Ultimi Scampoli di Rally
29/01/2013 08:35
Dopo una lunga serie di sedute al rialzo ieri la borsa americana ha accusato un primo timido segnale di debolezza, chiudendo la seduta in lievissimo calo. Francamente, chi volesse intravedere in questa pausa i segni di una imminente inversione, credo che si porterebbe forse un po’ troppo avanti col lavoro. E’ vero che ogni inversione comincia con l’arresto del movimento precedente, ma è anche altrettanto vero che se ogni ombra scura di passaggio ci fa gridare “Al Lupo”, rischiamo di non essere creduti quando questi arriverà veramente.
Pertanto accantonerei la seduta di ieri come un momento che nulla aggiunge, né toglie, alle considerazioni che abbiamo fatto nei giorni scorsi. Caso mai notiamo la ripresa del nostro mercato, che ha pareggiato il goal subito venerdì, mostrandosi ieri il migliore tra le borse del vecchio continente e proseguendo la marcia verso il livello psicologico dei 18.000 punti. Un valore che oggi o domani potrebbe anche essere toccato, ma che sarà abbastanza difficile da superare con convinzione, dato che si intravedono già delle chiare divergenze ribassiste anticipatrici di un imminente stop al grande rally vissuto a partire dal 10 dicembre scorso e trascinato dai titoli bancari.
Circa i titoli bancari italiani, noto negli ultimi giorni una certa difficoltà a mantenere il folle ritmo di salita precedente.
Da un lato credo che gli investitori internazionali si stiano chiedendo se quello del Monte Paschi in Italia sia l’unico armadio pieno di scheletri maleodoranti.
D’altro canto potrebbe anche contare qualche dettaglio tra le pieghe della notizia che venerdì ha galvanizzato il settore bancario europeo, cioè che le banche stanno per restituire in anticipo quasi un terzo della prima tranche del regalino di Draghi effettuato a dicembre del 2011. Segno nel suo complesso di ritrovata fiducia nel futuro, ma se si guarda a quali sono le banche che restituiscono gli aiuti in anticipo, si scopre che né quelle italiane, né quelle spagnole hanno una presenza significativa nell’elenco. Chi cerca motivi di rassicurazione sulla fine dell’emergenza bancaria nei due paesi più malati della zona euro, certo non li può trovare, sebbene la campagna elettorale sia tutta un fiorire di promesse di tagli alle tasse, di uscita dal tunnel e di futuro radioso.
Viviamo quindi alla giornata questo scorcio finale di gennaio, consapevoli che se potremo avere qualche scampolo di rialzo, molto probabilmente si tratterà della frutta alla fine di un lauto pranzo rialzista, che necessiterà di qualche settimana di digestione correttiva in attesa che si risolva il rebus elettorale italiano e quello del fiscal cliff americano, prima che torni l’appetito.
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