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Un Calcio al Barattolo
04/06/2012 16:43

I mercati azionari hanno collezionato una nuova settimana di forte penalizzazione, a causa dell’avvitamento della situazione spagnola, ormai quasi alla resa dei conti con il fatidico livello del 7% di rendimento richiesto dai mercati per finanziare il suo debito pubblico.
Dopo il salvataggio di Bankia, terza banca spagnola per importanza, si stanno facendo sempre più impellenti le necessità di intervento a favore dell’intero sistema bancario spagnolo, travolto dalle sofferenze sui mutui immobiliari e dai prestiti fatti negli anni scorsi con troppa generosità alle aziende del comparto immobiliare, divenuti ormai per gran parte inesigibili. Come salvare le banche spagnole sta diventando un problema immediato anche per l’Unione Europea, già alle prese con il caso greco, e si susseguono riunioni per individuare qualche nuova forma di “firewall” per isolare l’incendio spagnolo ed evitare il contagio. L’affanno che agita gli euro-burocrati e l’alternarsi di proposte, alcune anche poco ortodosse, rende l’idea del caos che comincia ad imperversare a Bruxelles, mentre impietosamente i dati dell’economia reale definiscono in modo sempre più drammatico i contorni della recessione che attanaglia i paesi mediterranei e che sta inesorabilmente marciando verso la stessa Berlino.
La debolezza della domanda europea sta intanto manifestando effetti recessivi anche altrove. In settimana gli USA hanno pubblicato dati sul mercato del lavoro assai deludenti e frustranti per le ambizioni di Obama, che aveva puntato tutta la sua campagna elettorale sul rafforzamento della ripresa economica. Ora si trova tra le mani l’occupazione nuovamente ferma e cerca una difesa presso gli elettori dando la colpa all’Europa. Anche i mitici BRIC stanno tutti confermando un drastico ridimensionamento delle prospettive di crescita per l’anno corrente e non riescono più a fornire all’economia mondiale quella spinta che nei trimestri passati aveva compensato le incertezze americane ed europee.
I mercati cominciano a scontare una seconda gamba recessiva mondiale in arrivo, dopo una troppo breve ed incerta ripresina del 2010-2011.
Anche questa recessione, come quella precedente, del 2008-2009, rischia di colpire duramente, poiché stavolta i sistemi economici se la vedono arrivare in modo abbastanza sincronizzato, più di quanto non fosse la precedente.
Inoltre questa volta le autorità politiche e monetarie si ritrovano con le armi per combatterla decisamente spuntate. I tassi sono già a zero o quasi. I debiti pubblici sono già a livelli insostenibili. Restano le armi della fantasia finanziaria, i vari stimoli quantitativi e la monetizzazione del debito, che finora non sono serviti ad altro che a gonfiare bolle speculative ridimensionatesi poi piuttosto velocemente.
I mesi finali del 2012 si presentano perciò carichi di insidie, anche senza scomodare le profezie Maia.
Il breve periodo sarà invece scandito nei prossimi giorni dalla reazione dei mercati alle voci sui provvedimenti che si prenderanno per scongiurare la minaccia della crisi spagnola e delle elezioni greche.
Circa queste ultime, che sono ormai un vero e proprio referendum sulla permanenza nell’euro, non mi stupirei di vedere da parte dei greci la stessa reazione che hanno avuto gli irlandesi venerdì, quando hanno votato sulla ratifica del fiscal compact: si sono turati il naso ed hanno assunto l’amara medicina tedesca, consapevoli che per avere gli aiuti europei occorreva prenderla. Una cosa simile potrebbe capitare in Grecia, dove i partiti filo-euro potrebbero anche farcela a raggiungere una maggioranza favorevole alla disciplina europea. Se poi a Bruxelles, per una volta, riusciranno a convincere la Merkel che dopo tanto bastone potrebbe servire qualche carota, un allungamento dei tempi al piano greco ed un taglio dei tassi da parte della BCE, accompagnati magari ad un piano che consenta alla BCE di salvare le banche in crisi, togliendo l’incombenza agli indebitati stati sovrani, potrebbero bastare a concedere una boccata d’ossigeno abbondante all’euro ed ai mercati. Forse chiedo troppo, ma a ben vedere non sarebbe poi una cosa tanto difficile da accettare anche per i tedeschi, dato che uno strumento per salvare le banche potrebbe far comodo anche a loro, data la situazione in cui versano i loro colossi bancari.
Tutto ciò sarebbe un mero acquisto di tempo, è vero. I nodi da sciogliere sono altri e ben più intricati. Ma intanto si potrebbe passare l’estate dando, come dicono gli americani, un calcio al barattolo. Poi verrà l’autunno caldo della recessione e sarà un altro paio di maniche. Il barattolo della recessione tornerà in primo piano e magari anche le sofferenze bancarie aumenteranno. Ma nel frattempo molti politici cambieranno e un altro po’ d’acqua passerà sotto i ponti.

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