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Se cede l'America...
20/04/2012 09:08

La mancata conferma rialzista che mercoledì ha segnato la giornata dei mercati azionari, ha purtroppo (purtroppo per i rialzisti, ovviamente) dispiegato i suoi effetti negativi anche ieri, con i mercati azionari ancora in ribasso e diretti verso i minimi del trading range che, dopo il violento storno di inizio aprile, dal 10 di questo mese incardina le oscillazioni azionarie.
Ma non tutti i mercati procedono alla medesima andatura. Quelli considerati più sicuri (USA e Germania) stanno dirigendosi verso i minimi senza troppa fretta, mostrando una capacità di tenuta significativa. Il Dax tedesco ha chiuso a 6.673, ancora abbastanza lontano dal minimo del range, segnato lunedì scorso a 6.536. L’americano SP500 si mostra ancora come il più forte poichè, terminando ieri a 1.377, si mantiene al di sopra del minimo di 1.357 del 10 aprile e soprattutto mostra una significativa tenuta della trend line ascendente che accompagna e definisce il movimento rialzista di medio periodo, partito il 4 ottobre dello scorso anno.
Il nostro listino invece si è confermato ancora una volta come il più convinto nelle discese, in compagnia con l’indice spagnolo Ibex.
Per la precisione il nostro FIB, portandosi avanti nel suo compito ribassista, ha già raggiunto i minimi del trading range ed oggi chiama i compratori all’ennesima prova di fiducia in difesa dei supporti.
Chiudendo a 14.035, sui minimi di seduta, si è appoggiato al supporto chiave di 14.015, sotto il quale si aprirebbe una possibile nuova voragine fino a 13.600, ultimo baluardo che si frappone ai minimi del settembre 2011 in area 13.000, quando il nostro paese era in pieno panico da spread e Berlusconi veniva evitato dagli altri leader, come se fosse un appestato.
Mi scuso per la lunga esposizione di numeri e livelli appena illustrata, ma serve per capire due cose.
La prima è che anche le borse ci dicono quel che l’economia sta annunciando da tempo. Gli USA se la passano non benissimo e crescono assai meno che ai vecchi tempi precedenti alla grande crisi, ma almeno crescono. L’Europa ristagna, ma i suoi anelli deboli, che ora sono Spagna ed Italia, che hanno preso il posto della cadaverica Grecia, sono gravemente malati di recessione.
Non c’era bisogno di scomodare la borsa per rendersene conto. Bastava riportare qualcuno dei recenti report sui PIIGS che i vari istituti di ricerca stanno divulgando, o ancora più semplicemente, fare una visita alle mense Caritas in un giorno qualsiasi. Ma l’ho fatto per dimostrare che i mercati, sebbene manipolati e stiracchiati da tutte le parti per opera delle locuste della finanza, un certo aggancio con l’economia reale continuano ad averlo.
Il secondo motivo è che bisogna fare attenzione alle correlazioni tra i mercati, che, sebbene allentate dalle specificità negative che ci attanagliano, continuano ad avere una certa capacità di mantenere sincronizzati i movimenti.
Che cosa ciò significhi in termini pratici è presto detto. Credo che non sia così probabile che il nostro mercato sprofondi in assenza di segnali di debolezza provenienti dagli indici più forti. Ecco perché ritengo che tutto ciò che accadrà oggi prima dell’apertura di Wall Street sia da prendere con le molle. Se SP500 continuerà a mostrare una forza tale da mantenersi al di sopra della trend line rialzista che ora sta lavorando egregiamente, ritengo difficile assistere ad affondi ribassisti sul nostro mercato, pur con tutti i limiti della nostra economia, delle nostre banche e, se vogliamo, anche degli autogoal tecnici del governo Monti e di quelli politici da parte di ciò che è rimasto della nostra marcia classe politica. Penso che la correlazione con Wall Street si ancora in grado di prenderci per i capelli e trattenere la nostra caduta, se in USA i nervi continueranno ad essere saldi come nei giorni scorsi.
Certo però che se cede l’America… si salvi chi può!

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