Sembrava che Micron e la sua spettacolare trimestrale bastassero a tranquillizzare la tecnologia e i mercati azionari nel complesso, dopo gli svarioni di inizio settimana.
Non c’è dubbio che questo titolo, tra i principali produttori americani di semiconduttori, abbia dato un segnale di forza che il mercato ha recepito, premiandolo con un’apertura in rialzo di oltre +17% rispetto all’ultima quotazione pre-trimestrale. Non solo. Anche lo stesso indice Nasdaq100 ha aperto la seduta di ieri in gap rialzista di +2,13%, segno che l’ottimismo su Micron ha portato molti operatori a comprare subito altra tecnologia, confidando che le incertezze fossero terminate.
Ma purtroppo non era così. Infatti, è subito arrivata la notizia che Apple ha intenzione di aumentare i prezzi di MacBook e iPad per compensare l’aumento del costo dei chip di memoria. Una bordata di vendite si è abbattuta sul titolo ed ha contagiato anche le altre magnifiche, sempre più ex-magnifiche, con l’indice Mag7 che le misura a chiudere la seduta in calo di circa -2,5%, quarta seduta consecutiva di calo in un mese che potrebbe essere il peggiore di sempre per questo gruppo di nobili in conclamata decadenza. E’ il rovescio della medaglia dei forti investimenti che le grandi utilizzatrici di Intelligenza Artificiale sono costrette a fare per tenere il passo della narrazione. Si amplia così il divario tra le aziende che alimentano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e quelle che ne sono i principali consumatori. A commento della notizia di Apple la testata finanziaria Barron’s ha scritto: "La notizia di stamattina ci ricorda che i produttori di semiconduttori e altri fornitori stanno guadagnando a spese dei loro clienti più importanti”.
Ma, come dice una delle classiche leggi di Murphy, “se qualcosa può andar peggio, ci andrà”.
Perciò è arrivata dal New York Times un’altra soffiata poco piacevole. Alcuni dirigenti di OpenAI hanno riferito l’intenzione di rinviare l’Offerta Pubblica Iniziale (IPO) per la quotazione della società al Nasdaq. Pare che scivoli al prossimo anno.
Così si è scaricata una grandinata di vendite preoccupate da parte di chi annusa problemi sistemici accanto alle fortune dei produttori di chip.
SP500 e Nasdaq100 hanno in fretta lasciato sul terreno i guadagni dell’euforia iniziale e chiuso la seduta in modo abbastanza problematico. Soprattutto SP500 che, andando terminare la seduta in lievissimo ribasso (-0,01%), ha collezionato il terzo rimbalzo fallito consecutivo. Nasdaq100 (+0,75%) è riuscita a mantenere il segno finale positivo, ma ha ridimensionato il rimbalzo fino a trasformarlo in un ripensamento rispetto all’entusiasmo iniziale.
L’azionario europeo ha poca tecnologia su cui riflettere. E’ molto più interessato alle vicende della guerra del Golfo e al prezzo del petrolio. Vederlo scendere ancora, fino quasi ai valori di fine febbraio, prima dello scoppio della guerra, ha prodotto acquisti che hanno favorito un rimbalzo mediamente vicino al punto percentuale e non intaccato dalle incertezze americane.
Chi invece è stato più impressionato abita in Asia. Questa notte tutti gli indici asiatici sono stati colti da preoccupazione e sono crollati. L’indice giapponese è scivolato -4%, sputando tutto il rimbalzo di ieri, l’indice cinese CSI300 ha perso -3%, ma è stato il nervoso indice coreano Kospi a spaventarsi di più e nella prima parte di seduta è arrivato a perdere fino a -9%, facendo scattare la sospensione degli scambi per mezz’ora. Alla ripresa è riuscito a limitare i danni (per modo di dire) al -5,8% finale.
La seduta odierna dovrà perciò digerire queste nuove incertezze tecnologiche e difficilmente riuscirà ad evitare un saldo settimanale negativo sui mercati europei. Dovrebbe essere invece piuttosto pesante il segno negativo della settimana USA, quasi come è già stato quello fissato dagli indici asiatici.
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