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Per ora son solo dubbi
23/03/2012 16:00

Dopo le sberle di ieri, affibbiate soprattutto agli indici europei, i mercati azionari proseguono il calo anche nell’ultima giornata della settimana, che si avvia ad essere certificata come la prima settimana veramente correttiva da inizio anno per SP500, l’indice guida dei mercati azionari mondiali.
Ho già affermato che per parlare di vero e proprio inizio di correzione, dopo un rally durato oltre 3 mesi e che ha regalato rialzi mediamente superiori al 20%, e che ha più volte assorbito con eleganza ogni tentativo di cautela da parte degli investitori, ci vuole qualcosa di più di una settimana ribassista. Occorre che vengano superati al ribasso gli ultimi minimi ascendenti segnati dall’indice, che sono ancora piuttosto lontani (area 1.340).
Non ci sarebbe da stupirsi molto se anche questo tentativo di tornare con i piedi un po’ più piantati per terra venisse digerito agevolmente dall’inerzia euforica che sta segnando il primo trimestre del 2012.
Tuttavia non possiamo evitare di notare qualche incrinatura nell’ottimismo imperante. Dopo qualche settimana in cui veniva accreditata l’ipotesi che le cose in Europa fossero state risolte dalla stamperia di Draghi con la magia del finanziamento a go-go per le banche in crisi di liquidità e dal fallimento pilotato della Grecia, in questi giorni il ritorno degli spread italiani e soprattutto spagnoli a livelli assai meno accomodanti della scorsa settimana (quello BTP-Bund in pochi giorni è passato dall’area 270 di lunedì scorso ad oltre 330 di oggi) ci ricorda che forse non è proprio esatto pensare che sia tutto passato, anche perché i dati macro europei che arrivano quotidianamente continuano a sottolineare la gravità della recessione in atto in Europa, in grado di sballare tutte le previsioni su cui sono stati fatti i conti del Fiscal Compact e risvegliarci dal sogno ottimista.
Se aggiungiamo le preoccupazioni sulla crescita cinese che da qualche giorno tormentano le autorità locali e gli osservatori del ciclo economico mondiale, può essere ben giustificato il timore che con due polmoni fuori uso (Europa e Cina) ed uno solo ben funzionante (USA) il soffio che deve gonfiare le vele della crescita mondiale potrebbe non bastare ad evitare una nuova battuta d’arresto nell’economia del pianeta.
E’ comunque presto per trarre conclusioni. Lasciamo ancora qualche giorno ai mercati per chiarirsi le idee.

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