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Brusco risveglio dal sogno estivo
12/09/2016

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Venerdì è successo quel che era nell’ordine delle cose. Dopo un lungo periodo estivo di assoluto immobilismo Wall Street ha aperto gli occhi risvegliandosi dal sogno ed ha ceduto di schianto, abbandonando in gran fretta l’area dei massimi assoluti con un salto all’indietro paragonabile a quello del giorno della Brexit.

La congestione sui massimi assoluti, dopo il prodigioso recupero post Brexit, per l’indice azionario americano più importante (SP500) durava da metà luglio. Ben 43 sedute con variazioni quotidiane inferiori al punto percentuale. Nelle 42 sedute precedenti a venerdì scorso l’indice SP500 è rimasto compreso tra 2.146 e 2.194 punti. Solo 48 punti, poco più del 2 per cento di escursione per due mesi di sedute. Un immobilismo paradossale, una specie di fibrillazione che ha impedito al mercato azionario USA di reagire alle numerose sollecitazioni che la cronaca estiva ha inviato alle borse. Intanto la volatilità, misurata dalla Deviazione Standard a 20 periodi, che col rally di luglio aveva raggiunto un picco oltre 50, nel giro di pochi giorni è precipitata sotto quota 10 e lì è rimasta per tutto agosto, raggiungendo il 6 settembre un minimo di 6 punti, che dopo la crisi del 2008 si è visto una sola volta, esattamente 4 anni prima, il 5 settembre 2012. Il Vix, l’indice che misura la volatilità implicita sulle opzioni, e viene considerato una misura della paura di ribasso del mercato, aveva raggiunto nel frattempo la misura di 11, valore che nella storia è stato compresso assai raramente e da cui sono partite innumerevoli correzioni ribassiste.

Molte erano pertanto le indicazioni di allerta, ma il mercato per molti giorni le ha ignorate, a volte confidando sulla ripresa della crescita economica USA che avrebbe permesso di ignorare anche un eventuale rialzo dei tassi, poi, quando l’accelerazione congiunturale si è rivelata un miraggio, cullandosi sull’aspettativa che perlomeno la FED avrebbe lasciato i tassi invariati fino a fine anno. Il risultato è stato un’apparentemente interminabile serie di sedute noiosamente incollate al massimo assoluto raggiunto proprio il giorno di Ferragosto a 2.194.

Questo comportamento ha rivelato due facce di una medaglia ambigua. Da un lato la confidenza che la FED ha il controllo della situazione e che, come ha più volte mostrato in passato, non ha intenzione di permettere una caduta del mercato. Allora perché vendere?

Dall’altro la constatazione che le valutazioni azionarie così generosamente raggiunte non sono motivate da prospettive di miglioramento degli utili, che da 5 trimestri sono in flessione e senza quell’accelerazione, che in estate si sperava di vedere, potrebbero in ottobre consegnarci il 6° trimestre consecutivo di calo, come ormai già prevedono le principali agenzie di previsione (Thomson Reuters e Facset, ad esempio). Solo i tassi permanentemente schiacciati a quota zero per un lungo periodo di tempo potrebbero sostenere questi livelli di valutazione. Ed allora perché comprare ancora?

Ma tutti i sogni placidi purtroppo finiscono. L’equilibrio dell’illusione si è rotto venerdì, alla fine di una settimana che ha confermato, con le parole vuote di Draghi, quel che già le dichiarazioni dei membri della FED e della stessa Yellen ci avevano adombrato. Le banche centrali cominciano a non saper più che pesci pigliare. La realtà mostra che le politiche di allagamento monetario, attuato con ogni mezzo, non hanno prodotto grandi risultati. Anzi, cominciano a vedersi effetti collaterali che molti commentatori, tra cui il sottoscritto, considerano assai più nocivi di quanto siano i benefici delle attuali politiche. Le armi a disposizione sono praticamente terminate e restano solo le parole di fiducia che la crescita riprenderà, continuamente smentite dai fatti, mentre urge l’esigenza di ricostituire l’arsenale per fronteggiare un’eventuale futura recessione. In ambito FED lo scontro tra falchi e colombe si fa duro. Se è vero che i dati usciti nelle ultime settimane porterebbero ad escludere un rialzo dei tassi la prossima settimana, è anche vero che molte opinioni di membri FED sono invece propense al rialzo, perché evidenziano i pericoli del protrarsi del lassismo monetario. Pertanto, sebbene non molto probabile, non si può escludere che la prossima riunione FED possa produrre l’assurdo risultato di un rialzo dei tassi in un contesto di indebolimento economico. Sarebbe una tragica decisione, attuata per mantenere la promessa di normalizzazione fatta a fine 2015, quando venne invertita la direzione della politica monetaria, e per non dover ammettere di aver sbagliato decisione e previsioni. Esattamente come fece la BCE guidata da Trichet nel 2008, aggravando una recessione che era già iniziata.

Non è infatti un caso venerdì le acque si siano rotte su una folle dichiarazione del falco Rosengreen, che vede già pericoli di crescita eccessiva e di arrivo dell’inflazione.

Non credo che la maggioranza dei membri del FOMC la pensi come Rosengreen, ma è evidente che una fronda molto cospicua che vota contro la calma di Yellen, dovrà essere accontentata al prossimo giro di dicembre. I mercati sembrano aver capito che per fermare la FED per un lungo periodo dovrebbero arrivare notizie economiche molto brutte, che però farebbero comunque scoppiare la bolla presente sulle quotazioni. Ed allora hanno rotto gli indugi ed i venditori hanno preso prepotentemente il sopravvento.

Aggiungiamoci poi le voci sempre più insistenti di problemi di salute per Hillary Clinton, che rendono ancor più caotica la campagna elettorale, entrata nel vivo; la minaccia nucleare della Corea del Nord, che ha effettuato il suo 5° test nucleare, il più potente della sua storia; ed infine la notizia del fallimento di una delle principali compagnie di trasporto navale mondiale, la sud-coreana Hanjin, con 85 navi piene di container che vagano senza poter attraccare con un carico stimato di 14 miliardi di merci che non possono essere consegnate.

Insomma improvvisamente le incertezze si sono raggrumate ed è arrivata una seduta pesantissima su Wall Street. SP500 a –2,45%, con la perdita in un solo giorno di tutto quel che aveva accumulato in due mesi. La paura è tornata sui mercati con l’indice Vix che è schizzato da 12,5 a 17,5. Si è aperta  una correzione che potrebbe essere piuttosto significativa e contagiare il resto delle borse, come effettivamente è già successo stamane in Asia.

Penso che anche l’Europa non potrà sottrarsi stamattina ad un’apertura in pesante ribasso. Poi tutto dipenderà da Wall Street, che ha prepotentemente ripreso le redini della direzionalità delle Borse.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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