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WALL STREET PARALIZZATA, ASIA IN CADUTA
28/07/2026 09:30

Non ricordo di aver visto in passato una situazione come quella che si è palesata ultimamente a Wall Street: in tutte le ultime tre sedute gli indici principali SP500 e Nasda100 hanno tentato il rimbalzo, dopo l’ampio gap ribassista iniziale del 23 luglio, che ha seguito le trimestrali di Tesla e Alphabet, bocciate dagli investitori. Ma tutte e tre le volte il rimbalzo è naufragato e la seduta si è chiusa nei pressi del lato inferiore del triangolo di indecisione che ingabbia da quasi due mesi questi due indici.

Con una differenza importante: SP500 è riuscito a chiudere sempre dentro al triangolo, mantenendo aperta la possibilità di riprendersi, mentre Nasdaq100 sia venerdì che ieri ha chiuso al di sotto del triangolo, inviando un segnale di continuazione ribassista abbastanza inequivocabile. Al punto che questa notte ha impaurito gli indici asiatici più tecnologici e legati ai destini del settore semiconduttori, cioè il coreano Kospi e il giapponese Nikkei. Il primo è naufragato in un’ampia capitolazione (-10,8%), mentre il secondo ha perso meno (-3,8%), ma ha comunque prodotto anch’esso un segnale di continuazione della correzione iniziata dal massimo storico del 22 giugno.

Sono due corvi neri che insidiano la seduta odierna, anche perché il driver di questi ribassi è rappresentato dai dubbi sempre più consistenti sulla sostenibilità dei budget di investimento in datacenter ed infrastrutture che nel mondo si costruiscono per ospitare in cloud il lavoro degli ormai molti modelli di intelligenza artificiale sfornati negli ultimi mesi.

Investimenti che vedono come investitori i grandi hyperscaler (Alphabet, Meta, Microsoft, Amazon) e come beneficiari innanzitutto i produttori di chip e memorie, ma anche i costruttori degli impianti di raffreddamento e i produttori di energia, preferibilmente sostenibile.

Le perplessità degli operatori dei mercati possono essere spiegate, con qualche semplificazione. Investimenti di tale portata, per essere pagati, necessitano di utili che in questo momento i grandi player non hanno. Dovranno perciò rivolgersi al mercato finanziario (hanno già iniziato a farlo) ed indebitarsi pesantemente, col rischio che le valutazioni esagerate a cui sono giunti diventino insostenibili e vengano ridimensionate dal mercato. La seconda possibilità, se vogliono evitare di crollare, è che diano un taglio ai progetti di investimento, per evitare l’eccessivo indebitamento.

La prima ipotesi danneggerebbe loro stessi, i grandi hyperscaler. La seconda ipotesi rallenterebbe lo sviluppo dell’AI e danneggerebbe i produttori di infrastrutture.

Al momento il mercato sta cominciando a considerare entrambe le ipotesi, ma in questi giorni privilegia la seconda, ridimensionando parecchio le quotazioni di semiconduttori e memorie.

Inoltre, continua a ruotare il denaro dalla super tecnologia verso le società della old economy, che non stanno scendendo, anzi, gran parte di esse sta salendo.

Così tenderei a spiegare il crollo degli indici asiatici colonizzati da società di memorie e chip e le difficoltà incontrate dal Nasdaq100, che continua ad avere le ali pesanti.

E gli indici europei? Beh, il nuovo mondo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale ha trasformato gli indici europei in esemplari della old economy, decorrelando parecchio il loro andamento da quello dei due indici principali di Wall Street, dominati dalla tecnologia. L’Europa riesce ad attirare denaro in fuga dal tech quando il sogno tecnologico subisce la necessaria correzione. Inoltre, sono assai più condizionati dalle vicende geopolitiche legate al petrolio che dai sogni sui mondi artificiali della tecnologia.

Abbiamo perciò visto gli indici europei nelle ultime due sedute rimbalzare come non è riuscito a Wall Street, e tornare a guardare verso il massimo storico, intenti a scontare la de-escalation che Trump è stato costretto ad attuare nel Golfo e le implicazioni rialziste dei vari risiko bancari europei.

Però oggi è arrivato un esempio fortemente ribassista dall’Asia. Non sarà facile snobbarlo e continuare a guardare in alto.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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