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Il Banchetto degli Squali
12/04/2013 08:31

L’ebbrezza da liquidità continua ad alimentare il rialzo dei mercati. Ieri sia l’indice americano SP500 che quello giapponese Nikkei hanno realizzato nuovi massimi, assoluti per il primo, che è arrivato quasi a 1.600 punti, annuali per il secondo, che ha toccato 13.550 punti.
La liquidità, pompata a getto continuo e spudoratamente dalle due principali banche centrali del pianeta ed in modo un po’ più discreto anche dalla Banca d’Inghilterra, si traduce in una corsa agli acquisti di qualunque cosa possa generare un rendimento, a prescindere dal suo valore oggettivo.
Persino i titoli spazzatura o quelli vicini al meritare questo appellativo vengono acquistati a piene mani, proprio per il rendimento significativo che danno a scadenza. Il fatto che alla scadenza possano anche non arrivarci è un dettaglio che non sfiora neanche di striscio le mani forti, che si affidano alla convinzione che le banche centrali interverranno all’infinito e le toglieranno comunque dai guai, se questi dovessero verificarsi. Si spiega così anche il sorprendente restringimento dello spread BTP-Bund, che ha sorpreso i commentatori, poiché avviene in un contesto che dovrebbe piuttosto favorire l’allargamento. Il governo è inesistente dopo quasi 50 giorni dalle elezioni, senza nessuna novità all’orizzonte. L’economia reale cotinua a peggiorare senza fine e spinge ormai anche gli imprenditori alla protesta ufficiale, dopo i terribili dati sui fallimenti di aziende diramati in questi giorni (nel 2012 sono fallite 34 imprese al giorno e nei primi mesi di quest’anno siamo arrivati ai 43 fallimenti quotidiani).  Il quadro di finanza pubblica vive uno smottamento continuo, nonostante i sacrifici e le tasse richieste agli italiani: il rapporto debito/PIL, che il governo Monti pochi mesi fa prevedeva in discesa verso quota 124%, è stato rivisto in crescita a 130,4%, mentre il deficit/PIL, che doveva tendere a zero, è ora stimato al 2,9%, appena sotto il livello di guardia che farebbe scattare le sanzioni UE (il bello è che il governo, per bocca del ministro Grilli, continua a parlare di risanamento avvenuto e pareggio di bilancio acquisito).
Tutto ciò assomiglia ad una folle corsa verso il burrone, come abbiamo visto nel 2007, che sfociò nel  disastro del 2008. Già allora la bolla speculativa fu alimentata dall’accondiscendenza della FED, che alimentò l’indebitamento privato con tassi artificialmente bassi per troppo tempo. Allora però le altre banche centrali tennero un comportamento più controllato,  mentre i debiti pubblici dei principali stati occidentali erano piuttosto virtuosi e mediamente oscillavano intorno al 55-60% del PIL. La situazione attuale è assai peggiore. A pompare liquidità sono 3 delle 4 principali banche centrali occidentali, e lo fanno con un’intensità assolutamente senza precedenti: oltre 155 miliardi di dollari al mese di acquisto di bond solo da parte di FED e BOJ.
Inoltre oggi i debiti pubblici dei principali stati occidentali sono mediamente intorno al 95% del PIL.
Il pompaggio di liquidità ha proprio anche lo scopo di permettere agli stati di finanziare l’eccesso di debito senza subire rialzi nei rendimenti. La credibilità dei debitori è tenuta artificialmente in vita dalle banche centrali, che in questo modo spingono i grandi investitori a disfarsi dei bond americani, giapponesi ed inglesi (che rendono poco perché le banche centrali schiacciano i rendimenti con i loro acquisti) per spostare i loro capitali su strumenti più rischiosi. Tutto ciò aumenta il rischio sistemico, come abbiamo già verificato nel 2008 quando scoprimmo che molti istituzionali si erano riempiti di titoli tossici e nel 2010 erano pieni di titoli greci. Lo stesso sta capitando oggi. Gli squali, dopo aver  scorrazzato sui bond corporate per mesi, ora scoprono i BTP, i bonos spagnoli ed anche gli OAT francesi, perché rendono di più dei bond americani e giapponesi e anche assai più dei solidi bund tedeschi.
Il motivo è semplicemente la caccia al rendimento da parte dei money managers, necessaria per mantenere ed aumentare i profitti trimestrali a cui sono legati i loro bonus. La rete di sicurezza sono le banche centrali, che verranno sempre e comunque in aiuto quando anche queste bolle scoppieranno.
A pagare il biglietto della folle giostra saranno come al solito i piccoli risparmiatori, presi nell’ingorgo speculativo e senza le capacità di venirne fuori in tempo, quando le banche centrali diranno stop. Scopriranno che il tempo passa, ma a loro è riservato sempre il medesimo ruolo: cibo per squali.

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