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Meditiamo, gente...
22/03/2013 08:35

La giornata di ieri ha riportato giustamente l’attenzione preoccupata dei mercati sulla situazione cipriota, dopo che mercoledì, inspiegabilmente, i mercati avevano dato l’impressione di accantonare la questione con un’alzata rialzista di spalle. Invece la situazione cipriota non è affatto da sottovalutare e ieri l’indice SP500 ha restituito ben più di quanto aveva recuperato mercoledì, come anche i principali indici europei. Stamane si allinea al ribasso anche il giapponese Nikkei, per cui possiamo tranquillamente ipotizzare un inizio in calo anche per l’odierna giornata borsistica europea.
La crisi cipriota sta procedendo velocemente e con un’escalation di drammaticità verso il fallimento del sistema bancario. Un sistema ipertrofico, che ha dimensioni pari ad oltre 7 volte l’intero PIL della nazione e proprio per questa ragione risulta impossibile da salvare senza enormi sacrifici per la popolazione e cospicui aiuti esterni, che l’UE è disposta a dare solo in parte. E’ la classica tempesta in un bicchiere d’acqua, che ci consente di fare qualche riflessione ulteriore, poiché a Cipro sta avvenendo ciò che finora in eurozona si è sempre cercato di evitare.
La prima riflessione è un’amara constatazione che debbono fare coloro che cercano protezione per le loro ricchezze, lecite o meno, nei cosiddetti “paradisi fiscali”. Alcuni piccoli stati hanno prosperato negli anni lucrando proprio sulla “gestione” di questi capitali in fuga e creato un sistema bancario ipertrofico, alimentato dalla suzione parassitaria del sangue di questi capitali in fuga. Finchè tutto gira sono contenti tutti, tranne gli stati che vedono fuggire i capitali. Ma quando qualcosa va storto e qualcuna di queste enormi banche parassitarie, magari perché si fa prendere dall’euforia speculativa, compie il classico passo più lungo della gamba, ecco che scatta la tagliola del “troppo grande per fallire, ma anche troppo grande per essere salvata”. Faccio notare che la mitica Svizzera ha un sistema bancario ipertrofico di dimensioni (rispetto al PIL svizzero) simili a quello cipriota, con la differenza (peggiorativa) che nessuna UE andrà mai in soccorso degli svizzeri. C’è da meditare…
La seconda riflessione è relativa alla constatazione di quanto sia facile affamare un popolo in un’epoca in cui gran parte dei mezzi di pagamento sono elettronici e concentrati nel sistema bancario. Oggi nessuno tiene più i soldi “sotto il materasso” e questa è una scelta logica quasi sempre, tranne nel caso in cui le banche vengano chiuse per una settimana ed i bancomat esauriscano il contante in due giorni.
In un mondo super tecnologico, quando i sofisticati meccanismi della modernità vanno in tilt, chi tiene i soldi nascosti sotto la mattonella, possiede l’orto e la mucca da mungere, diventa re e regna sulla disperazione dei “moderni”. Anche qui c’è da meditare…
La terza riflessione è che, sebbene bocciato e in qualche modo rinnegato anche da chi l’ha imposto ai ciprioti (vero, Merkel?), l’idea grandiosa di scippare i conti correnti sta facendo molta strada in tutta Europa e non solo (ci sta pensando anche la Nuova Zelanda). E’ diventata un grimaldello per ottenere facilmente l’espropriazione di massa in caso di bisogno. La Spagna sta procedendo a modificare la Costituzione proprio per introdurre questa possibilità. L’Italia ce l’ha già e nel ’92 Amato l’ha già anche applicata, sebbene con aliquote ridottissime rispetto a quelle ipotizzate per Cipro. Quel che conta è che ormai il dado e tratto ed è stato fatto un ulteriore passo sulla strada dell’impoverimento delle masse per salvare i banchieri. Meditiamo anche su questo…
Per finire, cambiando argomento, Bersani sta anche lui percorrendo a grandi falcate la strada verso il fallimento del suo progetto. Non mi stupirei se oggi la pietà di Napolitano, una volta constatato l’esito suicida della proposta di governo di Bersani, gli risparmi l’onta del disonore e nomini Grasso per esplorare qualche altra strada, se c’è, per evitare le elezioni immediate.
Io un’idea, paradossale, ce l’avrei ma ne parleremo lunedì, se dovessimo restare impantanati oltre il week-end.

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