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Il Mercato premia l'Inciucio?
18/04/2013 08:32

La paura di un declassamento della Germania ieri ha provocato una mezza ecatombe sui mercati azionari europei, mentre in USA il tonfo dei tecnologici seguito alla brutta trimestrale di Yahoo, ha rimesso pesantemente al ribasso l’indice SP500, che non ha trovato sollievo dal Beige Book della Federal Reserve, in cui è stata ribadita la lentezza del ritmo della crescita americana.
La situazione dei mercati occidentali si conferma piuttosto confusa e carica di tensioni. La volatilità sta salendo e dipende in gran parte dalla successione delle trimestrali che vengono via via presentate dalle principali società americane. Ne avremo ancora per un paio di settimane e la correzione potrebbe appesantirsi se prevarranno risultati inferiori alle attese.
Tecnicamente SP500 ieri ha rotto il minimo di lunedì scorso e fornito un segnale di continuazione della correzione. Il livello da monitorare è ora 1.539, che rappresenta il punto su cui nelle ultime settimane il mercato USA è rimbalzato due volte. Da lì passa anche la media mobile a 50 periodi.
In Europa l’indice tedesco Dax ha dato ieri un segnale di inversione ribassista della sua tendenza, cedendo l’importantissimo supporto di 7.537 punti. E’ assolutamente necessaria la tenuta di 7.450 per evitare avvitamenti che potrebbero portare in area 7.100.
Tra i vari mercati europei, tutti al ribasso, è spiccato per forza relativa il nostro, che ultimamente riesce a comportarsi come il meno peggio. Il Ftse-Mib è riuscito a mantenersi ben al di sopra di 15.062, che rappresenta una sorta di ultima spiaggia per evitare scivolate pesanti. Anche lo spread BTP-Bund sta rallentando intorno a quota 300 punti base e riceve dai mercati una sorta di inspiegabile premio. Forse si punta sulla soluzione della crisi che si è sempre detta possibile se verrà nominato oggi il nuovo Capo dello Stato.
Una soluzione che, con la candidatura ufficiale di Marini, presentata ieri da Bersani e sostenuta da Berlusconi, viene data come cosa fatta. Io non sarei così sicuro, visti i lancinanti mal di pancia che sta provocando nella coalizione di Bersani.
E’ infatti scoppiata la rivolta interna al PD, che, dopo settimane di attesa per le manovre del suo leader a rincorrere il “cambiamento”, si è visto squadernare un nome che è tra i peggiori che potessero essere presentati. Un elefante democristiano riesumato dal cimitero in cui era finito, dopo essere stato trombato alle ultime elezioni dal popolo italiano che non l’ha nemmeno eletto come Senatore. E’ il trionfo della Casta vecchio stile, quella degli accordi sottobanco, delle mediazioni e perdite di tempo, dei privilegi e dell’uso dell’emblema di cattolico per ottenere poltrone. Insomma: della politica che nessuno vuole più. Tutto questo per poter realizzare il fatidico inciucio con Berlusconi, dopo averci annoiato per settimane con il “mai accordi con Berlusconi”. Dopo aver rincorso invano i grillini per il governo, ora che lo stesso Grillo ha cambiato rotta ed offerto al PD la possibilità di convergere su Rodotà e provare ad estendere la collaborazione magari anche sul governo, Bersani sceglie l’inciucio con il nemico (nemico?) su un nome che garantisce al paese soltanto l’immobilismo politico e al Cavaliere quel governissimo che curi la sua impunità. Già si vocifera che a guidarlo sarebbe D’Alema.
La vocazione di Bersani a non azzeccarne una e a trasformare in macerie tutto quel che tocca si arricchisce così di nuove conferme.
Il partito di Bersani, dove non può essere accettata come se nulla fosse la scelta del suicidio politico, è ora in piena guerra civile, con la rivolta delle varie anime non berlusconiane e si avvia ad una drastica perdita di consensi alle prossime elezioni, ammesso che non si scinda in più tronconi e scompaia dalla scena prima di esse. Anche l’alleanza con SEL di Vendola è andata a farsi benedire, dopo la scelta di convergere su Rodotà, così come la possibilità di accordo con M5S e il varo di leggi anti-casta, anti-corruzione e anti-conflitto d’interessi. L’unico che gongola è il cavaliere che ancora una volta trova nel leader PD, dopo quel che è successo anni fa con D’Alema, il miglior aiuto per togliersi dai guai politici.
Dopo tanto parlare di cambiamento ci ritroviamo con l’inciucio della peggiore specie, costruito mandando al macero il suo partito.
Peggio di così Bersani non poteva fare. Meglio di così per Berlusconi non poteva andare. Non resta che attendere che l’intento di salvare Berlusconi affondando il PD si compia nel segreto dell’urna. Personalmente spero ancora che prevalga un minimo di dignità e la bocciatura di Marini riesca finalmente a mandare a casa Bersani. Comunque sarebbe già tardi per il PD e forse anche per il nostro misero paese.

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