiane, sulle blue chips  europee e sui principali ETF-ETC quotati.     >>>  Provalo GRATIS per un mese!  <<<

GAP, Report settimanale per investire con ottica di medio periodo su Fondi ed ETF.  >>>  Provalo GRATIS per un mese!  <<<