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La Super-Bubble
08/03/2013 08:40

Continua il lentissimo avvicinamento ai massimi assoluti da parte dell’indice americano SP500, che tuttavia non sembra aver troppa fretta di raggiungere l’obiettivo, dato che ormai da tre giorni oscilla in una decina di punti intorno a quota 1.540. Solitamente situazioni di compressione...
Continua il lentissimo avvicinamento ai massimi assoluti da parte dell’indice americano SP500, che tuttavia non sembra aver troppa fretta di raggiungere l’obiettivo, dato che ormai da tre giorni oscilla in una decina di punti intorno a quota 1.540. Solitamente situazioni di compressione della volatilità come quella a cui stiamo assistendo rivelano incertezza ed equilibrio tra le forze di compratori e venditori. Non durano molto e generano un movimento di discreta portata. Purtroppo non si sa mai a priori da che parte avverrà l’uscita. Le probabilità maggiori sono a favore del trend che le precede. Siccome in questo caso il trend è rialzista, possiamo ipotizzare che il mercato stia raccogliendo le forze per spiccare il salto decisivo per attaccare e magari oltrepassare quel fatidico 1.576,09 realizzato il giorno 11 ottobre 2007, che rimane la vetta più alta mai raggiunta dal principale ed onnicomprensivo indice del mercato americano.
L’impresa che il mercato USA sta per realizzare ha effettivamente dell’incredibile. Il massimo assoluto del 2007 venne realizzato dopo una galoppata di 5 anni esatti con un incremento percentuale complessivo del 105% dal punto di partenza del 10 ottobre 2002. Ora, dopo 4 anni e mezzo di galoppata rialzista ed un incremento del 131% dal minimo dell’ultimo mercato orso (666,79 punti realizzati il 6 marzo 2009), SP500 sta per tornare alla base.
Ricordo, e queste cose si possono leggere nell’archivio dei miei Commenti ed Analisi, sul sito Borsaprof.it (basta andare indietro fino a quegli anni) che fin dal 2006, e con più insistenza nel 2007, avvertivo sui rischi che i mercati correvano, spinti al rialzo dalla politica monetaria accomodante della Federal Reserve di Bernanke, dall’eccesso di debito e dall’euforia che non permetteva di valutare le conseguenze della crisi finanziaria che era già scoppiata e cominciava a produrre i primi fallimenti nel sistema bancario, mentre provenivano dall’economia reale dei chiari segnali di rallentamento della crescita.
Le conseguenze furono terribili, come certo ricordano i lettori.
Può essere allora un utile esercizio, in occasione dell’ormai imminente ritorno ai massimi, confrontare la situazione economica di allora (2007) con quella attuale.
Facciamo parlare qualche numero: allora il tasso di crescita del PIL era di circa il 2,5% annuo, ora è 1,6%. Il reddito reale della famiglia media americana era quasi 54.500 dollari, l’ultimo dato disponibile, a fine 2011, ci parla di soli 50.000 dollari, cioè l’8% in meno. I disoccupati erano 6,7 milioni, ora sono il doppio. I poveri, identificandoli in quelli che ricevono dal governo l’assistenza del buono pasto, erano 27 milioni, ora sono quasi 48. La fiducia dei consumatori, misurata dal Conference Board era a quota 100, ora è meno di 70. Quella misurata dal sondaggio IBD/TIPP di tre giorni fa è sprofondata a 42, ben al di sotto del livello di neutralità di 50, quando all’inizio della recessione del dicembre 2007 era a 44.
Tutti questi indicatori ci illustrano che oggi l’economia reale USA (Main Street) sta molto peggio di come stava nel 2007. Invece Wall Street festeggia come allora. Perché?
Ce lo spiegano altri numeri, che hanno a che fare con la liquidità immessa nel sistema e con il debito.
Nel 2007 il tasso sui Treasuries a 10 anni era al 4,6% ora è intorno all’1,9%, mentre il tasso ufficiale della Federal Reserve sui Fed Fund era al 5,25%, mentre oggi è praticamente zero. Il rapporto debito/PIL federale era al 38%, ora è raddoppiato e se contiamo anche quello dei singoli stati supera ampiamente il 100%. Il debito totale in valore assoluto è passato dai 9.000 miliardi di dollari del 2007 agli oltre 16.500 di oggi.
Il bilancio della FED era 890 miliardi, mentre ora è superiore a 3000 e cresce di 85 miliardi al mese.
Se allora si parlava di bolla speculativa e di euforia irrazionale alimentata dal debito e dalla liquidità, che cosa dobbiamo dire per definire la situazione odierna, che si discosta assai di più di allora dai fondamentali dell’economia reale?
Signore e signori: ecco a Voi a Super-Bubble!

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