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C'e' chi dice no...
09/02/2012 09:11

L’entusiasmo che ieri i mercati europei hanno mostrato per gran parte della seduta si è un po’ smorzato nel finale, man mano che giungevano notizie di sempre nuove difficoltà a raggiungere un accordo sulle questioni spinose che tengono in sospeso il salvataggio della Grecia.
E’ abbastanza evidente che l’opinione pubblica greca comincia a mostrare insofferenza per il piano di “aiuti” della UE da 130 miliardi di euro, che avrebbe dovuto arrivare oggi, deciso nella riunione straordinaria dell’Eurogruppo che si terrà in serata a Bruxelles.
Il via libera europeo è condizionato all’esito di due trattative che il governo greco sta portando avanti, per ora senza esito. La prima con l’associazione dei creditori privati (le grandi banche europee) che debbono accettare la rinuncia a circa il 70% del valore nominale dei bond in loro possesso, ristrutturando i prestiti a lunga scadenza e con tassi di interesse compresi tra il 3,50 e il 4%. Pare che lo stallo sia proprio sulla misura del tasso che i greci dovrebbero pagare sui nuovi titoli.
La seconda e più ostica trattativa è quella con la “troika” (UE, BCE e FMI) per concordare l’ennesimo piano di risanamento da attuare in cambio dei 130 miliardi. E proprio qui l’opinione pubblica greca sta per far traboccare il vaso del nervosismo. Infatti, non solo di manovre con tagli sulla carne viva del popolo greco ne sono state fatte già molte negli ultimi due anni. Ma ciò che indispone è che non bastino mai. Questa volta si impone un nuovo taglio del 20% dei salari minimi, eliminazione della tredicesima, nuove riduzioni alle pensioni e ulteriori licenziamenti per 150.000 dipendenti pubblici. Insomma: sono nuovamente le classi più povere a pagare il conto, dopo averlo già pagato più volte.
In cambio, la somma, ingente, di 130 miliardi di euro non verrebbe erogata al governo, ma messa in uno speciale fondo gestito dalla troika, che sarà usato innanzitutto per pagare gli interessi ai possessori dei bond greci e solo in secondo luogo erogato col contagocce al governo in base alla concreta attuazione degli impegni-capestro. Insomma un vero e proprio commissariamento e soprattutto l’evidenza che i soldi non servono per aiutare la Grecia, ma i creditori della Grecia (le solite banche). E’ l’ennesimo provvedimento salva-banche travestito da salva-Grecia. Il popolo greco avrà mille colpe, tra cui quella di aver mandato al governo dei banditi che hanno distrutto i conti pubblici. In questo, per la verità, sono in buona compagnia e soprattutto noi italiani è bene che non diamo lezioni. E’ difficile però biasimarli se questa volta non ci stanno a consentire l’ennesima spoliazione . I partiti principali, con un occhio alle elezioni che si terranno tra due mesi, hanno fiutato l’aria e puntano i piedi, impedendo al premier Papademos per ora di inginocchiarsi davanti alla troika.
La situazione, comprensibilmente, rimette un po’ di incertezza sui mercati, che non perdono la fiducia di fondo che alla fine una soluzione si troverà, ma soffrono la suspance di vedere sempre le soluzioni arrivare all’ultimo secondo dell’ultimo minuto utile. Sarà forse così anche stavolta.
Certo che a furia di rimedi in extremis, che ultimamente sono diventati la norma, c’è da chiedersi che cosa succederebbe se stavolta qualcosa andasse storta ed il gong del default scoccasse senza accordo? Si fermerebbero le lancette dell’orologio?

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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