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Ri-Monti
03/04/2013 08:53

Come se nulla fosse, ieri i mercati hanno rimesso a nuovo il sorriso smagliante dei giorni migliori e mostrato un primaverile entusiasmo, che ha consentito a quelli europei di intensificare il rimbalzo partito sul finire della scorsa settimana e all’indice USA SP500 di recuperare del tutto la mini-correzione del lunedì di pasquetta, chiudendo la seduta allo stesso livello di giovedì scorso, ma ritoccando ancora di qualche punticino il record intraday, portandolo a meno di 4 punti dal massimo assoluto del 2007.
Il record storico si sta inesorabilmente avvicinando anche se la fatica che l’indice USA mostra nel presentarsi all’appuntamento con la storia disegna vistose divergenze ribassiste sui principali oscillatori e macchia di precarietà il movimento rialzista del mercato USA. La situazione in qualche modo assomiglia a quella del luglio 2007, quando l’indice USA eguagliò il suo precedente record del 2000, ma arrivò all’appuntamento con evidenti divergenze. Non riuscì ad andare oltre e sviluppò una secca correzione fino al 16 agosto, scaricando gli oscillatori e spingendo molti, tra cui il sottoscritto, a gridare “al lupo” dell’inversione del ciclo di mercato. Venni smentito da un secondo tentativo rialzista, che fu coronato l’11 ottobre dal superamento pieno del massimo precedente. Ma anche allora la festa durò una sola notte ed aprì le porte alla tempesta perfetta dei mutui subprime, con tutto il corollario di devastazione durato per tutti i 17 mesi seguenti.
Chissà se la storia vorrà in qualche modo ripetersi?
La storia che certamente si ripete è quella del nostro travagliato sistema politico, che si trova con un vecchio e stanco Capo dello Stato che, per risolvere situazioni nuove, mette in azione le vecchie e stantie liturgie delle commissioni di studio. Ieri ha insediato i malcapitati 10 saggi, che non sanno bene che cosa fare, dato che non possono occuparsi del futuro governo, non rappresentano i partiti di provenienza, non possono fare consultazioni. Debbono fare proposte programmatiche che facilitino larghe intese. Bene. A me pare proprio che non siano i programmi a mancare, ma le condizioni per realizzarli. E che se le intese vogliono essere larghe, allora debbano invitare a discutere tutti, non tutti meno uno. Tenere fuori i grillini dal gioco delle commissioni consente a Grillo la continuazione del quotidiano tiro al bersaglio contro la Casta, ben rappresentata nelle commissioni, e la solita presentazione del movimento come alternativa anti-sistema, che fa pigliare voti quando il sistema è impantanato nella palude dei veti incrociati e la situazione economica si incancrenisce. Se si voleva recuperare il M5S alla responsabilità costruttiva si è scelto sicuramente il modo peggiore.
Personalmente, se fossi in Napolitano (e per fortuna non lo sono) avrei giocato il jolly dell’incarico ad un rappresentante del M5S con lo stesso mandato affiato a Bersani: verificare se trova la maggioranza per fare un tuo governo.
Avrei ottenuto alcuni obiettivi:
1) Sarebbe stato Grillo a dover smussare i suoi toni, accantonando le proposte che non raccolgono consenso oltre le loro illusioni (il referendum sull’euro e il salario di cittadinanza, per esempio, che sono due proposte che in Europa farebbero salire la febbre anti-Italia e non piacciono al PD).
2) Forse sarebbe riuscito a fare un’alleanza temporanea con il PD con lo scopo di disboscare i costi della politica, varare il conflitto di interessi, una legge anti-corruzione e l’abrogazione di un po’ di norme pro-Berlusconi, per toglierlo definitivamente di mezzo (e questo ai mercati piacerebbe assai), e per finire una nuova legge elettorale che mandi in soffitta il Porcellum.
3) Avremmo visto finalmente i grillini governare, anziché limitarsi a slogan ed insulti, tenuti a bada dall’alleanza col PD, e potremmo giudicarli meglio la prossima volta.
4) Avremmo consentito al PD di portare avanti il suo ricambio generazionale e consegnare finalmente lo scettro del partito a Renzi, e alla destra di ricostruirsi senza padroni e magari sotto la leadership di Monti.
A questo punto si sarebbe di nuovo andati a votare, e la partita sarebbe stata un bel derby Renzi-Grillo, col cavaliere che se la gode da Antigua o Malindi.
Purtroppo non andrà così. Ma i mercati si sono comunque tranquillizzati poiché, insieme alla fumosità delle due commissioni Napolitano ha istituito, nel suo famoso comunicato “al posto della colomba”, un altro importante principio assai gradito ai mercati e agli euro-burocrati: la proroga di fatto di Monti, che è stato rivitalizzato proprio dallo stallo nella procedura per sostituirlo.
Improvvisamente il vecchio governo si è rimesso al lavoro ed oggi partorirà il decreto per pagare una parte dei debiti alle aziende. Dove prenderà i soldi? In parte facendo nuovo deficit, nella misura consentita dai cani da guardia europei; in parte, alzando le aliquote IRPEF, quindi sempre nelle stesse solite tasche dei cittadini. Come ai bei tempi. Evvaiii!!!

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