La seduta di ieri ha visto gli indici europei proseguire il loro buon momento con l’estensione generalizzata dei valori dei principali indici. Alcuni hanno messo a segno massimi storici. Mi riferisco all’indice Eurostoxx50 (+0,68%), che rappresenta la media dell’azionario di Eurozona, che ha aggiunto una manciata di punti al suo precedente massimo di lunedì, portandolo alla cifra tonda di 6.300 punti. Ma penso soprattutto ai due indici più vivaci d’Europa, l’italiano Ftsemib (+0,31%) e lo spagnolo Ibex (addirittura +1,35%), che hanno migliorato ampiamente il loro massimo storico, e per la quarta seduta consecutiva. Il loro volo è spinto dalle banche, molto rappresentate in questi due indici, che approfittano del risiko italiano ed europeo che sta rimescolando il settore con scalate più o meno ostili.
Ftsemib e Ibex hanno sostituito il claudicante indice tedesco Dax nella funzione di locomotive del rally azionario europeo. L’indice tedesco appare ogni giorno indeciso se salire o scendere e continua a vedere dal basso e ancora lontanuccio il suo massimo storico segnato nel lontano mese di gennaio.
Ad essere sinceri anche Wall Street, dopo l’esultanza smodata di lunedì scorso per l’accordo raggiunto nel weekend sul Memorandum tra USA e Iran per chiudere la guerra del Golfo, ha messo un po’ di retromarcia, accorgendosi che l’ampio gap rialzista lasciato aperto nella seduta di lunedì scorso lasciava molti operatori indecisi se buttarsi a comprare subito o invece aspettare la chiusura del gap. Il calo che si è visto martedì ne aveva chiuso solo circa metà.
Oltretutto ieri la seduta USA è stata un po’ frenata nelle fasi iniziali dal giudizio da dare al Memorandum, che è stato divulgato prima della firma ufficiale che sembrava dovesse essere apposta solennemente in Svizzera domani. Il testo rivela le molte concessioni fatte da Trump all’Iran per indurre il regime a dichiarare di non voler procedere alla costruzione di armi nucleari. Trump ne esce sconfitto sebbene si dichiari vincitore, blandito dagli eccessivi onori attribuitigli nel G7 da alleati occidentali che paiono sempre più succubi. Alcuni osservatori hanno intravisto nel comportamento degli alleati occidentali una strategia. Quella di utilizzare i grandi riconoscimenti attribuiti a Trump e alla sua leadership per confonderlo fino a fargli firmare una dichiarazione finale di pieno sostegno all’Ucraina e di aumento della pressione nei confronti di Putin affinchè si sieda al tavolo negoziale per terminare l’aggressione all’Ucraina. Non so se questa strategia avrà successo, dato che Trump quel che dice oggi lo può smentire dopo un’ora e quel che firma oggi lo può stracciare domani.
Intanto ha firmato “a distanza” il Memorandum durante la cena di Versailles, traendo ispirazione dallo sfarzo dorato della reggia francese, ed ha affermato che a quel punto la firma in Svizzera potrebbe anche essere superflua perché per lui l’accordo può già entrare subito in vigore.
Ma un altro evento ha tenuto in sospeso gli indici americani fino alle ore 20 europee: l’esordio di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve durante la riunione del FOMC che ha comunicato tassi di interesse invariati. Questa decisione era ampiamente scontata, ma i mercati volevano capire la postura che Warsh intende dare alla sua Presidenza.
Intanto il tono usato in conferenza stampa è stato molto misurato e formale, con sottolineature all’indipendenza dell’istituzione dalle pressioni politiche ed affermazioni ripetute più volte sul suo forte impegno della FED per la stabilità dei prezzi. Queste affermazioni hanno ridotto a zero le già poche speranze degli operatori dei mercati che voglia imporre tagli dei tassi per compiacere chi lo ha nominato.
Anche le proiezioni economiche dei membri del FOMC hanno confermato che in questo 2026 non c’è alcuno spazio per il taglio dei tassi, mentre hanno portato al 100% la probabilità che ci sia un rialzo, e qualche banchiere ne ha addirittura ipotizzato un secondo. Del resto con l’inflazione al 4,2% e una guerra che per finire veramente richiederà ancora mesi di trattative e di riparazioni alle strutture produttive del Golfo, il pensiero di tagliare i tassi può venire solo alla mente naif di Donald Trump.
Allora i mercati si sono lasciati scappare un gesto di stizza finale, scaricando una bordata di vendite che hanno portato in terreno negativo soprattutto SP500 (-1,21%), ma anche Nasdaq100 (-0,99%). Ma, oltre a sfogare la stizza, con quella scivolata gli indici hanno anche chiuso completamente la parte di gap ancora aperta, ponendosi in condizione di poter ripartire oggi. A patto che riescano a rianimare l’euforia sulla narrazione miracolosa dell’Intelligenza Artificiale e che il petrolio ricominci a scendere.
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