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Un Ribasso targato Romney?
25/10/2012 09:31

Ieri i mercati europei hanno tentato un timido rimbalzo, grazie all’intervento di Daghi al Buntestag, che sembra aver ridotto le ostilità dei parlamentari tedeschi al piano salva-spread, ed alle voci di accordo tra la troika e la Grecia per la concessione di due anni di tempi supplementari al piano di risanamento necessario per avere gli aiuti europei. La notizia è poi stata smentita, ma la sensazione di essere vicini al risultato rimane.
Gli indici americani invece non sono riusciti a rimbalzare e nelle fasi finali sono tornati in negativo, seppure di pochi punti. Eppure i motivi di rimbalzo ci sarebbero stati: dal prepotente rally di Facebook (+19%) dopo la pubblicazione della trimestrale ben al di sopra delle aspettative, alla conferma della politica estremamente accomodante della FED, che ha ribadito di voler lasciare i tassi a zero fino a metà del 2015 e non ha dato scadenze all’operazione QE3 da 85 miliardi al mese di acquisto di titoli di stato e obbligazionari.
I mercati hanno invece preferito guardare ieri ancora alle trimestrali non particolarmente brillanti presentate da alcune società di non primaria grandezza. L’andamento delle trimestrali finora non sta deludendo sotto il profilo degli utili. Circa il 70% di chi ha presentato i rendiconti ha battuto le stime degli analisti. E’ il fatturato e la visione futura che preoccupano. Infatti il 60% delle trimestrali ha presentato ricavi inferiori alle attese e consegnato un outlook per i prossimi trimestri molto incerto o addirittura negativo.
La percezione di entrare in una fase di rallentamento più marcato si sta facendo strada, così come si sta facendo strada Romney nei sondaggi, che lo premiano proprio perchè la crescita dà segni di affaticamento. In una campagna elettorale tutta basata sull’economia, gli insuccessi del governo e della FED negli sforzi di stimolo non fanno che portare legna nel braciere di Romney, che ripete da mesi il mantra che Obama ha fallito perché non riesce a creare posti di lavoro e far riprendere l’economia, mentre gli americani stanno peggio di prima.
Aumentano in questi giorni i sondaggi che lo danno addirittura in vantaggio e la cosa non può che preoccupare i mercati, perché una vittoria di misura di Romney presenterebbe una situazione di pareggio parlamentare, con grosse difficoltà ad evitare il burrone fiscale entro fine anno. Inoltre si comincia a prospettare l’ipotesi che Bernanke si dimetta, vista la esplicita mozione di sfiducia riguardo al Presidente FED resa pubblica da Romney nelle scorse settimane e l’ostilità repubblicana nei confronti della politica accomodante seguita finora e confermata anche ieri dalla FED.
I mercati perderebbero perciò il loro più potente e prezioso alleato, che finora non ha mai fatto mancare il suo paterno sostegno ai listini, a mio parere anche al di là del lecito.
Si spiega così il prevalere delle vendite, che hanno appesantito gli indici americani e li stanno portando verso due soglie psicologiche di una certa importanza: 1.400 punti per SP500 e 13.000 punti per il classico Dow Jones. Entrambi gli indici distano curiosamente circa mezzo punto percentuale da questi livelli, che, se sfondati, infonderebbero nuova frustrazione ai rialzisti.
Una nota positiva viene comunque dai mercati asiatici, che da giorni assistono abbastanza tranquilli alla correzione americana. L’indice giapponese oggi sale addirittura. Si impone perciò ancora una certa cautela nel dare per spacciato il trend rialzista di lungo periodo, anche se i grafici sembrano dirlo abbastanza chiaramente. Attendiamo allora almeno la fine della settimana prima di sputare sentenze ribassiste senza appello.

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