Il temuto scrollone, partito ieri dai mercati asiatici e dovuto al crollo dell’indice sudcoreano Kospi del -10% per colpa dei due principali produttori di semiconduttori (SK Hynix e Samsung), si è trasmesso rapidamente anche ai mercati occidentali ed ha prodotto ieri una seduta piuttosto drammatica.
Va detto che gli indici europei hanno sopportato meglio il colpo di quelli americani. Il calo medio registrato in Eurozona e fotografato dall’indice Eurostoxx50 non è stato leggero (-1,25%). Ma a Wall Street è andata peggio, sia all’indice principale SP500 (-1,44%), sia soprattutto all’indice tecnologico Nasdaq100 (-3,29%). Per la tecnologia a stelle e strisce è stato impossibile sottrarsi al contagio dei semiconduttori coreani, che hanno svolto ieri la funzione di semi-distruttori del Nasdaq.
Pesantissime vendite hanno prodotto a Wall Street un forte gap ribassista in apertura di seduta. Il primo valore dell’indice Nasdaq100 ha segnato circa 1.000 punti meno della chiusura di lunedì e quello di SP500 oltre 100. Era subito chiaro che il clima era cambiato e molti tra quelli che nelle sedute precedenti si trappavano di mano i titoli dei semiconduttori, ieri li hanno scaricati al meglio in apertura.
Dopo un inizio così devastante, immediatamente gli indici USA hanno imbastito un rimbalzo abbastanza significativo, ma troppo breve per annullare il gap. Un’oretta di rimbalzo ha recuperato meno della metà del gap. Il resto della seduta è stato uno zig-zag ribassista che ha riportato gli indici dove avevano iniziato la giornata.
Una dinamica simile ci dice innanzitutto che il tentativo di rimbalzo immediato è fallito e conferma anche in chiusura di seduta l’ampia rottura della media mobile a 20 sedute e l’avvicinamento di quella a 50 sedute. I due indici, dopo aver inutilmente tentato di tornare al massimo storico senza riuscirci, ora ci affidano un segnale di inversione ribassista che li riporta nella parte bassa della correzione di giugno.
Quello che sembrava essere un movimento in grado di ripristinare rapidamente il rally di aprile e maggio, con la debacle di ieri si è trasformato in una figura triangolare di indecisione, aperta ad un duplice esito. Il ripristino del rally non è più solo questione di tempo, ma è diventato una questione assai incerta, che potrebbe anche tramontare e trasformarsi in estensione ribassista della correzione.
Perciò direi di non sottovalutare quel che succederà nel resto di questa settimana.
Intanto questa notte in Asia l’indice coreano, non senza fatica, è riuscito a recuperare un terzo circa della perdita di ieri, ma senza contagiare l’indice giapponese, che ha perso ancora qualcosa, mentre quelli cinesi hanno chiuso abbastanza stabili. Una prova sufficiente per sostenere che, al momento, l’emorragia sembra essersi fermata. Ma per dire che il pericolo è passato ci vuole una prosecuzione convinta del rimbalzo oggi anche sui mercati USA e in Europa.
L’Europa sta decisamente meglio di Wall Street, perché il calo di ieri ha corretto solo il rialzo che nelle settimane precedenti ha portato gli indici europei oltre i precedenti massimi storici (a parte il Dax, che aveva una situazione simile agli indici americani). Però non possiamo certo azzardare l’ipotesi che in Europa si possa far finta di niente se il resto del mondo decidesse di proseguire la correzione.
In sintesi: serve massima attenzione e cautela operativa.
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