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Il Pretesto del Terrorismo
16/04/2013 08:43

La seduta di ieri, dopo la chiusura negativa delle borse europee, si avviava ad estendere anche sul mercato americano la correzione iniziata venerdì scorso, dopo i deludenti macroeconomici comunicati in giornata da parte della Cina (la crescita del PIL nel primo trimestre 2013 ha nuovamente rallentato al +7,7% annualizzato e la produzione industriale ha fatto +8,9%. Entrambi i dati sono significativamente inferiori alle attese) e degli USA (a sorpresa sono calati l’indice di fiducia dei costruttori edili NHAB e l’indice manifatturiero Empire State).
Poi,  intorno alle 21, è riapparso il fantasma del terrorismo in America, che ha caratterizzato lo scorso decennio e mutato le sorti del mondo dopo l’11 settembre 2001, quando è piombata sui media la notizia dell’attentato terroristico alla Maratona di Boston. Dal quel momento, con un riflesso condizionato, le vendite si sono intensificate e l’indice SP500 ha chiuso la sua peggiore seduta del 2013, perdendo il 2,32%. Anche il VIX, l’indice della paura, ha ricevuto una frustata ed è schizzato ben oltre quota 17 punti, salendo del 43% rispetto alla chiusura del giorno precedente, appena superiore a 12.
Si è trattato di reazione eminentemente emotiva, che oggi dovrebbe lasciar spazio ad un comportamento più riflessivo, dato che, nonostante la gravità del gesto, la situazione non è sfuggita al controllo delle forze dell’ordine e non si sono visti altri episodi nelle ore successive, per cui non si può paragonare l’evento alla tragedia dell’11 settembre. Anche la matrice islamica per ora non è che una delle piste di indagine. Ciò che sicuramente provocherà l’attentato è un ulteriore deterioramento del clima di fiducia e della percezione di sicurezza che in questi anni gli americani avevano recuperato, e ricorda che la prevenzione assoluta del terrorismo è impossibile, per quanti sforzi si facciano.
Sui mercati finanziari non credo che l’evento, se rimarrà isolato, possa avere ulteriori impatti oltre a quelli che ha già avuto. Se osserviamo stamattina il comportamento delle borse asiatiche notiamo un deciso autocontrollo e la limitazione delle perdite mediamente a pochi decimali.
Se la correzione si estenderà ulteriormente sarà per la sensazione di un significativo rallentamento dell’economia mondiale, di cui si avverte la possibilità osservando i prezzi delle materie prime, che in questi giorni stanno subendo crolli abbastanza diffusi. Ieri è stata soprattutto la giornata del crollo dei metalli preziosi. Non soltanto l’oro, che ha perso oltre il 9% in un solo giorno, rompendo definitivamente il supporto di quota 1.500 dollari l’oncia e precipitando a 1.352 $. L’argento ha fatto addirittura peggio, perdendo il 12,5%. Ma un po’ tutte le materie prime sono scese pesantemente. Il petrolio, per esempio, ha perso il 3,58%.
E’ un segnale di sfiducia nel ciclo economico, che certamente dipende in gran parte dal brutto dato cinese. Che però cade in un contesto già estremamente fragile, con gli USA reduci da un trimestre travagliato (il dato advaced sul PIL USA lo avremo solo il 26 Aprile prossimo) e l’Europa in recessione conclamata.
Diventano perciò molto importanti le trimestrali che nei prossimi giorni verranno diramate, poiché se non batteranno le abbastanza grigie previsioni degli analisti, renderanno evidente la sopravvalutazione euforica che il mercato azionario ha finora assegnato al listino americano SP500, ed esporranno le borse ad una sensibile correzione, che troverebbe la sua ragione d’essere a prescindere dal terrorismo, di cui faremmo certamente e assai volentieri a meno.

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