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Euro-Frittata in salsa cipriota
19/03/2013 08:33

L’effetto Cipro ha fatto tremare i mercati, anche se, per ora, non è riuscito a farli crollare.
L’Unione Europea è riuscita, per risparmiare la misera cifra di 5,8 miliardi di aiuti, a perdere in un sol colpo tutta la credibilità faticosamente conquistata da Draghi nell’estate dello scorso anno, quando riuscì a rassicurare i mercati sulla ritrovata stabilità finanziaria dell’area euro. Da allora gli investitori stranieri avevano ricominciato ad affacciarsi in Europa ed a comprare timidamente il debito dei paesi più a rischio (Spagna e Italia), nonostante l’inasprirsi della recessione. La relativa tranquillità ritrovata aveva consentito allo spread dei due paesi di rientrare a livelli decisamente più sostenibili, inferiori a 300 punti base, rispetto ai quasi 600 punti dei momenti più caldi del 2011.
Ora, chiamati a decidere il salvataggio di Cipro, un piccolo paese che pesa per lo 0,2% del PIL europeo, andato in crisi per la spregiudicata gestione delle proprie banche, gli eurocrati sono ricaduti nella solita sindrome dell’apprendista stregone, che li attanaglia come una maledizione ogni volta che debbono affrontare un problema nuovo. E’ una malattia che già con la Grecia aveva mostrato il suo sintomo peggiore, che è la pervicace tendenza a fare la cosa sbagliata.
Nel caso di Cipro ancora una volta si sono coalizzate la paura tedesca di dover pagare il conto altrui, anche quando il conto è solo di pochi spiccioli (in questo caso era di circa 16 miliardi, contro i quasi 300 già spesi finora per gli interventi precedenti) e il cinismo della Troika (i funzionari UE, FMI e BCE), che cerca sempre la soluzione più sicura, fregandosene degli effetti politici e sociali delle misure imposte agli “aiutati”.
E’ stata perciò partorita nella riunione di venerdì scorso la stupidissima decisione di fornire 10 miliardi di aiuti e “consigliare” i ciprioti di procurarsi i quasi 6 miliardi restanti con la più idiota, ingiusta ed antipatica delle misure possibili: il prelievo forzoso sui conti correnti presenti nelle banche cipriote. Si potrebbero elencare molti motivi per cui ho usato i tre aggettivi per definire la scelta degli eurocrati.
Mi limito ai due per me principali: il primo è la plastica evidenza, agli occhi del popolo cipriota e di tutti gli euroscettici, del cinismo dell’Europa, spietata matrigna in grado di colpire alla cieca i risparmi della povera gente (i più ricchi tengono solo gli spiccioli liquidi sul conto corrente) pur di evitare ai paesi più forti qualche briciola di solidarietà;  il secondo è che viene infranto un tabù, quello della tutela del risparmio, che in sede europea era stato ufficialmente incoronato come principio ispiratore dei salvataggi bancari del 2009 e reso sacro fino a 100.000 euro anche nelle disposizioni emanate dai vertici europei. Ora viene spazzato via dagli stessi che lo avevano consacrato. Nessuno è più al sicuro e chiunque può essere depredato dei propri risparmi in virtù di un “principio superiore”, stabilito di volta in volta a tavolino dai funzionari della Troika. Questa volta il principio superiore è la campagna elettorale tedesca.
Qualcuno ha sibilato che nel caso di Cipro finalmente si colpiscono i capitali russi parcheggiati nelle banche cipriote come in un qualsiasi paradiso fiscale. Evidentemente non cii si rende conto che tutti i gestori di risparmio collettivo, quando debbono decidere se investire in Europa, magari sui debiti dei PIIGS (o se rimanerci), avranno un argomento in più a favore della scelta di stare alla larga.
Ieri, all’inizio della giornata borsistica, sembrava proprio che la frittata fosse fatta. Tutte le borse scendevano a precipizio. Poi i mercati si sono tranquillizzati un po’, ma la seduta è stata ovunque negativa, anche in USA, dove, dopo un’apertura pesante ed un tentativo di recupero, la seduta si è chiusa più vicino ai minimi che ai massimi dell’indice SP500.
Stamattina in Asia si respira incertezza, eccetto che in Giappone, dove si è recuperato quasi tutto quel che si è perso ieri.
Non credo che in occidente la vicenda verrà dimenticata tanto in fretta. Oltretutto ieri è arrivata anche la tegola dell’abbassamento del rating alle principali banche italiane da parte di Fitch.
I politici, tra sbagli europei e indecisioni italiche, ce la stanno mettendo proprio tutta per mandare al macero anche quel poco che sta ancora in piedi.

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