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I Germogli del Recupero
06/06/2012 08:58

Prosegue e si rafforza il rimbalzo dei mercati azionari, che avevo evocato nel precedente commento. Effettivamente si vedono alcuni segnali che portano a pensare ad un allentamento delle pressioni ribassiste ed alla chiusura di posizioni short sui mercati azionari, dopo che la scorsa settimana sono stati raggiunto importanti supporti.
Dal punto di vista grafico sui listini considerati più deboli si vedono significative divergenze rialziste che potrebbero generare un cospicuo rimbalzo qualora i mercati riuscissero a superare le prime aree di resistenza. La prima significativa resistenza per il nostro FIB è 13.320.
Alla relativa tenuta dei mercati più deboli fa da contraltare qualche giorno di significativa debolezza del mercato azionario tedesco, che ieri ha fatto un nuovo minimo. Non solo il Bund, ma anche l’azionario tedesco, anche se in misura minore, è da sempre considerato il porto sicuro dove si orientano i capitali quando la bufera impazza in Europa. Il fatto che si vedano le vendite prevalere sugli acquisti, mentre nei paesi in prima linea nella battaglia dell’euro si vedano, al contrario più acquisti che vendite, è segno che qualcuno comincia strategicamente a spostare qualche posizione dal centro alla periferia, contando sul fatto che i prossimi giorni possano portare a decisioni in ambito UE e BCE favorevoli ai PIIGS. Non è perciò un caso che in questo primo scorcio di settimana i migliori listini azionari siano stati proprio quello italiano e quello spagnolo, che nelle precedenti erano invariabilmente arrancanti in coda al gruppo. Ulteriore segnale che porta nella medesima direzione è la forza relativa del comparto bancario italiano, che non ha guidato le ultime zampate dell’orso della scorsa settimana, ma guida invece il recupero dei listini a cui si sta assistendo in questi giorni. Anche questo è un segno che, nonostante il disastro delle banche spagnole e la brutta cera di quelle italiane (o magari proprio per questo) il mercato comincia timidamente a scommettere che forse stavolta le autorità monetarie potrebbero non stare con le mani in mano, ma escogitare qualche forma di protezione da parte della BCE, che a ben guardare potrebbe un domani essere utile anche per le banche tedesche, oggi declassate da Moody’s. E’ ovvio che misure favorevoli alle banche consentirebbero corposi recuperi al settore e per questa via ai listini dove le banche sono più presenti, come il nostro FTSE-MIB e l’IBEX spagnolo.
Ultimo motivo di speranza è dato dalla grinta dell’Amministrazione Obama nel tentare di convincere i tedeschi che lo sfaldamento dell’area euro comporterebbe lo sfaldamento dell’Unione Europea e rischi notevoli per la stabilità geo-politica dell’area.
Obama, che vede la sua stessa rielezione in pericolo per colpa (a suo dire) delle incertezze europee, sta facendo la voce grossa con la Iron Lady tedesca per convincerla a smettere di scherzare col fuoco. Si sa che, nonostante la perdita di immagine degli ultimi anni, quando alza la voce lo zio Sam, è difficile in Europa far finta di non sentire.
Tutte queste indicazioni non bastano a ritenere che il movimento ribassista, che martoria le borse da metà marzo, sia finito. In fondo il recupero di cui si stanno vedendo i germogli e che potrebbe intensificarsi ancora, si basa sulla fragilità di aspettative che non sono ancora state confermate da nessun fatto concreto. Inoltre ha le gambine piuttosto gracili, dato che i volumi di scambio, in queste giornate di recupero, sono stati piuttosto esigui, come si conviene ai meri rimbalzi tecnici.
Però è anche vero che tutte le inversioni nascono con un rimbalzo tecnico, che si sviluppa strada facendo e mette i muscoli della convinzione quando le aspettative diventano gradualmente realtà.
Pertanto anche oggi il motto da seguire è quello di non illudersi. Però sperare è lecito, e magari anche tenare qualche fuoriuscita rialzista con una parte del capitale. A patto di essere molto disciplinati e pronti a cambiare idea se e quando la cambierà il mercato.
Non dimentichiamo mai che le perdite delle banche in qualche modo vengono spalmate sulla collettività, mentre quelle dei piccoli risparmiatori che sbagliano le operazioni e si ostinano a sfidare il mercato che li travolge, non interessano a nessuno.

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