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TRUMP HA FRETTA DI ANDARSENE, I MERCATI DI SALIRE
06/05/2026 09:30

Ogni giorno assistiamo ad uno o più colpi di scena nella Guerra del Golfo, che forse sarebbe meglio ribattezzare Guerra del Caos.

Era appena partita “Project Freedom”, l’operazione con lo scopo di far scortare dalle navi da guerra USA le navi commerciali e le petroliere non iraniane che vogliono attraversare lo Stretto di Hormuz senza pagare il pizzo agli iraniani. Era la nuova trovata di Trump per dimostrare con i fatti l’onnipotenza americana ed il dominio USA nello Stretto, da settimane vantato da Trump.

Dopo qualche petroliera attaccata, qualche scontro a fuoco tra le fregate USA e i barchini dei pasdaran iraniani, qualche missile iraniano di nuovo indirizzato verso gli Emirati, ieri l’operazione è stata già sospesa dopo sole 24 ore. Ufficialmente per chiudere in fretta un accordo con gli iraniani e mettere fine alla guerra. E’ forse la decima volta che Trump annuncia di essere vicino all’accordo che non arriva mai.

In realtà la sospensione arriva perché quasi nessuna nave si è fidata della scorta navale americana (sembra che ne siano transitate solo due) e perché era stato grossolanamente sottovalutato il rischio di compromettere la tregua con una escalation destinata a far riprendere i bombardamenti e prolungare la “escursione” nel Golfo della flotta americana. E Trump ha una fretta enorme di cambiare giocattolo e passare al risiko caraibico con la facile conquista di Cuba, cha assomiglia al Venezuela molto più dell’Iran.

Trump ci ha da tempo tristemente abituati a caotici cambiamenti di idea, che molti osservatori attribuiscono alla sua instabilità mentale, ormai acclarata anche dagli psicoterapeuti. Non manca però chi ipotizza che serva soprattutto a manipolare i mercati con dietrofront che arricchiscono quelli che sanno in anticipo le sue mosse. Chi sono? Ci vuol poco a ipotizzare che siano soprattutto i membri della sua famiglia, che con la vittoria elettorale si sono buttati a capofitto nel business presidenziale e gestiscono le società dell’impero Trump, le quali stanno facendo in un anno e mezzo più soldi di quelli che avrebbero fatto in due secoli di onesta attività. Ma anche lo stuolo di amici e servitori del sovrano, che vive alla corte della Casa Bianca, dove la riservatezza è sconosciuta.

Dov’è la SEC, l’organismo di controllo della regolarità dei mercati, tanto temuto in passato per la sua inflessibilità? Desaparecida, dopo la nomina come Presidente del semisconosciuto yes-man Paul Atkins, nominato il 21 aprile 2025 da Trump a succedere al mastino Gary Gensler.

Comunque sia, anche stavolta i mercati ci sono cascati e dopo lo smarrimento di lunedì, che ha colpito soprattutto gli indici azionari europei, ma molto meno Wall Street, gasata dalla narrazione rivitalizzata sui prodigi dell’Intelligenza Artificiale, ieri hanno ripreso fin da subito a risalire, limitando ad una sola seduta lo smaltimento parziale degli eccessi di aprile.

Così, mentre il prezzo del petrolio è di nuovo retrocesso verso i 100 $, in attesa di capire se l’ennesimo annuncio di accordo a portata di mano verrà confermato dalla realtà, gli indici europei hanno recuperato praticamente tutto quel che avevano perso lunedì. L’indice italiano Ftsemib (+2,27%), ha messo addirittura il turbo ed è tornato abbastanza vicino al massimo dell’anno, approfittando delle buone trimestrali bancarie e del risiko europeo che Unicredit ha lanciato per acquisire Commerzbank, la seconda banca tedesca.

Wall Street ha migliorato anche ieri il massimo storico sull’indice Nasdaq100 (+1,31%), portando a 12 il numero dei record assoluti attuati nel 2026. A chi pensa che non sia un granché, aggiungo che fino al 14 aprile scorso il conteggio dei record era a quota zero e l’ultimo massimo storico risaliva al 29 ottobre 2025. Perciò, per dare la giusta dimensione all’euforia che sta esprimendo il settore tecnologico, preciso che, delle ultime 15 sedute effettuate, ben 12 hanno ottenuto un nuovo massimo storico dell’indice Nasdaq100.

SP500 (+0,81%) è stato solo un po’ più tranquillo, ma il record storico, per una frazione di punto, è riuscito a migliorarlo pure lui, ed è il quindicesimo nel 2026.

SP500 è così tornato in ipercomprato, mentre Nasdaq100 lunedì non ne era neppure uscito, e ieri ha esteso il suo eccesso a livelli visti in precedenza solo nel luglio 2024.

Tutto fa pensare che quando arriverà il tanto agognato accordo di pace vedremo valori ancora più alti.

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