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Nelle Mani di SuperMario
10/11/2011 08:26

La terribile giornata di ieri, apertasi nella speranza e conclusasi nel dramma, ha accelerato lo scenario che ho presentato nel commento di ieri e sembra aver chiarito alcuni importanti elementi nella crisi di governo.
Innanzitutto è ormai chiaro a tutti che le scelte future del nostro paese non le faranno i partiti e nemmeno Napolitano, ma i mercati finanziari, di cui ormai l’Italia è completamente ostaggio.
La confusa e dilatoria soluzione presentata da Berlusconi è stata sonoramente bocciata con lo spread sul Bund che in pochi minuti è balzato di quasi 100 punti base ed il rendimento sul decennale che per tutta la giornata si è stabilizzato ben oltre il tasso 7%, che in passato è stata la soglia che ha fatto precipitare la situazione in Grecia e Portogallo.
L’aver superato questa soglia ha fatto scattare, da parte delle principali Casse di Compensazione, l’aumento dei margini di garanzia per operare sui titoli di stato italiani. Questa solerte decisione ha immediatamente evidenziato al mondo l’innalzamento del rischio paese e spinto gli operatori a scaricare altrii titoli italiani, in un vortice di vendite e cadute dei prezzi che ormai pare senza rete.
La fretta che fino all’altro ieri non era percepita, è diventata ieri assai palpabile. Napolitano ha impresso un’accelerazione al “Progetto SuperMario” ottenendo che finalmente Tremonti presentasse il fantomatico  maxi-emendamento, che nessuno aveva ancora visto, che si fissasse un calendario particolareggiato per trasformarlo in legge entro sabato e poter ottenere immediatamente dopo le dimissioni del Cavaliere. Per finire ha nominato Monti senatore a vita, per far capire ai mercati le sue intenzioni. Nel week end verrà dato l’incarico a SuperMario che avrà il titanico compito di mettere d’accordo PDL e PD ad appoggiarlo in un governo di larghe intese.
Questo è quel che vuole il mercato e questo è ciò che Napolitano farà. Il mercato chiede anche che il Governo Monti nasca ed avvii risanamento e crescita.
L’ipotesi elezioni anticipate non è tramontata, ma ha assunto un significato funereo. Da quel che ieri si è capito molto bene, o Monti riuscirà a fare un governo con PDL e PD, oltre ovviamente al Terzo Polo (meglio, per i mercati, se non parteciperanno le frange oltranziste: Lega e Di Pietristi), ed allora avremo un po’ di respiro, perché i mercati accetteranno di vedere quel che si riesce a combinare, oppure, se Monti getterà la spugna e si andrà alle elezioni, i mercati abbandoneranno l’Italia al suo destino. ..E non sarà un destino piacevole, perché assomiglierà alla strada percorsa dalla Grecia.
Il pallino in mano ora ce l’ha, tanto per cambiare, Berlusconi. A lui la scelta di consentire una possibilità a Monti oppure trascinare il paese alla tragedia finanziaria rifiutando l’appoggio a SuperMario.
Per fargli capire meglio il problema ieri il mercato ha bastonato anche il titolo Mediaset.
Pare che nella mente del Cavaliere, stremato dai ceffoni subiti in questi giorni, stia aprendosi una breccia l’ipotesi della resa. I suoi giornali danno per certo che Berlusconi accetterà di appoggiare Monti, anche perché in caso contrario metà partito se ne andrebbe nel nuovo gruppo parlamentare dei “malpancisti” (Casini pare riuscito nel suo intento di sbranare il cadavere del PDL).
I mercati per ora non ci credono ancora, ed attendono di vedere l’esito della partita. Ieri SP500 ha avuto una performance sostanzialmente simile al tracollo subito dal nostro indice. Oggi anche in Asia le perdite su molti mercati hanno superato il 3% e la giornata odierna in Europa potrebbe ancora riservare altri cali.
Ma questa volta i politici sanno quel che devono fare ed hanno la chiara percezione delle conseguenze e delle responsabilità delle loro scelte.
L’Italia, in ginocchio in questi ultimi due giorni di una settimana di passione, potrebbe risorgere lunedì.
Il tempo stringe, ma non siamo ancora la Grecia.

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