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Draghi rincuora, la Cina preoccupa
04/09/2012 09:11

Ieri la tranquilla giornata di moderato rialzo delle borse europee (quelle americane erano chiuse) è stata scossa dalle soffiate che sono trapelate dall’audizione di Draghi con la commissione economica del’Europarlamento.
Il nostro Mario banchiere ha tenuto botta alle obiezioni dei deputati tedeschi sostenendo che, per lui, l’acquisto di bond con scadenza fino a 3 anni sul mercato secondario non rappresenta finanziamento diretto agli stati membri. Ha così fornito la chiara impressione che la BCE si muoverà quanto meno in tal senso.
I mercati hanno subito reagito, nei pochi minuti ancora disponibili, intensificando i rialzi fino a chiudere sostanzialmente sui massimi di seduta, rincuorati dal piglio determinato del capo della BCE.
Credo sia opportuno far notare anche ciò che i mercati ieri hanno voluto ignorare: Draghi ha implicitamente ammesso di non aver la forza di imporre acquisti di bond di durata più lunga dei 3 anni, che sarebbero tacciati di finanziamento diretto; ha anche chiarito che gli interventi, se e quando effettuati, saranno effettuati solo dopo richiesta degli stati interessati ed in seguito a precise e dure condizionalità (applausi tedeschi, mugugni italo-spagnoli); ha infine dichiarato che di dare al nuovo fondo ESM la licenza bancaria per potersi finanziare dalla BCE non se ne parla nemmeno (applausi tedeschi, mugugni franco-italo-spagnoli).
Insomma. L’impressione personale che traggo dalle parole di Draghi è che per poter piantare la bandierina dell’acquisto di bond e non fare l’ennesima figuraccia, il Mario abbia dovuto calre le brache su tutto il resto. Il che significa non risolvere alcunché della crisi di Eurolandia, ma offrire un po’ di ossigeno ai due grandi malati (Spagna ed Italia) a prezzo di una dura cessione di sovranità e di ulteriori manovre recessive. Come aiuto non è certo un granchè. Certamente non è quel che aveva sbandierato Monti a fine giugno, quando  all’uscita dalla riunione dei leader europei brandì lo scudo anti-spread come vittoria personale.
Può darsi che i mercati, che guardano al breve periodo (sempre più breve…) questo basti, per qualche giorno. Per la soluzione dell’euro-pasticcio non basta di sicuro.
La giornata odierna sarà condizionata anche dalle notizie provenienti dalla Cina, dove l’indice PMI è stato comunicato ieri ad un livello inferiore a 48, ben al di sotto dei 50 punti che separano attese di crescita da quelle di rallentamento. Le borse asiatiche stamane, anzichè festeggiare Draghi, sembrano considerare assai più le brutte notizie cinesi.
Oggi tornerà Wall Street, il dominus dei mercati azionari, e ci dirà se puntare l’attenzione ancora sulle attese di magnanimità dei banchieri centrali oppure guardare all’economia reale, che un po’ dappertutto continua ad avvitarsi verso un rallentamento più marcato del previsto.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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