Gli eventi degli ultimi giorni ci hanno mostrato altre vicende inaudite, come ormai capita spesso da quando il narcisista patologico è stato mandato alla Casa Bianca.
Dopo settimane di stallo nei negoziati tra USA e Iran e qualche palese rottura del cessate il fuoco, i combattimenti sono ripresi a pieno ritmo e la novità che Trump ieri ha comunicato al Congresso USA è stata che la guerra, che era ormai finita, è ricominciata.
La flotta USA ha ripreso a bombardare centinaia di obiettivi iraniani nelle ultime 3 notti, gli iraniani hanno attaccato le basi USA dislocate nei paesi del Golfo alleati di Trump e le navi che non hanno obbedito ai loro ordini nell’attraversamento di Hormuz.
Trump ha addirittura dichiarato di aver ridotto l’Iran all’età della pietra. Un’iperbole un tantino ardita, perché all’età della pietra non si lanciavano i missili e i droni che l’Iran ancora invia sulle basi americane.
Ma, a mio parere, la cosa più incredibile è stata la dichiarazione di Trump di voler prendere il controllo di Hormuz e poi pretendere il pagamento di un pedaggio del 20% del valore trasportato alle navi che lo attraverseranno sotto la protezione americana.
Prima dell’attacco di Israele e USA all’Iran Hormuz era liberamente e gratuitamente transitabile, secondo i principi del diritto internazionale. Quando l’Iran ha minato lo stretto e lo ha chiuso al passaggio in ritorsione contro i bombardamenti americani, Trump ha fatto della libertà di navigazione la sua bandiera, ma nel memorandum ha concesso all’Iran di gestire il transito e di garantirlo gratuito solo per 60 giorni.
A posteriori deve essersi accorto che dopo 60 giorni l’Iran avrebbe imposto un pedaggio. Allora ha deciso di partecipare al business. Un business che assomiglia terribilmente al racket delle estorsioni, tristemente attuato dalle bande mafiose in giro per il mondo. E il pedaggio assomiglia al “pizzo” che le attività commerciali pagano ancora nei territori controllati dalle mafie.
Quel che sembra certo è che il transito da Hormuz verrà gravato d’ora in poi da oneri che una volta non c’erano e che contribuiranno all’aumento dell’inflazione. Sempre che nella zona smettano di piovere missili e ronzare droni.
La conseguenza immediata è stata ieri un aumento rapido del prezzo del petrolio, soprattutto la versione Brent che proviene dal Golfo, ma in simbiosi anche la versione leggera americana del WTI Crude Oil.
I mercati azionari europei non hanno fatto in tempo a recepire l’annuncio di Trump, perché hanno chiuso la seduta prima. Hanno solo fermato il rialzo verso i massimi storici con un saldo di giornata ancora leggermente positivo. Sarà oggi il momento in cui andare a scontare il ritorno alle pene di marzo. Trump, ovviamente, dice che la guerra durerà poco e sarà vinta, ma il suo carnet di promesse mancate e di bugie è ormai stracolmo.
A Wall Street ieri la seduta è stata piuttosto negativa, ma più per le disavventure del mondo dei semiconduttori e delle memorie che per la guerra, dopo che il listino coreano nella notte precedente ha fatto un nuovo e pesante tonfo da -9%, tornando ai valori di inizio maggio, a -27,5% dal massimo storico del 19 giugno scorso. Un po’ di terrore si è perciò diffuso sul Nasdaq100 (-1,88%), che sta collezionando già tre massimi discendenti a partire dal 22 giugno e ieri si è nuovamente girato al ribasso per dirigersi verso il supporto chiave di quota 28.815, che diventa un baluardo da difendere a tutti i costi.
SP500, dove ci sono anche molti titoli del settore Oil & Gas, che invece hanno festeggiato, ha segnato un calo inferiore (-0,79%). Ma pur sempre una battuta d’arresto nella corsa verso il massimo storico, che fino a venerdì sembrava procedere bene.
La politica del Caos che Trump ha portato nel mondo non può che seminare caos anche sui listini, che avrebbero dalla loro una stagionalità favorevole nel mese di luglio.
Gli ottimisti comunque non mancano e sperano che la stagione delle trimestrali, che comincia oggi con 5 grosse banche USA (Jp Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Wells Fargo, Citigroup) porti buone notizie almeno per SP500 e contagi benevolmente le borse europee.
Sulla tecnologia non si vedono ancora segnali di forza. L’indice coreano questa notte ha tentato il rimbalzo, ma ne è venuto fuori uno piuttosto asfittico, che non lascia molte speranze che la bufera su semiconduttori e memorie sia passata.
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