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Eppur si muove
02/07/2012 16:49

Mentre ieri sera è tramontata la stella di Prandelli e della nostra nazionale, svegliando il paese da un sogno di gloria calcistica forse immeritata, che aveva illuso la maggioranza degli italiani, rimane, per ora, a brillare soltanto lo stellone di Monti, gongolante per essere tornato il Super-Mario dei bei tempi, grazie al goal segnato alla Merkel.
I coro mediatico nel week-end è tornato ad intonare questa canzone, dopo qualche settimana passata a contare i giorni di vita del governo tecnico e spettegolare sul ritorno dei politici al governo ad ottobre.
Concordo con i pochi che hanno fatto notare che il valore della vittoria di Monti è confinato soprattutto a livello interno, poiché ha galvanizzato i suoi supporters casiniani e zittito sia i malpancisti di sinistra del PD che i detrattori del PDL, con Alfano che addirittura, penosamente, si è affrettato a dichiarare che Monti ha fatto la voce grossa perché incitato dalle dichiarazioni anti-Euro ed anti-Merkel di Berlusconi.
Con questo colpaccio Robo-Mont si è guadagnato la ricarica delle pile fino al 2013.
A livello di eurozona sarei molto meno entusiasta di quanto si sia dichiarata la stampa nazionale.
Innanzitutto, come ai Campionati Europei di calcio, il vero vincitore del vertice potrebbe essere la Spagna, che, se i dettagli verranno veramente precisati entro il 9 luglio, potrebbe strappare il salvataggio delle banche a carico del fondo salva stati senza altre condizioni. Inoltre la Spagna è da mesi candidata ad essere il prossimo a chiedere aiuto, e se l’interpretazione montiana dell’intesa avrà il sopravvento sarà la prima ad utilizzare lo scudo salva spread.
Un altro elemento di perplessità è l’indeterminatezza dei contenuti dell’accordo. Dal comunicato finale risulta che il grosso dei dettagli operativi che stanno dietro il meccanismo salva-spread deve ancora essere definito. E’ passato il principio, con l’adesione tedesca a denti stretti, seguita da un’interpretazione della Merkel diversa da quella di Monti. Il principio è la pietra angolare, ma, come si sa, il diavolo sta nei dettagli, e questi sono ancora tutti da definire. Credo che la battaglia minimizzatrice dei tedeschi verrà condotta dai loro sherpa nei prossimi giorni e potrebbe mutare qualche eccesso di entusiasmo in delusione.
Il valore del vertice però non è nei provvedimenti adottati, perché a ben vedere anche il piano crescita da 130 miliardi è soltanto un annuncio di intenzioni e la cosiddetta Unione Bancaria, come il salva-spread, manca di dettagli decisivi, che arriveranno tra qualche mese.
Il valore sta nell’aver dato l’impressione, per la prima volta da anni, che il ghiaccio dell’immobilismo stia cominciando a sciogliersi. La Germania “eppur si muove!”. La Francia ha dichiarato di accettare cessioni di sovranità per favorire l’Unione Bancaria. L’Italia ha fatto la voce grossa ma vuole continuare a fare i compiti. Inoltre, il legare l’uso del fondo salva-spread al pieno rispetto dei piani di stabilità concordati con Bruxelles è un tassello molto importante per incentivare alla virtù di bilancio proprio i paesi più indisciplinati. Penso che i tedeschi farebbero bene a riflettere su questo punto.
La sensazione è che si sia imboccata la strada giusta. Tuttavia questa è la strada che deve portare ad una integrazione politica molto più forte del tirare a campare odierno, con ciascuno che pensa ai propri interessi nazionali e se ne frega dell’Europa.
Un’integrazione che per compiersi ha bisogno di due merci oggi molto rare: parecchio tempo e soprattutto consenso politico nei singoli paesi su un progetto che porti agli Stati Uniti d’Europa.
E’ soprattutto questa seconda condizione che non si vede affatto nelle opinioni pubbliche dei vari paesi europei, non a caso impegnate sempre a discutere su chi vince e chi perde ai vertici, su chi comanda e chi deve piegare la testa. Dato l’elevatissimo livello di inefficienza della burocrazia europea e le innumerevoli prove di scarsa efficacia dei meccanismi di governo dell’Unione, non si vede come il consenso intorno all’Europa possa crescere. Siamo in un momento storico in cui gli statisti, anziché proporre grandi visioni su cui progettare il futuro, inseguono il consenso immediato rincorrendo i sondaggi che analizzano “la pancia” dell’elettorato.
In questi sondaggi non c’è un paese europeo in cui l’ipotesi di rafforzare l’unione politica europea sia prevalente.
I mercati l’hanno capito e colpiscono a ondate, concentrando gli attacchi sui punti ritenuti più deboli.
L’ultima ondata potrebbe essersi conclusa la scorsa settimana, dopo la riuscita rianimazione dell’agonizzante UE, quando i becchini erano già stati allertati.
Non ho dubbi che altre ondate si succederanno, se le intenzioni che stanno sommessamente emergendo non si trasformeranno in atti concreti o verranno annacquate dai soliti trucchi egoistici per svuotare le intese al momento di definire i dettagli operativi.
L’Europa è condannata ora a procedere, dopo aver indicato la strada che intende seguire. Come un ciclista sul filo sospeso, che per non sprofondare deve continuare a pedalare senza sosta.
I mercati non concedono anni per risolvere i problemi. La fiducia la confermano soltanto se vedono fare passi avanti.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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