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Grecia: Successo ma non troppo
09/03/2012 16:50

Nel giorno del verdetto sulla Grecia i mercati non sanno che pesci pigliare.
Infatti tra i 3 possibili esiti sulle percentuali di adesione alla proposta “volontaria” di swap a perdere sul debito greco è venuto fuori quello più ambiguo.
Mentre un’adesione inferiore al 75% avrebbe precipitato la Grecia nel baratro del fallimento conclamato, mentre un risultato superiore al 90% avrebbe consentito di rispettare il diktat tedesco (più del 90% altrimenti nessun aiuto da parte della UE) senza dover costringere con legge retroattiva (le famose Clausole di azione Collettiva) i nolenti a diventare volenti, il risultato di poco superiore all’85% ha creato una situazione ambigua, che consente ai politici di parlare di successo dell’operazione, avendo superato il minimo fissato, ma costringe la Grecia ad attivare le CAC per superare l’asticella voluta dalla Germania. Il falco tedesco Schauble ha già affermato che la Germania non ha nulla in contrario all’introduzione delle CAC. Non capita molto spesso sentire il ministro di un paese sovrano dare autorizzazioni al governo di un altro paese sovrano. Dovremo abituarci perché pare che nella nuova Unione Europea, dove comanda la lobby delle banche d’affari,  ed i soldi per tutti gli altri scarseggiano, la democrazia ed il rispetto della sovranità degli Stati siano lussi che non possiamo più permetterci.
La perplessità che attanaglia oggi i mercati ed impedisce loro di festeggiare come i politici, è legata alla decisione dell’ISDA, prevista nel pomeriggio, che deve sciogliere il dubbio se l’attivazione delle CAC si configura come un default vero e proprio oppure no. Secondo buon senso e verità l’ISDA dovrebbe decretare il credit event, cioè la presenza di un default, e ciò farebbe scattare l’obbligo per banche ed assicurazioni, che non sappiamo bene quali siano, di pagare CDS sul debito greco per un ammontare che non sappiamo bene quale sia. Tutta questa ignoranza è dovuta al fatto che il mercato dei CDS non è regolamentato, per cui è trasparente come il retrobottega di una bettola. Qualcuno comunque ha stimato un ammontare intorno ai 50 miliardi (un valore nominale di debito assicurato per circa 70 miliardi per una perdita da rimborsare di circa il 70%).
E’ comprensibile perciò che sul mercato aleggi una certa paura ad investire su banche ed assicurazioni, i due settori su cui potrebbe cadere questa corposa tegola.
L’ISDA potrebbe dichiarare che tutto è normale e non c’è default, ma solo se avesse perso del tutto il senso del ridicolo o se i padroni d’Europa la costringessero ad una decisione “politica” per salvare “il sistema”. Non sono affatto situazioni improbabili, visti i tempi che corrono. Ma questo significherebbe la fine del mercato dei CDS, per cui l’incertezza è più che giustificata.
Comunque gli indici americani si crogiolano sugli allori dei dati sull’occupazione, migliori del previsto grazie ai molti posti part-time e malpagati che si sono creati in febbraio, e tentano di salire anche oggi verso i massimi della scorsa settimana. Non c’è dubbio che se l’ISDA darà una mano questi massimi potrebbero essere superati, chiudendo in gloria una settimana che sembrava aver avviato la sempre attesa e mai confermata correzione.

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