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Le prossime Prede
22/03/2012 08:48

Ieri i mercati azionari mondiali si sono sostanzialmente fermati ad osservare l’andamento di Wall Street, chiamata a decidere se l’accenno correttivo del giorno precedente poteva proseguire oppure se, come molte altre volte quest’anno, il piccolo passo indietro del giorno precedente fosse il massimo consentito ai ribassisti dal rally in atto.
E Wall Street non ha deciso nulla, rimanendo sulle posizioni del giorno prima.
A prima vista sembra pertanto che la giornata di ieri non abbia fornito indicazioni per il futuro immediato, e ciò è in gran parte vero. Tuttavia se vogliamo trovare qualche argomento di riflessione, occorre guardare quel che è successo in Italia, Spagna e Olanda, non a caso le peggiori borse della giornata, che hanno accusato cali intorno all’1% mentre l’indice tedesco ha terminato addirittura in moderato rialzo e quello francese è rimasto stabile.
Anche se non si deve dare troppa importanza alle divergenze di comportamento di una sola giornata, occorre legare questo comportamento dei mercati con le notizie e dichiarazioni che si stanno alternando in questi ultimi giorni, che sembrano delineare quelle che saranno i pretesti che verranno utilizzati per scatenare, quando sarà il momento, la futura correzione dei mercati, che dovrebbe caratterizzare la primavera e l’estate.
Mentre Bernanke ha dichiarato che la crisi dei debiti sovrani non è finita e Draghi invece ha affermato che la fase peggiore della crisi è passata (ottimo esempio di coordinamento tra banche centrali), i mercati cominciano a mettere in evidenza gli anelli deboli che verranno attaccati prossimamente. Al centro della futura buriana dovrebbe essere la Spagna, che sta in questi giorni consolidando il suo nuovo status di peggiore tra i grandi componenti dei PIIGS. Da qualche giorno lo spread con il Bund dei titoli di stato spagnoli ha superato l’analogo indicatore riferito all’Italia (ieri 342 punti base la Spagna, 302 l’Italia), dopo mesi in cui la Spagna sembrava essere fuoriuscita dal mirino della speculazione anti–PIIGS. Indicazioni analoghe vengono dai CDS sul debito (ieri 423 punti base la Spagna, 363 l’Italia).
E’ l’effetto di trascinamento delle dichiarazioni spagnole dei giorni scorsi, quando il premier Rajoy ha seccamente dichiarato che del Fiscal Compact se ne frega e che il bilancio pubblico spagnolo lo delibera la Spagna e non Bruxelles.
Una insubordinazione che ha fatto ulteriormente brillare fino all’altro ieri la stella di Mario Monti, considerato dall’establishment europeo come il più malleabile (ufficialmente il termine è “affidabile”) nell’applicare le amare medicine tedesche in dosi addirittura superiori a quelle prescritte dalla dottoressa Merkel.
Ieri però anche il puntiglioso professore ha avuto una battuta d’arresto che rischia di riportare il nostro paese nell’occhio del ciclone accanto alla Spagna. Il suo desiderio di strafare di fronte agli esaminatori euro-burocrati lo ha spinto a cercare di stravincere la partita con i sindacati e a non accontentarsi di ottenere una modifica dell’art. 18 alla tedesca, che i sindacati avrebbero accettato, dove il giudice decide caso per caso se applicare il reintegro del lavoratore licenziato oppure il semplice indennizzo. Ha voluto umiliare il sindacato sottraendo di fatto ogni possibilità di reintegro in caso di licenziamento per motivi economici, senza che il giudice possa obiettare alcunché. Vogliamo scommettere che se diventerà legge il provvedimento, imposto dalla Fornero col placet di Monti, non esisteranno più motivazioni diverse da quella economica nei licenziamenti individuali?
Il desiderio di piegare il sindacato per far vedere agli esaminatori teutonici che noi italiani sappiamo essere addirittura più liberisti di loro, lo ha tradito ed ha fatto saltare i nervi della Camusso, che ora comincia ad affilare i coltelli della protesta, ma rischia di far saltare anche la maggioranza di governo, a meno che Bersani non venga colto dalla sindrome di Monti e voglia dimostrare di essere più liberista di Alfano. E’ veramente un grosso guaio per il decisionismo montiano, che ora rischia di dover fare marcia indietro in Parlamento e di trasformare in una sconfitta d’immagine quella che poteva essere, con un po’ più di savoir faire politico, l’ennesimo trionfo del governo tecnico.
Risultato: spread BTP-Bund che schizzano di 20 punti base e tornano sopra 300 e la borsa italiana che affonda quando le altre tengono.
Tutto questo in una giornata tranquilla. Che succederà quando finirà la bonaccia sui mercati ed  il mare tornerà nuovamente ad agitarsi?

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