La fase di ripensamento della narrazione sull’Intelligenza Artificiale anche ieri ha complicato la vita agli indici di Wall Street, ancora una volta appesantiti dal settore Semiconduttori. Ieri l’indice SOX dei semiconduttori del Nasdaq ha lasciato sul terreno un altro -4,5%, appesantendo l’insieme della tecnologia USA ed impedendo al Nasdaq100 di riemergere dal segnale fortemente ribassista inviato già lunedì, quando ha confermato la rottura al ribasso del triangolo di indecisione che lo imbrigliava da oltre un mese e mezzo. Perciò l’indice che trainava l’azionario del mondo intero fino a inizio giugno, sta progressivamente scivolando verso la sua media mobile a 200 sedute. Oggi questo indicatore di trend di lungo periodo passa un migliaio di punti sotto quota 27.453, il minimo raggiunto ieri prima di rimbalzare un po’. E’ ancora abbastanza lontana per non perdere le speranze in una inversione rialzista dell’indice prima di arrivarci. Ma, se misuriamo la distanza in percentuale, constatiamo che basterebbe un proseguimento della scivolata di poco più di altri 4 punti percentuali per raggiungere questa media ed affacciarsi sul baratro di un mercato in preda all’orso che abita lì sotto.
Ma, a parte i semiconduttori e, se vogliamo, le magnifiche 7, che cincischiano in laterale, il resto dei listini USA non se la sta passando poi tanto male. Al punto che ieri il -1% circa del Nasdaq100 non è bastato a trascinare SP500 a chiudere in negativo. L’indice principale di Wall Street, a differenza del fratello tecnologico, è ancora ben all’interno del suo triangolo di indecisione e ieri, dopo averne testato il bordo inferiore per la quarta volta consecutiva, è rimbalzato.
Ancor meno condizionati dai semiconduttori sono gli indici europei, che stanno proseguendo pian piano il viaggio di avvicinamento ai massimi storici. Ieri i principali hanno avuto una seduta positiva, con l’eccezione, una volta tanto, dell’indice italiano Ftsemib, che ha avuto una battuta d’arresto.
E pensare che ci sono un bel po’ di incognite che gravitano sugli investitori. La guerra del Golfo sta ricominciando ad inviare messaggi contradditori, dopo quelli TACO inviati da Trump la scorsa settimana. Questa notte l’Iran ha svegliato il cane yankee che dorme, attaccando una base americana in Giordania e l’Arabia Saudita. E’ la prima volta che l’Iran colpisce per primo e non come ritorsione ad un attacco ricevuto. Inoltre, ieri Netanyahu è andato alla Casa Bianca a cercare di manipolare Trump con documenti dei servizi segreti israeliani che dimostrerebbero la ripresa dell’attività nucleare iraniana. Lo scopo, lo sanno anche le pietre, è quello di convincere l’incerto e ondivago presidente USA a ributtarsi nei combattimenti per “concludere il lavoro” e liquidare insieme l’Iran. Non è un caso che nella notte il petrolio abbia smesso di scendere e stia rimbalzando.
Ma oltre alla geopolitica la giornata odierna vivrà nell’attesa di due altri importanti eventi.
Il primo è la comunicazione delle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve al termine della due giorni di riunione del FOMC. Rispetto al passato, il nuovo Presidente Warsh ha dismesso l’abitudine della “forward guidance”, cioè quella di indicare il percorso della politica monetaria nel prossimo futuro. Era abitudine dei suoi predecessori farlo, per stabilizzare i mercati con una guida che permetta loro di orientarsi su quanto li aspetta. Warsh ha detto chiaramente che preferisce avere le mani libere (come ai tempi di Greenspan) e decidere volta per volta senza anticipare il futuro.
Perciò qualche incertezza in più i mercati sembrano averla sulla decisione di questa sera. E vero che, secondo le ipotesi che si possono evincere dal Fed Watch del CME, che trasforma in probabilità il comportamento dei futures sui tassi di interesse, la maggioranza delle probabilità è a favore di tassi immutati, ma esiste comunque un terzo di probabilità che stasera la FED faccia la sorpresa di alzarli, per dare una botta preventiva alle spinte inflazionistiche.
Infine, dopo la chiusura di Wall Street arriveranno le trimestrali di Microsoft e di Meta, che chiariranno forse un po’ le idee sugli investimenti in datacenter, oltre che sugli utili che le magnifiche 7 sono in grado di fare.
Perciò i motivi di incertezza, se è vero che in borsa non mancano mai, forse oggi sembrano essere un tantino maggiori rispetto al solito.
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