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ACCORDO SI', NO, FORSE. MA I MERCATI CI CREDONO
12/06/2026 09:30

Ieri, poco dopo le ore 19 europee, Trump ha comunicato che l’accordo con l’Iran c’è e sarà firmato tra qualche giorno in Svizzera. I Pasdaran hanno smentito, ma i media iraniani ammettono che potrebbe arrivare. I mercati che erano ancora aperti hanno mostrato di crederci, eccome!

L’intera seduta europea era già passata con gli indici impegnati a tenere le posizioni e mantenersi in laterale. I migliori hanno conservato guadagni superiori al mezzo punto percentuale, mentre il Dax tedesco, il peggiore d’Europa da qualche seduta, ha fatto fatica a difendere la parità e ha mostrato a fine seduta una tendenza ancora discendente.

Oggi però avrà occasione di riscatto, perché l’Europa partirà all’inseguimento del rally che a Wall Street è scoppiato, come un tappo di spumante, quando Trump ha fatto l’annuncio, comunicando anche la sospensione degli attacchi di autodifesa contro l’Iran. Giusto in tempo per il suo 80° compleanno, che sarà celebrato domenica prossima con una grande festa coronata da un incontro di MMA, arti marziali miste, lo sport truculento che gli piace tanto, dentro un’arena costruita apposta di fianco alla Casa Bianca e costata 60 milioni di $.

La fretta di Trump di annunciare la fine della guerra ha spiazzato Netanyahu, che però, sicuramente, troverà il modo di aggirare il cessate il fuoco, come ha sempre fatto finora.

L’accordo ancora nessuno lo conosce, ma si presume che sarà piuttosto ambiguo e darà alle parti ampie possibilità di interpretazione. Consentirà a ciascuno di cantare vittoria davanti al proprio pubblico e seminerà molte occasioni di futuro litigio.

Ma ai mercati quel che più importa è che in qualche modo Hormuz venga sbloccato e il flusso di petrolio possa ripartire entro poche settimane a pieno regime.

Infatti proprio il petrolio, che in mattinata saliva per scontare la temuta escalation, è ruzzolato nuovamente ben sotto i 90 $ ed oggi, se verrà confermato che questa volta Trump dice la verità, proverà magari ad avvicinare quota 80 $.

A Wall Street prima che Trump annunciasse l’accordo gli indici erano affaccendati a mantenere un piccolo segno positivo che permettesse di difendere i supporti e non mandare definitivamente nel cestino il tentativo di rimbalzo cominciato alle 18,30 di martedì scorso, ma messo in dubbio col ruzzolone di mercoledì.

L’annuncio di Trump ha fatto schizzare al rialzo gli indici per il resto della seduta. SP500 (+1,75%) è riuscito a tornare in area 7.400, dove si era fermato il rimbalzo dai minimi di martedì scorso. Nasdaq100 (+3,29%), grazie al ritorno  di forti acquisti sui temi che più avevano corretto martedì e mercoledì (Semiconduttori ed ecosistema dell’Intelligenza Artificiale), è andato anche oltre, portandosi a metà strada tra il massimo di mercoledì e quello, più alto, delle prime battute di martedì, da cui era partita la forte scivolata che aveva fatto tremare i polsi agli operatori.

Oggi i mercati aspettano solo di capire se arriveranno ulteriori conferme all’accordo. Non da Trump, che lo sta annunciando da oltre un mese, ma dagli ambienti del regime iraniano ed in particolare dalle agenzie di stampa vicine ai Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, che hanno in mano le chiavi per aprire e chiudere Hormuz.

Se l’accordo sarà confermato i due indici potranno estendere il rimbalzo e magari inviare un segnale di inversione di tendenza rialzista che concluda la correzione, superando nuovamente la media a 20 sedute. Già stamattina il rally di ieri sera stimolerà gli indici europei all’inseguimento.

La svolta rialzista potrebbe essere favorita anche della più grande IPO della storia, che partirà oggi. SpaceX di Elon Musk, oggi raccoglierà 75 miliardi di $ dal mercato offrendo  555,6 milioni di azioni al prezzo fissato a 135 $. Ce la farà sicuramente, dato che le prenotazioni hanno superato i 250 miliardi di $, 4 volte l’offerta. La società sarà perciò quotata al Nasdaq ad una valutazione iniziale di oltre 1.750 miliardi di $ e diventerà immediatamente un colosso, posizionandosi al sesto posto per capitalizzazione in USA, dopo Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon, Broadcom.

Si sente di nuovo nell’aria la voglia di sognare in grande.

 

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