I mercati sono bestie strane, con comportamenti difficili da prevedere. Possono rimanere in eccesso euforico per parecchio tempo per poi scaricarlo in un nanosecondo con piogge di vendite. Quando meno te lo aspetti.
A volte quando l’eccesso diventa evidente loro continuano ad ignorarlo, e quando il contesto rende l’eccesso più sopportabile, loro smettono di sopportarlo e si scatenano al ribasso.
Ne è stato un chiaro esempio quel che è successo questa notte in Asia, di cui si è avuto un presentimento con la chiusura debole e controintuitiva degli indici americani ieri sera.
Ieri la giornata è stata tranquilla per i mercati azionari europei e nelle fasi iniziali della seduta americana. I mercati sembravano scontare un rasserenamento del clima diplomatico nel Golfo, con le trattative che procedevano bene, nonostante l’ostruzionismo di Netanyahu e le minacce a vanvera di Trump. Il primo round si è concluso con la soddisfazione di Vance, il capodelegazione americano e anche quella di Ghalibaf, il capo-delegazione iraniano, che ha incassato lo sblocco di 13 miliardi di $ iraniani da spendere in derrate alimentari americane per sfamare la popolazione iraniana. In cambio ha accettato il ritorno degli ispettori ONU in Iran per verificare l’attuazione dell’accordo che sarà raggiunto sul nucleare. Certo, l’accordo per ora è su come verrà controllato l’accordo, ma l’accordo vero e proprio sul nucleare non è ancora stato discusso. Lo sarà nei prossimi round negoziali. L’atmosfera comunque è collaborativa e Vance riesce ad incassare parecchi punti di merito che potrà mettere sul piatto della bilancia quando sarà scelto il candidato repubblicano alla successione di Trump.
Con questo quadro geopolitico in maturazione positiva, che solo Netanyahu e, in minor misura, Trump possono rovinare, vedere mercati in rialzo era del tutto naturale. La partenza di Wall Street è stata buona con il tentativo di prolungare il recupero verso i massimi, che Nasdaq100 è riuscito ad avvicinare abbastanza. Ma dopo la prima mezz’ora hanno cominciato ad affollarsi ordini di vendita su alcune delle magnifiche 7 (Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta) e su alcuni titoli di semiconduttori, che hanno spinto in negativo sia SP500 che Nasdaq100 fino a fine seduta. Un calo non rilevante, ma certamente una manifestazione di incertezza in una seduta che sembrava partita con l’intenzione di attaccare il massimo storico, almeno da parte dell’indice tecnologico. Invece la rotazione è andata a punire i campioni per posizionarsi sulle small cap del Russell2000 e sui titoli della vecchia guardia non tecnologica del DowJones. Questi due indici sono i soli che hanno finito la seduta di Wall Street in rialzo. Da segnalare anche la debacle di SpaceX, che non fa parte né di SP500 né di Nasdaq100, che qualche giorno fa tutti si trappavano di mano ma che ieri ha perso -16,4%, in accelerazione ribassista per la terza seduta consecutiva e che è tornata sui valori del primo giorno di quotazione poco sopra i 154 $.
Che qualcosa stesse cambiando ce lo hanno poi confermato nella notte i principali indici asiatici, con quelli cinesi che hanno lasciato sul terreno quasi -3% e il Nikkei giapponese che ha perso -3,5%. Per non parlare dell’indice Kospi della Corea del Sud. Questo indice, che ospita parecchi produttori di chip, veniva finora osannato come top performer del 2026. Dopo aver migliorato massimi storici a ripetizione, quando venerdì scorso ha segnato il suo ultimo record registrava un rialzo del +122% da inizio anno, di gran lunga la miglior prestazione tra gli indici del mondo azionario.
Lunedì è sceso un po’, ma nulla che sembrasse preoccupare. Stanotte però, un annuncio non gradito (diminuzione della produzione di una linea di chip) da parte della società SK Hynix, che ha recentemente superato Samsung come capitalizzazione, ha scatenato le vendite sulla tecnologia e non solo, con l’indice Kospi che è stato fermato su un calo di -9,9% e i due colossi SK Hynix e Samsung in caduta libera, entrambi con circa -12,5% di perdita di giornata.
Lo smottamento asiatico non potrà lascare indenni i mercati occidentali, che oggi dovranno affrontare una difficile seduta, con possibilità di perdite rilevanti per la necessità di digerire l’esempio ribassista ce viene dall’estremo oriente.
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