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Grecizzata Cipro, aspettando Bersani
25/03/2013 08:26

I mercati finanziari hanno trascorso la scorsa settimana in altalena laterale, alternando giornate positive e giornate negative, man mano che si affastellavano le notizie su Cipro. In sostanza chi guarda l’andamento dei grafici può ben notare come non sia successo nulla in grado di mutare il sentiment dei mercati, che continua ad essere intonato al bello, grazie alla liquidità che continua ad essere fornita dalle banche centrali. In settimana le indicazioni provenienti dalla Gran Bretagna, con il piano del Governo sul futuro comportamento della BOE, ci consentono di aggiungere anche questa banca centrale alla lista dei “pompieri”, accanto alla FED americana ed alla BOJ giapponese. Londra si attrezza quindi a proseguire con le armi tipiche della FED (QE all’infinito) la guerra valutaria che si combatte nel mondo. L’unica Banca Centrale che non attua il pompaggio di danaro è rimasta la BCE, e questo spiega lo strano motivo per cui, nonostante la prova meschina data dagli organismi dirigenti europei nella vicenda cipriota, l’euro sta tenendo le sue posizioni di sopravvalutazione intorno a quota 1,30 sul dollaro, anziché sprofondare, come sarebbe forse logico se i mercati giudicassero solo la credibilità dei paesi che sottostanno alle rispettive monete.
La vicenda Cipro è stata “risolta” nella notte tra domenica e lunedì, come si conviene a tutte le questioni drammatiche europee, che si chiudono per stanchezza e perché dopo poche ore i mercati riaprono.
Dal comunicato non si capiscono molto bene i dettagli dell’accordo. Siamo abituati ai comunicati finali che esultano per accordi raggiunti in extremis, descritti con frasi ambigue e poi precisati, spesso con vere e proprie giravolte, nei giorni seguenti, dopo la continuazione del braccio di ferro interpretativo attuato dagli “sherpa”.
Sembra comunque che la sostanza sia rimasta confermata. La UE mette 9 miliardi, il FMI ne mette 1 e 5,8 miliardi se li deve trovare Cipro. Non verranno tassati né confiscati i conti correnti fino a 100.000 euro, mentre quelli superori a tale cifra delle due principali banche sembra che vengano bloccati e poi convertiti prima o poi in titoli di stato, dopo un’adeguata tosatura che non è stata indicata. Insomma: sembra di capire che l’alleggerimento della pressione sulla povera gente venga compensato da una maggior pressione a carico dei conti stranieri, trasformando di fatto Cipro da paradiso fiscale a inferno finanziario.
La Germania non ha mancato di sottolineare che comunque da ora in poi per Cipro si annuncia il tipico percorso già sperimentato dai paesi che ottengono gli aiuti europei. I ciprioti faranno bene a guardare la vicina Grecia per comprendere il loro destino futuro.
Che cosa succederà sui mercati è abbastanza difficile da ipotizzare. Probabilmente il fumoso comunicato potrebbe favorire un po’ di esultanza iniziale per l’ennesimo “scampato pericolo”. Poi gli investitori stranieri cominceranno ad elaborare qualche considerazione sull’eurozona, che ha mostrato di trattare con grande disprezzo i capitali che sono affluiti a Cipro.
L’evoluzione cipriota la si potrà valutare solo a partire da martedì, quando apriranno le banche. Se avremo una corsa ai prelievi vedremo come le autorità sapranno gestirla. Sarebbe un evento nuovo per l’Eurozona. Qualcosa mi dice che di Cipro parleremo ancora.
L’altro grosso punto interrogativo per i mercati, il nostro paese, rimane in sospeso, poichè Napolitano ha deciso di perdere inutilmente una settimana di tempo per dare il contentino a Bersani di poter esprimere la sua ostinazione a far quadrare il cerchio del caos elettorale italiano. Fino a Giovedì si continuerà a discutere di tutto e di nulla, cioè inciuci, astensioni, collegamenti con le elezioni per il Quirinale, fughe in avanti per blandire i grillini. Poi Bersani ci tirerà fuori qualche nuova metafora per raccontarci quel che tutti sappiamo da settimane, cioè che lui non è riuscito né a smacchiare il giaguaro, né a zittire il grillo.
Berlusconi aspetta che Bersani gli consegni l’immunità processuale. Renzi aspetta che Bersani gli consegni il PD. Grillo aspetta che la Casta gli consegni il paese. Intanto il paese aspetta l’arrivo della nuova TARES (altro salasso fiscale aggiuntivo) e dell’aumento dell’IVA, che scatterà inesorabile a luglio, mentre continua ad aspettare, come fa da anni, che la pubblica amministrazione paghi i suoi debiti.
Tutto resta stancamente in alto mare, con i mercati che, anche loro, sembrano ben disposti ad aspettare, dato che comunque i provvedimenti capestro che garantiscono il bilancio sono stati già presi da Monti e che qualunque governo si dovesse formare, sarebbe certamente meno austero di Monti. Perciò, cinicamente, più va avanti lo stallo, più possono rinviare la preoccupazione sull’Italia.

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