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Prove di Forza da Eurolandia
28/01/2013 08:56

Venerdì scorso l’indice Usa SP500 ha ulteriormente ritoccato i suoi massimi, andando a chiudere una seduta, per la prima volta dal 2007, al di sopra dei 1.500 punti, sui valori che il giorno precedente avevano rappresentato i massimi di seduta. Le borse europee hanno risentito del traino americano, mentre quella giapponese aveva chiuso sui massimi dell’anno la seduta già dal mattino presto. Le piccole anomalie rispetto ai giorni precedenti sono state la perdita di tono del nostro indice, che ha occupato   provvisoriamente la poltrona del peggiore del club dell’euro, e il vigore mostrato dal Dax tedesco, tornato a brillare come ai vecchi tempi, grazie alla pubblicazione mattutina di un indice IFO in crescita ben oltre le attese, ed in grado di uscire prepotentemente al rialzo da una congestione laterale che lo frenava dall’inizio dell’anno.
La giornata di venerdì ha fornito altri due segnali interessanti: il Bund tedesco ha mostrato segni di cedimento piuttosto significativo e si avvia a testare il livello di 141,95, sotto il quale a mio parere aumenterebbero drasticamente le probabilità di assistere ad una inversione di tendenza di lungo periodo al ribasso per il simbolo dell’investimento sicuro. Aggiungiamo anche il segnale di forza dell’euro, che ha praticamente raggiunto il suo primo obiettivo rialzista in area 1,35 e si appresta al test di questo livello, oltre cui avremmo ulteriori conferme di inversione di tendenza di lungo periodo al rialzo.
Insomma. Si incastrano indicazioni che fanno pensare a significativi riposizionamenti verso i mercati azionari della enorme liquidità generosamente fornita dalle banche centrali. Le Borse stanno scontando l’uscita dal tunnel della recessione e festeggiano anticipatamente, nonostante che i principali centri di previsione continuino a rivedere al ribasso le prospettive economiche del 2013. Siccome però tutti parlano di una prima parte dell’anno ancora pesante, ma di una seconda metà all’insegna della ripresa, le borse anticipano nei prezzi le buone notizie che si manifesteranno dopo l’estate.
In tale ambito non deve sorprendere che l’interesse degli investitori torni a concentrarsi su Eurolandia, che finora veniva in gran parte evitata o al più considerata per parcheggiare la liquidità sul sicuro Bund tedesco. Se, infatti, gli investitori si stanno convincendo che i pericoli per l’euro sono finiti, grazie alle famose frasi di Super-Mario Draghi, e che per locomotiva tedesca si prospetti la possibilità di rintuzzare quasi sul nascere le minacce di recessione che gli ultimi trimestri del 2012 avevano fornito, è proprio la borsa tedesca quella che potrebbe essere la preferita dai cacciatori di avventure rialziste sull’azionario.
Da tutto ciò ricaviamo qualche considerazione operativa da vagliare e verificare nelle prossime sedute. La prima è che, nonostante abbiano già corso moltissimo e manifestino chiari segni di eccesso ed affaticamento, i mercati azionari sembrano essere all’interno di un movimento rialzista ancora molto vivace e dalle ambizioni molto importanti. Una correzione potrebbe arrivare da un momento all’altro, appena dagli USA le mani forti decideranno di prendere profitto per l’eccessivo ipercomprato. Ma dovrebbe essere di breve durata e di poca consistenza e lasciare spazio alla lievitazione di una nuova bolla azionaria, simile a quella che si vide nel biennio 2006-2007, che ci potrebbe far raggiungere nel corso del 2013 obiettivi poco tempo fa nemmeno immaginabili e superiori ai massimi del 2007.
La seconda è il possibile stop al signoraggio tedesco sul mercato dei Bond, che si potrebbe presto concretizzare in una svolta di medio-lungo periodo sui tassi di interesse: rialzo dei rendimenti tedeschi ed ulteriore riduzione dello spread, ma più per merito del rialzo del rendimento tedesco che per il ribasso di quello dei titoli pubblici dei paesi “cicala”.
La terza riguarda il ruolo dominante dell’azionario tedesco in ambito europeo. Se dovessero dissiparsi i timori che la locomotiva tedesca venga frenata dal peso dei vagoni recessivi degli stati mediterranei di Eurolandia, il listino tedesco tornerebbe di buon grado ad essere il privilegiato dagli investitori, almeno fino a quando non si vedranno significativi cambiamenti nell’economia reale di Spagna, Italia e Francia, tutte, più o meno, ancora appesantite dalla recessione in atto.

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