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LA GUERRA SI RIACCENDE E LA FED CONFONDE
30/07/2026 09:30

C’erano tanti motivi di incertezza sulla seduta di ieri. La bilancia a fine giornata ha pesato parecchio dalla parte delle vendite, andando a deprimere tutti gli indici occidentali.

Gli elementi che spingono a scappare dal rischio sono quelli che nei giorni scorsi abbiamo già esaminato. In testa c’è la profonda implosione dell’euforia sull’intelligenza artificiale. La narrazione, da acriticamente compiacente, è diventata parecchio critica e problematica. Questa mutazione si sta scaricando ormai da parecchie sedute sul settore dei semiconduttori, specialmente quelli USA, che ultimamente soffrono anche la concorrenza sempre più agguerrita dei chip cinesi. Anche ieri il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) ha perso un altro -5,3% ed ha portato il calo complessivo delle ultime 4 sedute a -15,3%, mentre quello dal massimo storico del 22 giugno è arrivato a -28,7%. Una debacle a cui va larga parte della colpa per il calo continuo dell’indice Nasdaq100, che ieri ha nuovamente perso parecchio (-2,06%), portando la serie di sedute negative consecutive a quota 6 ed il calo dal massimo storico del 3 giugno a -11,5%. Il superamento del -10% da parte della correzione in atto la certifica a tutti gli effetti e le fornisce un aspetto sempre più drammatico.

Fino a martedì scorso l’indice principale SP500 e gli altri indici che rappresentano la old economy (DowJones e Russell2000) erano riusciti a contrastare piuttosto bene la debolezza della tecnologia, grazie ad una ampia rotazione che ha compensato in gran parte il calo tecnologico con la riscoperta dei titoli dell’economia reale. Martedì scorso SP500 accusava un calo dal massimo storico di soltanto -2,5%, l’indice delle small cap Russell2000 conteneva la correzione dal suo massimo storico a meno del -3% e DowJones, l’emblema della old economy, con 3 sedute consecutive di rimbalzo aveva ridotto la distanza dal suo massimo storico a un solo punto percentuale.

Ma ieri sono arrivati altri due macigni sulla strada dei listini, in grado di condizionale anche i titoli più distanti dalla tecnologia.

Il primo è geopolitico. La guerra nel Golfo si è riaccesa dopo il sonno americano di qualche giorno, dovuto allo scarseggiare dei missili e dei fondi per finanziare una guerra sempre più scomoda dal punto di vista elettorale. Le incertezze di Trump hanno favorito una maggiore aggressività del regime iraniano dei pasdaran, che per la prima volta ha colpito per primo. Hanno anche messo alla visita che Netanyahu martedì ha fatto a Trump un carattere fortemente “motivazionale”, mediante la presentazione di sedicenti prove della ripresa dell’attività nucleare degli iraniani, con tanto di sollecitazione al confuso inquilino della Casa Bianca a “concludere il lavoro” insieme ad Israele. Così ieri gli USA hanno ripreso i bombardamenti con un raid in Iraq contro milizie filo-iraniane, coadiuvati dall’Arabia Saudita, che così è entrata ufficialmente in guerra al fianco degli USA e di Israele. Intanto l’Iran ha colpito una nave USA in Egitto. Il rischio di allargamento e allungamento nel tempo del conflitto è improvvisamente diventato realtà ed il petrolio lo ha misurato prontamente, superando gli 88 $ al barile con il Brent e gli 82 $ con il WTI.

Il secondo motivo di inciampo è l’ambiguità trasmessa dalla FED al termine della riunione del FOMC, che ieri ha lasciato immutati i tassi di interesse e diramato uno scarno comunicato. La nuova organizzazione data da Warsh ha eliminato la “Forward Guidance” e limitato l’ampiezza dei comunicati. Così lascia i mercati piuttosto all’oscuro delle sue intenzioni future. Il vantaggio di mantenere le mani libere, ma la maggior incertezza lasciata ai mercati. La Forward Guidance  in passato ha omogeneizzato le decisioni del FOMC, spesso attuate all’unanimità, e fornito ai mercati una guida preventiva che ha contenuto la volatilità dei rendimenti di mercato. Mandando in pensione lo strumento, la volatilità si è accentuata e la riunione di ieri ha mostrato anche una certa dispersione dei pareri dei membri del FOMC, dando quasi la sensazione che non esista una direzione da seguire, ma che ogni volta si decida in base alla maggioranza del momento. Cresce così una sensazione di  incertezza che in passato non trapelava. Perciò ieri, vedendo che ben 3 membri votanti del FOMC hanno votato per un rialzo dei tassi, i mercati USA si sono ulteriormente agitati, andando ad accentuare nell’ultima ora le perdite di giornata di tutti e 4 i listini, per una volta tutti concordi a scendere parecchio. Tutti e 4 gli indici di Wall Street hanno chiuso infatti con saldi finali di seduta in perdita di oltre un punto e mezzo percentuale.

Gli indici europei hanno recepito anch’essi la negatività della situazione geopolitica e sono scesi, ma assai meno di Wall Street, contenendo il calo al di sotto del punto percentuale. Oggi dovrebbero recepire anche il messaggio poco chiaro lanciato dalla FED e l’esito delle trimestrali di Meta (brutta) e Microsoft (buona), rese note dopo la chiusura di Wall Street.

Ormai molti titoli di produttori di semiconduttori evidenziano eccessi di ribasso piuttosto significativi, che potrebbero produrre qualche tentativo di rimbalzo. Ma il contesto resta piuttosto fragile e trasformare un rimbalzo in inversione di tendenza rialzista non sarà cosa né facile, né immediata.

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