Il giorno dopo il compleanno di chi si crede il padrone del mondo e dell’accordo di tregua nel Golfo, firmato in digitale in tempo per l’inizio dei festeggiamenti, i mercati hanno rimosso gli ultimi dubbi sulla guerra, che il solo Netanyahu ha ora il desiderio di continuare, e si sono rimessi ieri alla caccia dei massimi storici.
Anche questa volta sono stati quelli asiatici a tirare la volata rialzista, che ha consentito nuovi massimi all’indice giapponese Nikkei. Poi, già in apertura di seduta, in Europa hanno migliorato i propri massimi storici l’indice italiano Ftsemib, quello spagnolo Ibex e l’Eurostoxx50, che rappresenta la media dell’azionario di Eurozona. A Wall Street è stata poi la volta dell’indice delle small cap Russell2000 e dello stagionato Dow Jones ad ottenere il record storico, mentre i più blasonati SP500 e Nasdaq100, nonostante rialzi sontuosi, non sono ancora riusciti a raggiungere il loro massimo storico, fermandosi a poca distanza. Neppure il Dax tedesco, che di solito brilla nelle fasi rialziste, è riuscito per ora a raggiungere il suo record storico del 13 gennaio scorso, e nemmeno i valori raggiunti prima dell’inizio della guerra.
Comunque, tutti gli indici hanno mostrato ieri a fine seduta segni ampiamente positivi ed hanno inviato segnali di inversione rialzista di breve periodo, che mettono fine alla fase correttiva provocata dalla guerra.
Tutto ciò si è accompagnato al calo del prezzo del petrolio, tornato a 80 $ e in procinto di attaccare i supporti che durante la guerra gli hanno impedito di tornare sui livelli di circa 65 $ che segnava prima dei bombardamenti di fine febbraio. L’insieme di questi fatti concreti dimostra una solida fiducia che il memorandum, piuttosto vago, che venerdì sarà firmato solennemente a Ginevra, sia sufficiente a far sedere costruttivamente le parti al tavolo per definire entro i successivi 60 giorni tutti i dettagli di un accordo di pace duraturo.
Da quel che trapela del testo del memorandum, il grosso dei problemi più spinosi è stato rinviato ai fatidici 60 giorni. Tuttavia pare evidente la fretta di Trump di uscire dal pantano in cui si è cacciato per dar retta al suo sodale israeliano. Pazienza se nessuno degli obiettivi sbandierati all’inizio dei feroci bombardamenti sull’Iran è stato finora raggiunto e se poco altro verrà concesso dai negoziatori iraniani, mentre esiste il forte rischio che allo scoccare della pace lo stretto di Hormuz venga affidato al protettorato di Iran ed Oman, che potranno così imporre tariffe di attraversamento per i servizi forniti dai due stati. Una sorta di pizzo. La situazione rischia di essere a fine guerra peggiore di quella che era prima dei bombardamenti. Ma a Trump basta dire di aver vinto, convinto che l’America gli crederà.
I mercati, perciò, confidano che alla pace, in un modo o nell’altro, si arrivi. Inoltre, credono che in fin dei conti l’impatto della guerra sia stato meno devastante di quanto temuto e che una sorta di ritorno alla normalità possa essere ripristinato abbastanza in fretta. E soprattutto che sia finito il disturbo geopolitico e le menti possano tornare a speculare a tutto spiano sulle galline dalle uova d’oro che sono diventate le società quotate che rendono possibile il potenziamento dell’Intelligenza Artificiale e la sua pervasiva diffusione nell’economia globale nei prossimi anni. A questo sogno ultimamente se n’è aggiunto un altro, un sogno spaziale. Venerdì, giorno di ammissione alla quotazione al Nasdaq di SpaceX, la società di Elon Musk, inserita nel listino dopo un’offerta pubblica di azioni a 135 $, la prima seduta della matricola ha ottenuto un rialzo del 19%. E ieri la seconda seduta ha aggiunto un altro +20% al valore del titolo, che è già arrivato a 192,50 $.
Sembra di vedere l’inizio di nuova epidemia di febbre tecnologica. Così non stupisce che il rialzo del +3,06% dell’indice Nasdaq100, sia stato quasi il doppio del +1,65% di SP500. Una febbre che ben presto porterà a nuovi massimi storici anche SP500 e Nasdaq100 e rimetterà questi indici e l’intero azionario globale in modalità rally.
Tornerà a gonfiarsi una bolla speculativa? Certo. Ma sappiamo che le bolle speculative, prima di scoppiare, raggiungono quasi sempre dimensioni che nessuno ritiene possibili.
Perciò, come si dice alle giostre: Altro giro, altra corsa!
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