Sembra incredibile, ma i mercati, quando vogliono, riescono a voltare pagina con una rapidità che lascia di stucco gli osservatori e può tagliare fuori quelli che hanno esitato a scommettere sulla fine del brutto sogno estivo e salire in groppa al Toro di inizio agosto.
A stimolare la speculazione rialzista sui mercati azionari sono stati due fattori. Il primo, geopolitico, è una notizia che ciclicamente torna dopo ogni fallimento negoziale. Quella che si starebbe trattando seriamente un nuovo accordo, che sarebbe addirittura imminente. La nuova road map per la de-escalation nel Golfo ruota intorno ad un meccanismo di gestione concordata dello stretto di Hormuz tra Oman e Iran, che lasci all’Iran il sostanziale controllo dello stretto, che verrebbe riaperto senza pedaggi o tariffe. Insomma, un ripristino di condizioni quasi simili a quelle che precedevano lo scoppio dell’inutile guerra di Netanyahu e Trump contro l’Iran.
Perchè i mercati questa volta dimostrano di credere che ci sia della sostanza dietro gli annunci e non il solito bluff di Trump? Semplice. Perché a parlare di accordo imminente ieri è stato il Segretario al Tesoro Scott Bessent, che conosce bene i mercati perché prima faceva il Fund Manager e che i mercati stimano come un amico, mentre Trump di vero amico ha solo se stesso (e non sempre, a giudicare dalle frequenti auto-contraddizioni). Insomma: se lo dice Bessent c’è da fidarsi.
Ma c’è anche un secondo importante fattore di svolta, che ha mandato nel dimenticatoio tutti i dubbi e le perplessità sulla sostenibilità dell’immenso castello costruito attorno alla narrazione sui prodigi futuri dell’Intelligenza Artificiale, costato ai colossi del Nasdaq investimenti per oltre un trilione di dollari in datacenter che ne garantiscano lo sviluppo su vasta scala. E’ l’effetto trimestrali.
La campagna delle trimestrali sta procedendo a passo veloce, tanto che ormai due terzi delle società rappresentate nell’indice SP500 hanno comunicato i conti. Il campione è significativo ed ha consentito ad alcuni analisti di misurare i risultati complessivi provvisori.
Deutsche Bank ha diramato lunedì una nota che mette in risalto risultati record per l’aggregato delle società che hanno finora pubblicato i rendiconti del secondo trimestre. Sebbene gli analisti prevedessero una crescita degli utili già molto robusta, del +26% rispetto al precedente anno, una percentuale molto elevata di aziende, l’87%, ha battuto le attese degli analisti, con un aggregato provvisorio di crescita degli utili di circa +33% rispetto al 2° trimestre 2025.
Si tratta di “uno dei valori più alti mai registrati al di fuori delle riprese dalle recessioni”. Anche le vendite e i margini crescono a livelli record. Infine, la crescita è assai decisamente diffusa, con tutti gli 11 settori in crescita, di cui 8 a doppia cifra.
Sono numeri estremamente positivi, che giustificano appieno la rotazione avvenuta sull’indice SP500, che ha permesso di contenere la correzione e ieri di completare la rinascita con la realizzazione del massimo storico numero 27 del 2026, due mesi dopo il precedente record.
Dopo la brutta seduta di mercoledì scorso SP500 ha solo più inanellato sedute positive con un crescendo di convinzione fino al record conseguito ieri.
Ma la seduta di ieri ha visto anche una decisa riscossa dell’indice più sofferente di tutti, Nasdaq100 (ieri +3,32%). Certo, la strada verso il massimo storico dell’indice tecnologico è ancora densa di insidie e presenta 3 aree di resistenza da superare. Ma una parte importante del viaggio ieri è stata compiuta, con la fuoriuscita rialzista dal canale ribassista che ha ingabbiato l’indice per un mese e mezzo, ed il superamento delle medie a 20 e 50 sedute.
L’Europa ha ovviamente festeggiato anch’essa con unanimi record storici dei principali indici di Eurozona, lieti nel vedere il prezzo del petrolio scendere a rotta di collo anche ieri. In due sedute il Brent è sceso da 90 a 79 $ il barile, mostrando che anche gli operatori sul petrolio vedono una soluzione della crisi di Hormuz avvicinarsi. Ossigeno puro per l’economia di Eurozona messa in crisi dal costo dell’energia.
Il clima, perciò, sembra rapidamente cambiato e forse il rally primaverile può riapparire sotto le sembianze di rally estivo.
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