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EUROPA TRANQUILLA, WALL STREET NERVOSA
19/06/2026 09:30

Con la firma ufficiale di Trump, apposta in calce al Memorandum tra USA e Iran nella cornice dorata di Versailles e sotto gli occhi estasiati di Macron, è entrata ufficialmente in vigore l’estensione della tregua nel Golfo per altri 60 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz,  che è rimasto  formalmente chiuso per 110 giorni, con forte limitazione dei passaggi di petroliere: dal 27 febbraio, data di inizio dei bombardamenti israeliani e americani sull’Iran, fino alla firma di Trump di mercoledì 17 giugno.

Che i più forti beneficiari della riapertura di Hormuz siano i paesi europei è risaputo, data la loro forte dipendenza dal petrolio del Golfo. Non deve perciò stupire la serie di ben 6 sedute consecutive di rialzo collezionate dall’indice Eurostoxx50, che rappresenta le 50 principali blue chip dell’Eurozona, che lo hanno riportato rapidamente al massimo storico e ne hanno esteso il valore il 15, 17 e 18 giugno. Alcuni indici azionari d’Europa hanno fatto pure meglio di Eurostoxx50. L’indice spagnolo e quello italiano hanno collezionato massimi storici in tutte le ultime 5 sedute, grazie al fermento del settore bancario che in quegli indici è fortemente rappresentato.

Ieri l’azionario europeo ha continuato il suo rialzo a velocità moderata, ignorando sia la scivolata di Wall Street di mercoledì che la ripartenza avvenuta ieri. Un aplomb che certifica il tentativo di svincolarsi dalla supremazia di Wall Street, almeno un po’. E’ significativo che l’indice Spread Ratio, applicato a misurare la forza relativa di Eurostoxx50 rispetto a SP500, sia stato in calo abbastanza continuo nella prima fase del rimbalzo dai minimi della guerra, cioè da fine marzo a metà maggio; si sia poi stabilizzato nella seconda metà di maggio ed abbia attuato un significativo recupero di forza nel mese di giugno, quando l’intenzione di porre fine a questa sciagurata prova di forza è parsa affermarsi.

Wall Street invece sta attuando un movimento di rimbalzo abbastanza nervoso dal minimo raggiunto dalla mini-correzione attuata ad inizio giugno. Questo rimbalzo è stato veemente nelle 3 sedute del 11, 12 e 15 giugno. Tanto veemente da lasciare aperto un ampio gap rialzista su tutti i suoi indici tra la chiusura del 12 giugno e l’apertura del 15. Per SP500 fu di oltre un punto percentuale, per Nasdaq100 su addirittura del 2,2%. Questo enorme gap non è capitato senza motivo. Nel weekend Trump aveva annunciato l’accordo con l’Iran sui 14 punti del Memorandum, che è poi stato firmato nei giorni successivi. La festa degli indici americani si è espressa con quel balzo smodato all’apertura della prima seduta utile dopo l’annuncio di Trump.

Dice la storia dei mercati che ogni gap lasciato aperto ha molte probabilità di essere chiuso, prima o poi. L’assassino, sia esso il toro oppure l’orso, torna quasi sempre sul luogo del delitto, magari anche a distanza di anni. Però la maggior parte dei gap vengono chiusi dopo poco tempo.

Ovviamente ci vuole un pretesto per indurre il mercato a tornare sui suoi passi. Wall Street il pretesto lo ha cercato dapprima martedì scorso, nella esagerazione della SpaceX-mania che ha indotto a prendere qualche profitto sulla tecnologia, dopo i molti rialzi a due cifre che si sono visti sui titoli di semiconduttori nella seduta di lunedì. Ma le prese di profitto non sono bastate a ricoprire tutto il gap. C’è voluto anche mercoledì per completare l’opera, approfittando della postura assai meno accomodante del previsto da parte di Warsh, il giorno del suo debutto ufficiale alla Presidenza della FED. La delusione dei mercati di fronte a parole non certo da colomba, hanno fatto compiere agli indici di Wall Street quella parte di retromarcia necessaria per tornare ai valori di chiusura di venerdì 12, ricoprendo così tutto il gap in due sedute.

Ma la speculazione è ancora molto forte a Wall Street e ieri ha dato una nuova dimostrazione di entusiasmo con un altro gap rialzista piuttosto evidente (+2% per Nasdaq100 e +0,9% per SP500).

Così i due indici USA principali si sono prontamente rimessi in assetto di combattimento per tornare verso i massimi e dimenticare il duplice passo falso delle sedute centrali della settimana. Una settimana che, grazie a lunedì e giovedì, e nonostante martedì e mercoledì, si è chiusa con un saldo ampiamente positivo per entrami gli indici. Si è già chiusa, perché oggi in USA si festeggia e le borse restano chiuse.

L’Europa dovrà fare da sola, senza il riferimento di Wall Street. Ma con la forma smagliante che ha dimostrato in giugno, penso che possa fare bingo e chiudere in rialzo anche l’ultima seduta della sua robusta settimana.

Oggi avrebbe dovuto svolgersi in Svizzera la cerimonia ufficiale della firma del Memorandum. Ma, siccome Trump e Vance hanno già viaggiato molto, e la firma è stata già apposta su carta da Trump a favore di telecamera, la cerimonia è stata annullata. Tutti i soldi già spesi per gli sfarzosi preparativi sono finiti in pattumiera. Intanto la clessidra dei 60 giorni sta già facendo passare la sabbia, ma tutto tace e di ripresa dei negoziati non si sente neppure parlare.

Ora tutti i protagonisti sono intenti a celebrare la propria vittoria. Ma quando tutti dicono di aver vinto è segno che a vincere sono le menzogne.

 

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