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La speranza non viene meno
03/09/2012 16:59

Torniamo a commentare i mercati dopo un mese di pausa.
Debbo dire che il mese di agosto è stato l’opposto di quello delle due annate precedenti e, se vogliamo, anche l’opposto di quel che molti temevano, compreso il sottoscritto.
Anziché puntare al massacro dei PIGS, sfruttando le incertezze dei politici europei e le liti sul futuro dell’euro tra falchi tedeschi e colombe di varia nazionalità, ma prevalentemente mediterranea, la speculazione ha deciso di puntare al rialzo, spingendo i mercati azionari più derelitti (come il nostro e quello spagnolo) verso un recupero che ha quasi del miracoloso.
Solo nell’ultima settimana del mese si è intravista una modesta correzione, fino al tanto atteso discorso di Jackson Hole da parte di Bernanke. Un discorso che, secondo molti, avrebbe dovuto presentare qualche ulteriore dettaglio se non addirittura l’annuncio in pompa magna del terzo stimolo monetario (Quantitative Easing), dopo quelli del 2009 e del 2011.
Venerdì scorso, alle 16 è arrivato il tanto atteso discorso che ha portato un rigurgito di volatilità. Bernanke non ha detto nulla di nuovo rispetto a quanto sapevamo già e cioè che “se necessario la Fed è pronta a misure non convenzionali per sostenere l’economia USA”. Traduciamo la frase nel linguaggio pratico dei mercati: se la ripresa americana si ammoscerà ancora la Fed farà il fatidico Quantitative Easing numero 3 e regalerà un altro bel po’ di droga ai mercati sotto forma di dollari. Le banche d’affari ed i fondi hedge potranno così vendere T-Bond a prezzi gonfiati dalla FED per procurarsi dollari necessari per speculare al rialzo sui mercati azionari.
Non c’è nulla di nuovo in questo annuncio, poiché ricalca quanto dichiarato da almeno 4-5 mesi.
La reazione dei mercati pertanto dipenderà da 2 fattori. Vediamo il primo: siccome la maggior parte degli operatori dava quasi per certo il varo del QE3, e se lo attendeva già entro l’estate, aspettandosi da Bernanke l’annuncio ufficiale, quanto può essere frustrante risentire le stesse parole dei mesi scorsi senza nulla di concreto?
Il secondo problema è: l’aver condizionato la fornitura di droga al deterioramento della crescita impone di valutare se la situazione si sta veramente deteriorando. Gli ultimi dati usciti in agosto ci presentano una situazione precaria sul mercato del lavoro USA, che comunque qualche posto lo continua a creare ogni mese, al contrario di Eurolandia, dove la disoccupazione aumenta da parecchio tempo e non pare in grado di arrestare la sua crescita nel breve periodo. Non a caso infatti Bernanke ha dedicato le sue preoccupazioni soprattutto al mercato del lavoro. Però tutto sommato il resto (soprattutto il settore immobiliare e i consumi privati) non va poi così male, e soprattutto va assai meglio che a giugno. Peraltro, più o meno in concomitanza con le parole di Bernanke, il PIL USA del 2° trimestre è stato rivisto da +1,5% a +1,7% annualizzato, cioè un ritmo di crescita lontano dai fasti del passato, ma che può essere tranquillamente invidiato da tutti i paesi Europei, Germania inclusa.
Per cui, personalmente, se dovessi interpretare le parole di Bernanke, direi che il QE3 si allontana. Anzi, direi che ci sono poche probabilità che venga varato entro il 2012, anche considerato che questa misura ha un alto contenuto politico, dato che Romney è fortemente contrario e Obama è favorevole. A due mesi dalle elezioni gettare il QE3 nell’arena della battaglia elettorale, darebbe la chiara impressione di una Fed schierata al fianco di Obama.
E’ vero che Romney ha dichiarato che licenzierà Bernanke e le speranze di zio Ben di mantenersi sulla sedia di Governatore dipendono dalla rielezione di Obama. Però uno sbilanciamento così smaccato a favore di Obama lo considererei almeno di cattivo gusto per un’istituzione indipendente.
A caldo i mercati hanno dato l’impressione di interpretare come me le parole di Bernanke. Infatti è partita una bordata di vendite che ha azzerato l’entusiasmo speculativo precedente al discorso. Poi, i mercati azionari hanno ricominciato a vedere il bicchiere più pieno che vuoto, chiudendo in buon rialzo la seduta di venerdì, accontentandosi dell’ennesima promessa, che, tutto sommato, tiene viva la speranza ed è molto meglio del silenzio sull’argomento.
Ora occorre verificare questa settimana se la riflessione del week-end porterà ad un nuovo cambiamento di idea da parte delle mani forti che guidano i listini oppure continuerà il rally della speranza. In Europa oggi sembra che stia blandamente continuando, sebbene senza troppi entusiasmi. In America avranno un giorno in più per pensarci, dato che oggi è la festa di fine estate e le borse sono chiuse.

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