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Promessa di Dimissioni
09/11/2011 09:00

Berlusconi finalmente ha “preso atto” di non avere più la maggioranza ed ha promesso di andarsene.
Quella che, a prima vista, sembra essere un’ottima notizia per i mercati, perché risponde positivamente alla richiesta pressante che da settimane l’allargamento dello spread inviava al governo, se andiamo oltre l’impatto emotivo, ci presenta una nutrita serie di incognite.
Dall’uomo che ha passato la vita a promettere potevamo attenderci altro che una “promessa” di dimettersi?
Come quegli ospiti sgraditi che continuano a dire di volersene andare, ma in realtà sono sempre lì a rovinare la festa, Berlusconi ha scelto la via più lunga ed ambigua per togliere il disturbo, rischiando così di provocare più disturbo di quanto in realtà non ne tolga.
Infatti, quel che l’Europa ed i mercati pressantemente ci chiedono è di fare in fretta a mantenere gli impegni e di non truccare le carte. Per evitare ogni fraintendimento il responsabile europeo per gli affari economici Olli Rehn ha inviato una lettera a Tremonti con 39 domande di chiarimenti a cui bisogna rispondere in settimana, ed ha invitato a pensare ad una manovra aggiuntiva, dato che le convulsioni di queste ultime settimane hanno bruciato già gran parte del fieno procurato dalle varie manovre estive. Il pareggio di bilancio nel 2013 non si raggiungerà senza ulteriori sacrifici.
In questo quadro di estrema urgenza Berlusconi si è preso ancora qualche settimana per dimettersi, vincolando la sua dipartita all’approvazione del famoso maxi-emendamento che l’Europa attenderebbe entro il 15 novembre, ma che, come tutti sanno, se va tutto bene arriverà solo a fine mese.
In tal modo il premier (non ancora ex!) rimanda furbescamente e malignamente la palla nel campo dell’opposizione di sinistra, che se vorrà fare in fretta a liberarsi di Berlusconi dovrà deglutire le misure previste nel maxi-emendamento, che sarà preparato dal suo governo. Prevedo mal di pancia dalle parti di Vendola ed anche nel PD. Alla strategia dilatoria è stata inoltre aggiunta la richiesta di elezioni anticipate, subito appoggiata da Bossi, che punta a decapitare la possibilità di arrivare al famoso governo di larghe intese guidato da Monti che tanto piace ai mercati finanziari. Senza PDL e Lega non capisco come si possa parlare di larghe intese. La speranza di Casini, che si candida a diventare il nuovo baricentro della politica italiana, è quella di banchettare abbondantemente sul cadavere del PDL e, nelle prossime settimane, magari riuscire a spaccarlo in due, con la veloce creazione di un gruppo di parlamentari ex-PDL che puntino al vitalizio ed appoggino il nuovo governo fornendogli un ampliamento della base parlamentare.
L’operazione appare tutt’altro che entusiasmante dal punto di vista della chiarezza e della credibilità politica, e comunque sembra abbastanza ardimentosa. Per cui al momento ritengo che sia molto difficile fare un nuovo governo. Pare assai più probabile l’ipotesi di elezioni anticipate, gestite dallo stesso Cavaliere, che rimarrà in carica proprio per l’ordinaria amministrazione, e non è escluso che voglia ricandidarsi. Avremmo così mesi di sanguinosa campagna elettorale e di blocco del risanamento che l’Europa ci chiede. Quella che al momento sembra ai più una liberazione, rischia di trasformarsi in un incubo, che i mercati finanziari non mancherebbero di farci sperimentare.
Pertanto credo che se oggi i mercati decideranno, almeno all’inizio della seduta, di esultare, sia un’ottima occasione per diminuire l’esposizione, poiché da domani tutti questi problemi di prospettiva torneranno a prendere la prima pagina dei giornali.
E tra tutti i problemi del mondo, oltre ai nostri, da ieri ne possiamo classificare uno aggiuntivo che non mancherà di disturbare i sonni già agitati dei governanti del mondo: lo sviluppo della bomba nucleare da parte dell’Iran, che è stato definitivamente smascherato e provocherà l’inevitabile reazione bellica di Israele. Anche qui è solo questione di giorni…

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