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LA "STRANA" DIVERGENZA
07/08/2026 09:30

Ieri abbiamo assistito ad un fenomeno in passato piuttosto raro, ma che negli ultimi tempi sta diventando sempre più frequente: la divergenza direzionale tra Wall Street ed azionario europeo.

Ieri quasi tutti gli indici europei hanno avuto una seduta fatta di nuovi massimi storici e saldo finale positivo, anche se un po’ in arretramento dal massimo di seduta e storico. A Wall Street invece tutti e quattro i principali indici (SP500, Nasdaq100, DowJones e Russell2000) hanno avuto una seduta priva di record storici e terminata per tutti con un saldo negativo. Va detto che la positività mantenuta dagli indici europei è stata leggera, come leggero è stato l’arretramento degli indici americani. Ma intanto il segno finale è stato opposto tra le due sponde dell’Atlantico.

Diciamo subito che quel che si è visto ieri a Wall Street non pare in grado danneggiare significativamente l’impressione di forza mostrata nelle 4 fantastiche sedute a cavallo tra luglio ed agosto, in cui la correzione è stata spazzata via da una ventata di entusiasmo che ha ripristinato  il forte “Bull market” di aprile e maggio.

Quel che si è visto nelle ultime due sedute va classificato come “pullback” causato da prese di beneficio di chi ha intascato il forte rimbalzo delle 4 sedute precedenti. Un arretramento che, per l’indice SP500, che prendo come riferimento per l’azionario USA, potrebbe ancora proseguire fino ad andare a testare dall’alto il massimo storico del 2 giugno scorso a quota 7.621, da cui partì la fase correttiva di giugno e luglio. Una correzione moderata nell’intensità del calo, ma piuttosto lunga per durata. Questo livello ha fatto da resistenza fino a quando non è stato scavalcato nella seduta del 4 agosto, ma ora potrebbe essersi trasformato in supporto, come spesso accade nelle continuazioni di trend. Il pullback, iniziato mercoledì dal 28° massimo storico dell’anno e continuato ieri, potrebbe perciò proseguire fino a quel supporto, senza danneggiare il trend rialzista ritrovato. Solo un ritorno sotto 7.621 porterebbe seri dubbi circa un eventuale cambiamento di idea del mercato.

Diversa è apparentemente più robusta è la condizione degli indici europei, che sembrano ancora in piena fase impulsiva, dato che riescono in massa a migliorare ancora i propri record storici. Almeno, così è stato fino a ieri.

Credo che questo dipenda dai tre fattori che in questo momento gli investitori dei mercati azionari stanno valutando. Essi sono: le prospettive dello Stretto di Hormuz, le trimestrali societarie e la sostenibilità della narrazione fantastica sull’intelligenza artificiale.

Di questi tre fattori che incidono su Wall Street, solo i primi due influiscono direttamente sugli indici europei, perché il fattore AI in Europa è poco influente per la scarsità di titoli tecnologici presenti negli indici del vecchio continente.

Ebbene, su Hormuz la sensazione dei mercati è che in qualche modo verrà riaperto perché la frustrazione di Trump ha raggiunto i massimi, mentre l’arsenale USA sta toccando i minimi. Perciò è difficile che Trump si avventuri nell’escalation, che per ora si limita a minacciare. Anzi, sembra persino disposto ad accantonare l’esigenza di impedire lo sviluppo del nucleare all’Iran, pur di dichiarare in fretta vittoria e levare il disturbo, se Hormuz in qualche modo verrà riaperto. Questa prospettiva è gradita soprattutto dai mercati europei, che da Hormuz ricevono abbondanti approvvigionamenti di petrolio e gas.

Il secondo fattore è quello delle trimestrali societarie, che in USA sono un po’ più avanti che in Europa nella rendicontazione del secondo trimestre. Per ora i risultati in USA sono molto buoni, tanto da contribuire parecchio alla fuoriuscita rialzista dalla correzione di giugno e luglio. Ma sono buoni anche in Europa, seppure su un campione un po’ più ridotto di società che ha già divulgato i risultati.

Quel che fa la maggiore differenza tra le due sponde dell’Atlantico è la narrazione sull’Intelligenza Artificiale. In USA è migliorata rispetto alle puntate di pessimismo che si sono viste in luglio, ma resta ancora segnata da abbondanti incertezze e perplessità. Tutto ciò guasta la vita all’indice Nasdaq100, l’unico che è ancora ampiamente in correzione, ma grava anche su SP500, per il peso che la tecnologia ha acquisito anche in questo indice.

Un peso che gli indici europei non sentono perché in loro la tecnologia è assai poco rappresentata. E’ stata una sfortuna quando lo scorso anno e all’inizio di questo i semiconduttori trascinavano il rally di Wall Street, staccando la lentezza europea. Ma si è trasformato in fortuna ora che i guai dei semiconduttori li hanno allontanati dai massimi senza disturbare troppo gli indici europei.

Questa divergenza favorevole agli indici europei durerà fino a fine agosto? Non mi azzardo a fare previsioni per agosto, mese molto volatile e difficile. Ma per ora resiste.

Buone vacanze.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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