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Questa volta scende tutto
24/11/2011 08:50

Quel che è successo ieri, se sarà confermato nei prossimi giorni, segna il progredire della crisi dell’eurozona di un ulteriore scalino, finora inedito.
La clamorosa notizia che la Germania non è riuscita a piazzare un terzo dei bund mandati in asta di sottoscrizione, ha scatenato le vendite di bund, per cui sui mercati obbligazionari abbiamo visto per la prima volta salire i rendimenti di tutti i titoli pubblici dell’eurozona. Abbiamo anche visto scendere contemporaneamente sia i prezzi dei bund che i listini di borsa, oltre al valore della moneta unica. E’ stata, insomma, una giornata in cui tutto quel che puzzava di euro veniva venduto, senza più distinzione tra buoni tedeschi e cattivi PIGS.
L’evento è piuttosto importante e, ovviamente, necessita di conferme. Però è il primo sintomo di vera e propria fuga da Eurolandia, provocato dallo stallo in cui la Merkel sta paralizzando ogni decisione in grado di salvare la moneta unica.
E’ un cupio dissolvi, poiché da un lato i paesi periferici vengono strozzati da rendimenti ormai intollerabili (in Italia siamo nuovamente oltre il fatidico 7%, nonostante Monti) proprio a causa del no tedesco a finanziarli con gli eurobond oppure ad allargare il potere della BCE fino a farla diventare prestatore di ultima istanza agli stati in difficoltà, come è la Federal Reserve. L’aumento dei rendimenti vanifica così tutti i sacrifici ed annulla le manovre di risanamento, innestando un circolo vizioso che abbiamo già visto all’opera in Grecia, dove tutti i sacrifici sembrano non servire a nulla e vengono divorati dall’aumento degli interessi che si pagano sui titoli pubblici.
D’altra parte il mercato sta scoprendo che questa manfrina tedesca non potrà durare in eterno, poiché porterà presto alla dissoluzione dell’eurozona. Per cui si scappa dall’Europa, accelerando la resa dei conti e mettendo la Germania con le spalle al muro.
Io penso che prima o poi la Germania sarà costretta ad accettare di mischiare la sua apparente forza con le debolezze altrui, magari se il 9 dicembre riuscirà a strappare qualche forma di commissariamento euro-tedesco a carico degli stati più indisciplinati.
Se questo accadrà, il debito sovrano tedesco verrà a perdere un po’ di rating, poiché andrà a garantire i debiti altrui più di quanto faccia ora, ma in compenso verrà dato un po’ più di tempo ai paesi in crisi per uscire dall’emergenza debiti senza distruggere il loro apparato produttivo. Assisteremmo allora finalmente alla riduzione significativa dello spread.
Se invece la Merkel si ostinerà nel suo no generalizzato, avremo la fine dell’eurozona, con un processo disordinato di default che farà sembrare una scampagnata quel che abbiamo visto nel 2008 col crack Lehman.
Finchè dura l’incertezza gli investitori reagiscono nel solito modo, scappando dal pericolo ed .
aumentando il premio al rischio dovuto al braccio di ferro europeo.
Ma almeno i mercati in questi giorni hanno contribuito a chiarire qual è il nodo del contendere.
Ora tutto passa nelle mani della Merkel, che potrà decidere di contaminarsi un po’ per salvare la casa che brucia, oppure assistere al crollo della casa in cui anche i tedeschi finora abitano e si arricchiscono.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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