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Vince la Casta, Vince la Borsa
13/01/2012 16:38

Ieri è stata una giornata tanto splendente per la borsa italiana quanto è stata buia per la nostra democrazia. E forse i due fenomeni sono tutt’altro che scollegati.
La nostra democrazia ha subito ieri, a mio parere, due cocenti sconfitte: la prima per opera della Corte Costituzionale, che ha bocciato il referendum contro la legge elettorale “porcata”, che sottrae ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti e delega questa scelta ad un pugno di segretari di partito. La qualità scadente della nostra classe politica dipende non soltanto, ma forse in larga parte anche da questa legge, che la Suprema Corte ha impedito ai cittadini di giudicare, accampando il solito ragionamento con cui già in passato ha impedito referendum sulle leggi elettorali: se viene bocciata questa legge non ce n’è un’altra e le elezioni vengono impedite. Intanto però viene impedito ai cittadini di esprimersi su uno degli argomenti più sentiti.
La casta politica ringrazia e raddoppia, vietando ai giudici di Napoli l’arresto del deputato Cosentino (non me la sento di chiamarlo Onorevole), accusato di stretti legami camorristici, con una montagna di prove che però la Camera ha giudicato “persecutorie” nei confronti del povero deputato.
Se poi qualcuno si stupisce che le fila della cosiddetta “antipolitica” si ingrossano ogni giorno di più bisognerà invitarlo a scendere dalle nuvole.
Paradossalmente questa clamorosa manifestazione di inadeguatezza politica ha fatto bene ai mercati finanziari. Infatti, l’aver tolto di mezzo il referendum ha disattivato una delle motivazioni che, secondo gli esperti di politica, avrebbero spinto il PDL a togliere la fiducia a Monti per obbligare Napolitano alle elezioni in primavera (ovviamente col Porcellum) ed al rinvio del referendum.
L’assoluzione di Cosentino ha dato poi al PDL un’ulteriore vittoria, che serve a calmare la truppa piuttosto scontenta della scomoda posizione occupata dal partito, né al Governo, né all’opposizione.
Il risultato è stato, implicitamente, un assist alla permanenza di Monti ed alla stabilità dell’attuale Governo Bocconi, che i mercati hanno dimostrato in ogni modo, in queste settimane, di pretendere.
Perciò la prima conseguenza borsistica è stata un favorevole esito dell’asta dei BOT, piazzati pienamente e con rendimento tornati quasi normali. A catena l’euforia si è propagata alle banche, che hanno ulteriormente esteso i recuperi dei giorni precedenti, ed ovviamente all’indice FTSE-MIB, che ha inanellato un altro rialzo di altri 2,5 punti percentuali.
I mercati però di questi tempi hanno la memoria corta e, una volta constatato in serata che Wall Street, rappresentata dall’indice SP500, ha superato appena appena il livello 1.293, non riuscendo a mostrare una convinzione rialzista granitica, stamattina hanno rifatto i conti con calma e all’asta dei BTP triennali hanno ricominciato a pretendere tassi assai più alti e assai poco normali. Lo spread BTP-Bund sul decennale, che ieri era sceso significativamente, ha così ricominciato a salire verso quota 500. Le banche italiane quotate, che stamane, ad inizio seduta, continuavano ad essere ben comprate, nel pomeriggio, dopo l’apertura in chiaro ribasso di Wall Street, hanno innestato la retromarcia e sono passate quasi tutte in rosso, e con loro l’intero listino.
La giornata non è finita, ma ha certamente una cera ben diversa da quella che aveva all’apertura e, se stasera Wall Street decidesse di chiudere falsificando il timido segnale rialzista di ieri, lunedì prossimo potremmo vedere conseguenze piuttosto pesanti, anche considerato che la piazza americana sarà chiusa per la Festa di Martin Luther King, e pertanto la correzione potrebbe estendersi anche alle battute iniziali di martedì prossimo.
E’ presto per certificare il cambiamento del clima, ma qualche venticello gelido si sta infilando dalle finestre dei mercati.

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