Tra saliscendi dei semiconduttori e ripresa della guerra in grande stile, con attacchi quotidiani dei bombardieri USA a decine di obiettivi iraniani e riposta dell’Iran verso le basi americane dislocate negli stati alleati degli americani, i mercati subiscono notevoli sollecitazioni, ma sembrano nel complesso reggere abbastanza bene.
Questo perché ieri sono arrivate anche notizie univocamente positive, che hanno compensato i crucci di una guerra che si allunga nel tempo e che vede Trump sempre più in difficoltà e senza una strategia per concluderla.
Partiamo da Trump, che, se nella serata americana di martedì aveva annunciato che gli USA avrebbero fatto loro i gendarmi dello Stretto di Hormuz e per questo avrebbero chiesto pedaggi compensativi alle navi in transito, il giorno seguente ha già cambiato idea, pressato dagli alleati arabi, che hanno promesso non meglio specificati né quantificati “investimenti in USA” in cambio della rimozione della strampalata idea sui pedaggi. Non penso che questo passo indietro riuscirà a fare da esempio all’Iran, che invece ai pedaggi punta parecchio per lucrare dal controllo dello Stretto, che vuole assolutamente mantenere (e il Memorandum, prima di finire nel cestino, gli garantiva). Questo significa che Trump si trova ora costretto dalla sua erratica e caotica “strategia” ad andarsene in fretta dal Golfo da sconfitto, oppure a rendere inoffensive le installazioni militari iraniane nei dintorni dello stretto, con impiego massiccio di artiglieria e rischio di perdite di aerei e mezzi navali, ma soprattutto di uomini, nei combattimenti che dovrà autorizzare per liberare Hormuz dal controllo dell’Iran. Se sceglierà veramente questa opzione, come sta minacciando, credo che in patria il suo consenso subirà un altro tracollo.
Intanto ora da Hormuz non passa più nessuno, come nella prima fase della guerra. E come allora il petrolio ha ripreso la direzione rialzista del suo prezzo, tornando a 86 dollari nella tipologia più pregiata Brent e a 80 $ per quella più leggera WTI Crude Oil.
Questo sarebbe bastato ieri a trascinare giù i mercati azionari europei, che in effetti hanno iniziato maluccio la seduta. Ma nel pomeriggio sono arrivati un paio di aiutini di cui uno non certo previsto.
Alle 14,30 è arrivato quello non previsto: l’inflazione USA di giugno. Il dato su base annuale dell’indice dei prezzi globale è stato calcolato a 3,5%, ben più basso del 4,2% di maggio e delle previsioni degli analisti di 3,8%. L’inflazione core, quella senza i prezzi di energia e alimentari freschi, è uscita al 2,6% in giugno rispetto al 2,9% di maggio e al 2,8% atteso dagli analisti.
Tanta grazia insperata ha fatto immediatamente scendere i rendimenti dei Treasury Bond su tutta la curva e soprattutto ha reso molto meno probabile un aumento dei tassi ufficiali FED nei prossimi mesi, inducendo un sollievo sull’azionario che i futures americani hanno subito manifestato.
Prima dell’apertura di Wall Street è anche arrivato il secondo aiutino: la bordata di ben 5 trimestrali di colossi bancari USA che ha confermato nel complesso il buonumore degli investitori. Solo Wells Fargo ha un po’ deluso, mentre Goldman Sachs, JP Morgan e Bank of America hanno mostrato incrementi di utile fantastici e ben superiori alle attese degli analisti. Citigroup ha mostrato Ricavi record, ma ha espresso qualche preoccupazione per l’incremento dei costi futuri necessari per la prevista ristrutturazione interna. Complessivamente c’è stato perciò molto più da festeggiare che da rimpiangere.
L’insieme delle novità arrivate prima della campanella hanno garantito una seduta positiva a Wall Street ed il ritorno leggermente sopra la parità degli indici europei che, comunque, hanno chiuso la seduta ancora molto incerti e in laterale.
Analoga incertezza continuano a mantenere gli indici americani, nonostante rialzi superiori a quelli visti in Europa. Ci sono ostacoli grafici robusti e ancora numerosi da superare, soprattutto per Nasdaq100, per puntare al massimo storico.
La seduta odierna potrebbe essere aiutata, soprattutto a Wall Street, dal buon rimbalzo che questa notte si è visto in Asia, dopo lo scivolone di lunedì. I semiconduttori coreani sono tornati al centro degli acquisti e questo potrebbe favorire la tecnologia americana espressa dall’indice Nasdaq anche oggi. Mattane di Trump permettendo.
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