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Si festeggia la stabilita' del governo Renziloni
12/12/2016

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La settimana post-referendum non è stata priva di temi per i mercati azionari. Tutti hanno contribuito, almeno fino a venerdì, a portare una strana quanto marcata euforia, che si è diffusa sia sulle due sponde dell’Atlantico che in Giappone e fa parlare ormai apertamente di rally di Natale.

SP500, l’indice più rappresentativo di Wall Street, ha realizzato un sonante +3,1% settimanale, con ben 5 sedute positive su 5, reagendo con forza dopo il pullback della settimana precedente. Questa volta anche l’Europa ha seguito con convinzione l’esempio americano, anche grazie alle attese, rivelatisi poi azzeccate, di un ennesimo aiuto espansivo di Draghi, che giovedì ha esteso la durata del QE fino a fine 2017, aggiungendo misure di facilitazione degli acquisti a breve. Il Dax tedesco ha così realizzato la sua miglior performance settimanale dell’anno (+6,6%) ed l’indice globale Eurostoxx50, che è un po’ meno volatile, con un +6% di crescita ha realizzato una performance settimanale che, per rivederne una migliore, occorre andare indietro addirittura di 5 anni. Non è mancato all’appello il nostro Ftse-Mib, che ha realizzato addirittura +7,1%, battendo anch’esso il suo record di performance settimanale degli ultimi 5 anni.

Per una piazza borsistica alle prese con una crisi di governo scaturita da un risultato elettorale fortemente punitivo nei confronti del premier, che lo ha costretto alle immediate dimissioni, pare un risultato tanto eclatante quanto sorprendente.

Il merito di questa attestazione di fiducia nel nostro paese da parte dei mercati va a Mattarella, che ha gestito la crisi all’insegna della stabilità. Non era un segreto che Mattarella non avesse gradito né la personalizzazione del referendum, né la fretta di dimettersi di Renzi. E questa sua contrarietà è trapelata chiaramente nella freddezza con cui ha trattato il premier dimissionario, costringendolo, prima di andarsene, a finire il compitino dell’approvazione della legge di stabilità.

Poi, di fronte all’opposizione che chiedeva di andare a votare subito dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sull’Italicum, estendendo il sistema elettorale derivante anche al Senato, Mattarella ha risposto che non se ne parla nemmeno, elencando tutta una serie di incombenze da svolgere prima del voto, che presuppongono un governo che non abbia fretta. L’ideale per lui sarebbe stato un Renzi che non avesse avuto fretta di andarsene,  sbattendo la porta da offeso. Ma dato che il giovane fiorentino è stato troppo impulsivo, ha dovuto raccogliere i cocci, affidando ad una controfigura di Renzi (Gentiloni) l’incarico di riproporre il medesimo governo di prima, magari ripulendolo un po’ con la sostituzione di qualche ministro che non è stato troppo brillante e l’inserimento di uomini di fiducia di Renzi, per consentirgli comunque di controllare la macchina .

Rinascerà così, forse addirittura oggi, dopo consultazioni rapidissime all’insegna della stabilità, il governo Renzi senza Renzi, che potremmo chiamare governo Renziloni.

Si sa che in momenti di crisi o di transizione, come potrebbe essere quello attuale, quando il popolo è esasperato e chi sta al potere ha perso il consenso, stabilità e democrazia diventano due termini in contrapposizione. L’esercizio della democrazia, in cui il popolo viene chiamato a decidere col suo voto, può essere destabilizzante. La scelta di mantenere al potere un governo senza consenso fornisce stabilità ma può alimentare ulteriormente il malcontento, che si esprimerebbe più tardi ma in modo forse maggiormente dirompente.

Il Capo dello Stato ha tra le sue principali prerogative proprio quella di fare questa scelta.

La storia delle crisi politiche italiane ci ha sempre fatto vedere Presidenti della Repubblica assai più attaccati alla stabilità che all’esercizio della democrazia. Napolitano ne è stato l’esempio più fulgido, al punto da prestare il fianco a critiche severe per aver creato addirittura 3 governi a tavolino, con Premier non legittimati dal voto popolare.

Mattarella si pone chiaramente nel solco tracciato da Napolitano: stabilità anche a scapito della democrazia.

Può piacere o non piacere. Piace ai mercati, che vedono allontanarsi, magari fino al 2018, lo spauracchio Movimento 5 Stelle al governo, che potrebbe destabilizzare l’Unione Europea con un possibile exitalia dall’euro. Spiace all’opposizione, ed ovviamente soprattutto al M5S, che, dopo essere stato tenuto da Napolitano lontano dalla stanza dei bottoni, nonostante fosse il principale partito uscito dalle elezioni del 2013, oggi si trova la porta sbarrata anche da Mattarella.

Spiace anche a Renzi, che, colto da raptus di onnipotenza, avrebbe voluto votare subito per prendersi una rivincita che, con l’Italicum, sarebbe stata, a mio parere, una nuova cocente sconfitta ed avrebbe annientato il suo (?) Partito Democratico. Renzi ora fa l’offeso con Mattarella e con gli italiani, ma un giorno forse potrebbe ringraziare il primo per avergli evitato la figuraccia, e i suoi connazionali per avergli regalato un bagno d’umiltà umanamente necessario.

Aspettarsi questa settimana la prosecuzione dei fuochi artificiali sui mercati appare azzardato, anche perché gli indicatori di eccesso rivelano ipercomprato significativo. Ma in fase di euforia tutto è possibile. Il nostro mercato deve affrontare la patata bollente della negazione da parte della vigilanza BCE della proroga per l’aumento di capitale MPS, che ha costretto i vertici a riunioni straordinarie nel week-end ed il Ministro Padoan ad accelerare la preparazione del decreto di salvataggio, che i mercati attendono, e che deve mettere al sicuro anche le altre banche in precario equilibrio.

Siccome è probabile che il decreto non venga emanato prima del giuramento del nuovo governo, potrebbero esserci alcuni giorni di fibrillazione, anche perché bisogna uniformare con la Commissione UE e la Vigilanza BCE l’interpretazioni delle norme europee sull’intervento precauzionale dello stato nella ricapitalizzazione della banche (il famoso art. 32 della direttiva BRRD, volgarmente nota come direttiva sul Bail-in). Finora non è mai stato applicato.

L’Italia farà da cavia. Speriamo che sopravviva.

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